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  • » 28/12/2016, 11.27

    VATICANO

    Papa: “non c’è cosa più bella” che fidarsi di Dio



    “Fede è anche lottare con Dio, mostrargli la nostra amarezza, senza ‘pie’ finzioni, ‘mi sono arrabbiato con Dio e gli ho detto questo questo e questo’, ‘ma Lui è Padre, vai in pace’. E speranza è anche non avere paura di vedere la realtà per quello che è e accettarne le contraddizioni”.

     

    Città del Vaticano (AsiaNews) – “Non c’è cosa più bella” che fidarsi di Dio, “la speranza non delude” e “la speranza non è certezza che ti mette al sicuro dal dubbio e dalla perplessità, tante volte la speranza è buio ma è lì la speranza… che ti porta avanti”. La speranza, “fidarsi di Dio” è stata l’argomento del quale il Papa ha parlato alle settemila persone presenti nell’aula Paolo VI, in Vaticano, per l’udienza generale.

    Un’udienza nel corso della quale si sono esibiti alcuni artisti di circo che hanno anche coinvolto Francesco che nel ringraziarli ha commentato che “la bellezza sempre ci avvicina a Dio”.

    Al centro della riflessione del Papa, Abramo che si lamentava con Dio per il fatto di non avere figli, ma anche lamentarsi è un modo di pregare. “Fede è anche lottare con Dio, mostrargli la nostra amarezza, senza ‘pie’ finzioni, ‘mi sono arrabbiato con Dio e gli ho detto questo questo e questo’, ‘ma Lui è Padre, vai in pace’. E speranza è anche non avere paura di vedere la realtà per quello che è e accettarne le contraddizioni”.

    Abramo, fidandosi di Dio che gli ha promesso un figlio, “si mette in cammino, accetta di lasciare la sua terra e diventare straniero, sperando in questo ‘impossibile’ figlio che Dio avrebbe dovuto donargli nonostante il grembo di Sara fosse ormai come morto. Abramo crede, la sua fede si apre a una speranza in apparenza irragionevole; essa è la capacità di andare al di là dei ragionamenti umani, della saggezza e della prudenza del mondo, al di là di ciò che è normalmente ritenuto buonsenso, per credere nell’impossibile. La speranza apre nuovi orizzonti, rende capaci di sognare ciò che non è neppure immaginabile. La speranza fa entrare nel buio di un futuro incerto per camminare nella luce. E' bella la virtù della speranza e ci dà tanta forza. Ma è un cammino difficile. E viene il momento, anche per Abramo, della crisi di sconforto. Si è fidato, ha lasciato la sua casa, i suoi amici, tutto. E' partito, è arrivato nel paese che Dio gli aveva indicato, e i viaggi allora non erano come oggi che in aereo in 12, 15 ore sei ovunque, il tempo è passato ma il figlio non viene, il grembo di Sara rimane chiuso nella sua sterilità.  E Abramo, non dico che perda la pazienza, ma si lamenta con il Signore. E questo impariamo dal nostro padre Abramo: lamentarsi con il Signore è un modo di pregare. Delle volte io sento, quando confesso: ‘Eh, mi sono lamentato con il Signore …’ ed [io rispondo]: ‘Ma no! Lamentati, Lui è Padre!’. E questo è un modo di pregare: lamentati con il Signore, questo è buono”.

    “Si lamenta con il Signore e [Abramo] dice così: «“Signore Dio, […] io me ne vado senza figli e l’erede della mia casa è Elièzer di Damasco” (Elièzer era quello che reggeva tutte le cose). Soggiunse Abram: ‘Ecco, a me non hai dato discendenza e un mio servo sarà mio erede’. Ed ecco, gli fu rivolta questa parola dal Signore: ‘Non sarà costui il tuo erede, ma uno nato da te sarà il tuo erede’. Poi lo fa uscire fuori, lo condusse fuori e gli disse: ‘Guarda in cielo e conta le stelle, se riesci a contarle’; e soggiunse: ‘Tale sarà la tua discendenza’. E Abramo un’altra volta credette al Signore, che glielo accreditò come giustizia» (Gen 15,2-6). La scena si svolge di notte, fuori è buio, ma anche nel cuore di Abramo c’è il buio della delusione, dello scoraggiamento, della difficoltà nel continuare a sperare in qualcosa di impossibile. Ormai il patriarca è troppo avanti negli anni, sembra non ci sia più tempo per un figlio, e sarà un servo a subentrare ereditando tutto”.

    “Abramo si sta rivolgendo al Signore, ma Dio, anche se è lì presente e parla con lui, è come se ormai si fosse allontanato, come se non avesse tenuto fede alla sua parola. Abramo si sente solo, è vecchio e stanco, la morte incombe. Come continuare a fidarsi? Eppure, già questo suo lamentarsi è una forma di fede, è una preghiera. Nonostante tutto, Abramo continua a credere in Dio e a sperare che qualcosa ancora potrebbe accadere. Altrimenti, perché interpellare il Signore, lagnarsi con Lui, richiamarlo alle sue promesse? La fede non è solo silenzio che tutto accetta senza replicare, la speranza non è certezza che ti mette al sicuro dal dubbio e dalla perplessità, tante volte la speranza è buio ma la speranza ti porta avanti. Fede è anche lottare con Dio, mostrargli la nostra amarezza, senza ‘pie’ finzioni, ‘mi sono arrabbiato con Dio e gli ho detto questo questo e questo’, ‘ma Lui è Padre, vai in pace’. E speranza è anche non avere paura di vedere la realtà per quello che è e accettarne le contraddizioni”.

    “Abramo dunque, nella fede, si rivolge a Dio perché lo aiuti a continuare a sperare. Curioso, non chiese un figlio già, chiese ‘aiutami a continuare a sperare’. E il Signore risponde insistendo con la sua inverosimile promessa: non sarà un servo l’erede, ma proprio un figlio, nato da Abramo, generato da lui. Niente è cambiato, da parte di Dio. Egli continua a ribadire quello che già aveva detto, e non offre appigli ad Abramo, per sentirsi rassicurato. La sua unica sicurezza è fidarsi della parola del Signore e continuare a sperare. E quel segno che Dio dona ad Abramo è una richiesta di continuare a credere e a sperare: «Guarda in cielo e conta le stelle […] Tale sarà la tua discendenza» (Gen 15,5). È ancora una promessa, è ancora qualcosa da aspettare per il futuro. Dio porta fuori Abramo dalla tenda, in realtà dalle sue visioni ristrette, e gli mostra le stelle. Per credere, è necessario saper vedere con gli occhi della fede; sono solo stelle, che tutti possono vedere, ma per Abramo devono diventare il segno della fedeltà di Dio. È questa la fede, questo il cammino della speranza che ognuno di noi deve percorrere. Se anche a noi rimane come unica possibilità quella di guardare le stelle, allora è tempo di fidarci di Dio. Non c’è cosa più bella, la speranza non delude!”.

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