23/09/2018, 16.00
VATICANO-LITUANIA
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Papa nei Paesi Baltici: Vicini al tabernacolo, al Signore e alla gente

Papa Francesco ha incontrato sacerdoti, consacrati, consacrate e seminaristi nella cattedrale di Kaunas. “Gemere” per la sete di Dio e ascoltare il gemito degli uomini. La “tristezza” nella vocazione è una “malattia”, che rende “zitelloni e zitellone” senza fecondità. Essere padri e madri di misericordia. “Se voi fate così, da vecchi, avrete un sorriso bellissimo e degli occhi brillanti”.

Kaunas (AsiaNews) – Vicinanza al Signore, con l’adorazione davanti al tabernacolo e nella preghiera, e vicinanza e prossimità alla gente, perché il sacerdote e le persone consacrate non siano pieni di “tristezza” e non siano nemmeno dei “funzionari” e un “clero di Stato”; e le suore non stiano a “chiacchierare”, ma siano “icone di Mamma Chiesa e Mamma Maria”. Sono alcuni dei consigli che, a braccio, papa Francesco ha offerto oggi pomeriggio a sacerdoti, consacrati, consacrate e seminaristi radunati nella cattedrale di Kaunas. Egli li ha esortati ad avere “viscere di misericordia”, proprio in Lituania, “questa terra dove Gesù si è rivelato come Gesù misericordioso”, dove ha a lungo vissuto santa Faustina Kowalska, iniziatrice della devozione a Gesù misericordioso.

Il pontefice ha letto quasi per intero il discorso preparato. In esso si sottolinea l’importanza del “gemito”, di “un dialogo quotidiano con il Signore attraverso la preghiera e l’adorazione”, insieme a un ascolto del “gemito” che “deriva anche dalla contemplazione del mondo degli uomini”.

“Forse – ha detto - la società del benessere ci ha resi troppo sazi, pieni di servizi e di beni, e ci ritroviamo appesantiti di tutto e pieni di nulla; forse ci ha resi storditi o dissipati, ma non pieni. Siamo noi, uomini e donne di speciale consacrazione, coloro che non possono mai permettersi di perdere quel gemito, quell’inquietudine del cuore che solo nel Signore trova riposo”.

Il papa ha poi esortato preti anziani, che hanno vissuto la persecuzione, e preti giovani, più deboli in apparenza, a comunicare tra loro per maturare “nella costanza”.

“E voi, più giovani, quando davanti alle piccole frustrazioni che vi scoraggiano tendete a chiudervi in voi stessi, a ricorrere a comportamenti ed evasioni che non sono coerenti con la vostra consacrazione, cercate le vostre radici e guardate la strada percorsa dagli anziani”

Poi, a braccio e in traduzione simultanea, ha detto: “Vedo che ci sono dei giovani qui”. E dopo aver ripetuto la frase precedente, ha aggiunto: “Ripeto [e ha ridetto la frase precedente] … È meglio che prendiate un’altra strada, che vivere nella mediocrità. Questo è per i giovani. Siete ancora in tempo e la porta è aperta”.

Sempre a braccio ha parlato di “sacerdoti e consacrate tristi”, affetti come da una “malattia” perché “non sono innamorati del Signore”. “Quando voi vi troverete tristi – ha continuato - fermatevi e cercate un prete saggio e una suora saggia. Non saggia perché è laureata in università. Saggia o saggio perché è stato capace di andare avanti nell’amore. Andate a chiedere consiglio. Quando incomincia quella tristezza, possiamo profetizzare che se non è guarita in tempo, farà di voi degli zitelloni e zitellone, uomini e donne che non sono feconde. Questa tristezza la semina il diavolo”.

E ancora a braccio, il papa ha esortato i presenti a non vivere come “funzionari” e “affaristi”: “Seguire Gesù non è la vita di un funzionario o di una funzionaria: è la vita dell’amore del Signore e dello zelo apostolico della gente. Faccio una caricatura. Cosa fa un prete funzionario? Ha un orario, apre l’ufficio, fa il lavoro, chiude l’ufficio, e la gente è fuori, non si avvicina.

Cari fratelli e sorelle se non volete essere dei funzionari, vi dirò una parola: vicinanza, prossimità, vicinanza al tabernacolo, al tuo signore e vicinanza alla gente. Ma padre la gente non viene! Ma vai a trovarla! Ma i ragazzi oggi non vengono! Allora inventa qualcosa per aiutarli. Il Signore vi vuole pastori di popolo e non chierici di Stato”. Francesco ha poi chiesto ai sacerdoti di essere segno di Gesù misericordioso, soprattutto nel confessionale.

Rivolgendosi poi alle suore, ha detto: “Tante volte si vedono suorine brave, che chiacchierano, che chiacchierano. Ma domanda a quell’ultima [una delle consacrate, vittima della persecuzione comunista] se in carcere aveva il tempo di chiacchierare. Per favore, siate madri perché voi siete icona della Chiesa e della Madonna. E ogni persona che vi vede, veda la mamma Chiesa e la mamma Maria. E la mamma Chiesa non è zitellona. La mamma Chiesa non chiacchiera: ama, serve, fa crescere”.

E quasi a sintetizzare quanto detto, ha concluso: “Vicinanza al tabernacolo e alla preghiera e con gli altri. Servizio sacerdotale e vita consacrata non da funzionari, ma di padri e madri di misericordia. E se voi fate così, da vecchi, avrete un sorriso bellissimo e degli occhi brillanti, perché avrete l’anima di misericordia, di tenerezza, di amore, di paternità e maternità. E pregate per questo povero vescovo”.

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