17/02/2016, 08.47
MESSICO - VATICANO
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Papa in Messico: giovani siete la speranza e la ricchezza del Messico

La festa dell’incontro con 50mila giovani a Moreila. La parola di speranza si chiama Gesù e “la principale minaccia alla speranza è farti credere che cominci a valere quando ti mascheri di vestiti, marche, dell’ultimo grido della moda, o quando diventi prestigioso, importante perché hai denaro, ma in fondo il tuo cuore non crede che tu sia degno di affetto, degno di amore”.

Morelia (AsiaNews) – La parola di speranza si chiama Gesù e Gesù vuole discepoli come lo è stato Juan Diego e tutto in Lui è “un invito alla vita” e “mai inviterà a essere assassini”. Ma “la principale minaccia alla speranza è farti credere che cominci a valere quando ti mascheri di vestiti, marche, dell’ultimo grido della moda, o quando diventi prestigioso, importante perché hai denaro, ma in fondo il tuo cuore non crede che tu sia degno di affetto, degno di amore”. Il boato dei 50mila giovani radunati nello stadio di Morelia ha risposto alle parole di Francesco.

L’incontro con i giovani del Messico, alle 16.30 (ora locale) è stato una festa fatta di cori, danze, costumi tradizionali, decine di migliaia di fazzoletti multicolori e un lunghissimo striscione con l’immagine di una colomba. E il Papa è apparso sorridente e divertito, con i ragazzi ha anche cantato “Vive Jesus, el Senor”.

“Voi – ha detto lor - siete la ricchezza del Messico”. Ma la ricchezza deve essere trasformata in speranza e “la principale minaccia alla speranza sono i discorsi che ti svalutano, che ti fanno sentire di seconda categoria, di seconda o di quarta categoria. E' doloroso quando ti fanno sapere che non importi a nessuno, e questo ci uccide”. Ed ancora: “E’ difficile sentirsi la ricchezza di una nazione quando non si hanno opportunità di lavoro dignitoso, possibilità di studio e di preparazione, quando non si vedono riconosciuti i diritti e questo finisce per spingere a situazioni limite”.

Il Papa ha anche ricordato che "nella famiglia si impara la vicinanza, si impara la solidarietà  si impara a condividere, a discernere, a portare avanti i problemi gli uni degli altri, a litigarsi e a discutere, ma a riavvicinarsi, abbracciarsi e baciarsi. La famiglia è la prima scuola della nazione. La famiglia è la pietra di base della costruzione di una grande nazione”.

Ed “è falso che l'unica possibilità di vita è la povertà. La parola di speranza si chiama Gesù Cristo, abbracciate la sua croce e non staccatevi mai dalla sua mano.  Il trionfo non sta nel non cadere ma nel non rimanere caduti. Non permettevi di rimanere caduti e offrite la mano con dignità a un amico che è caduto. L'ascolto terapia è la medicina, non lasciate mai là mano di Gesù, con la mano di Gesù è possibile vivere a fondo”.

“Oggi il Signore continua a chiamarvi, continua a convocarvi, come fece con l’indio Juan Diego. Vi invita a costruire un santuario. Un santuario che non è un luogo fisico, bensì una comunità, un santuario chiamato parrocchia, un santuario chiamato nazione. Gesù mai ci inviterebbe ad essere sicari, ma ci chiama discepoli. Egli mai ci manderebbe a morire, ma tutto in Lui è invito alla vita. Una vita in famiglia, una vita in comunità; una famiglia e una comunità a favore della società”.

Poi ai giovani ha ricordato il “Siate furbi come serpenti e umili come colombe”.  Attenzione però anche alle lusinghe del mondo: “la principale minaccia alla speranza è farti credere che cominci a valere quando ti mascheri di vestiti, marche, dell’ultimo grido della moda, o quando diventi prestigioso, importante perché hai denaro, ma in fondo il tuo cuore non crede che tu sia degno di affetto, degno di amore”.

Oggi, ultimo giorno della visita in Messico, il Papa si recherà a Ciudad Juarez, al confine con gli Stati Uniti. In programma una visita al carcere CeReSo n.3, l’incontro con il mondo del lavoro e l’ultima messa di questa visita. Da Ciudad Juarez alle 19 Francesco ripartirà per Roma, dove è previsto arrivi domani alle 14.45.

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