02/02/2021, 18.06
VATICANO
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Papa: ai religiosi, Dio con la sua ‘pazienza’ ci indica di cercare vie nuove

Nella Festa della Presentazione del Signore nella quale si celebra la XXV Giornata mondiale della vita consacrata, Francesco indica “tre ‘luoghi’ in cui la pazienza si concretizza”: la nostra vita personale, la vita comunitaria e il mondo. Attendere con pazienza “la luce nell’oscurità della storia”.

Città del Vaticano (AsiaNews) – Serve la “coraggiosa pazienza di camminare, di esplorare strade nuove, di cercare cosa lo Spirito Santo ci suggerisce”, seguendo l’esempio della “pazienza” di Dio. E’ l’indicazione che papa Francesco offre ai religiosi nella loro giornata, quella Festa della Presentazione del Signore nella quale si celebra la XXV Giornata mondiale della vita consacrata.

In un momento difficile per il mondo della vita religiosa, che vede diminuire presenze e novizi, il Papa nella messa celebrata all’altare della Cattedra, nella Basilica vaticana parla della “pazienza di Dio”. Lo spunto viene dal passo del Vangelo che racconta dell’attesa di Simeone di veder mantenuta la promessa che vedrà il Messia. Per tutta la vita egli “ha esercitato la pazienza del cuore”. “Camminando con pazienza, Simeone non si è lasciato logorare dallo scorrere del tempo”. È vecchio, ma la fiamma del suo cuore è ancora accesa; “nella sua lunga vita sarà stato a volte ferito e deluso, eppure non ha perso la speranza; con pazienza, egli custodisce la promessa, senza lasciarsi consumare dall’amarezza per il tempo passato o da quella rassegnata malinconia che emerge quando si giunge al crepuscolo della vita. La speranza dell’attesa in lui si è tradotta nella pazienza quotidiana di chi, malgrado tutto, è rimasto vigilante, fino a quando, finalmente, ‘i suoi occhi hanno visto la salvezza’ (cfr Lc 2,30)”.

Proprio Gesù “ci svela la pazienza di Dio, il Padre che ci usa misericordia e ci chiama fino all’ultima ora, che non esige la perfezione ma lo slancio del cuore, che apre nuove possibilità dove tutto sembra perduto, che cerca di fare breccia dentro di noi anche quando il nostro cuore è chiuso, che lascia crescere il buon grano senza strappare la zizzania. Questo è il motivo della nostra speranza: Dio ci attende senza stancarsi mai. Quando ci allontaniamo ci viene a cercare, quando cadiamo a terra ci rialza, quando ritorniamo a Lui dopo esserci perduti ci aspetta a braccia aperte. Il suo amore non si misura sulla bilancia dei nostri calcoli umani, ma ci infonde sempre il coraggio di ricominciare”.

Nel rito che si apre con la benedizione delle candele, simbolo della vita consacrata, Francesco invita i religiosi a guardare alla pazienza di Dio e a quella di Simeone, indicando “tre ‘luoghi’ in cui la pazienza si concretizza”.

“Il primo è la nostra vita personale. Un giorno abbiamo risposto alla chiamata del Signore e, con slancio e generosità, ci siamo offerti a Lui. Lungo il cammino, insieme alle consolazioni, abbiamo ricevuto anche delusioni e frustrazioni. A volte, all’entusiasmo del nostro lavoro non corrisponde il risultato sperato, la nostra semina sembra non produrre i frutti adeguati, il fervore della preghiera si affievolisce e non siamo più immunizzati contro l’aridità spirituale. Può capitare, nella nostra vita di consacrati, che la speranza si logori a causa delle aspettative deluse. Dobbiamo avere pazienza con noi stessi e attendere fiduciosi i tempi e i modi di Dio: Egli è fedele alle sue promesse. Ricordare questo ci permette di ripensare i percorsi e rinvigorire i nostri sogni, senza cedere alla tristezza interiore e alla sfiducia”. Che, ha aggiunto, “è un verme che ci mangia dentro, che ucccide”

“Secondo luogo in cui la pazienza si concretizza: la vita comunitaria. Le relazioni umane, specialmente quando si tratta di condividere un progetto di vita e un’attività apostolica, non sono sempre pacifiche. A volte nascono dei conflitti e non si può esigere una soluzione immediata, né si deve giudicare frettolosamente la persona o la situazione: occorre saper prendere le giuste distanze, cercare di non perdere la pace, attendere il tempo migliore per chiarirsi nella carità e nella verità. Nelle nostre comunità occorre questa pazienza reciproca: sopportare, cioè portare sulle proprie spalle la vita del fratello o della sorella, anche le sue debolezze e i suoi difetti. Ricordiamoci questo: il Signore non ci chiama ad essere solisti, ma ad essere parte di un coro, che a volte stona, ma sempre deve provare a cantare insieme”.

“Infine, terzo ‘luogo’, la pazienza nei confronti del mondo”. Simeone e Anna continuano a sperare “anche se tarda a realizzarsi” e “non intonano il lamento per le cose che non vanno, ma con pazienza attendono la luce nell’oscurità della storia. Abbiamo bisogno di questa pazienza, per non restare prigionieri della lamentela: ‘il mondo non ci ascolta più’, ‘non abbiamo più vocazioni’, ‘viviamo tempi difficili’... A volte succede che alla pazienza con cui Dio lavora il terreno della storia e del nostro cuore, noi opponiamo l’impazienza di chi giudica tutto subito. E così perdiamo la speranza”.

“La pazienza ci aiuta a guardare noi stessi, le nostre comunità e il mondo con misericordia. Possiamo chiederci: accogliamo la pazienza dello Spirito nella nostra vita? Nelle nostre comunità, ci portiamo sulle spalle a vicenda e mostriamo la gioia della vita fraterna? E verso il mondo, portiamo avanti il nostro servizio con pazienza o giudichiamo con asprezza? Sono sfide per la nostra vita consacrata: non possiamo restare fermi nella nostalgia del passato o limitarci a ripetere le cose di sempre. Né le lamentele di ogni giorno. Abbiamo bisogno della coraggiosa pazienza di camminare, di esplorare strade nuove, di cercare cosa lo Spirito Santo ci suggerisce. Contempliamo la pazienza di Dio e imploriamo la pazienza fiduciosa di Simeone e anche di Anna, perché anche i nostri occhi possano vedere la luce della salvezza e portarla al mondo intero”.

Alla fine della celebrazione, parlando a braccio, il Papa è tornato a invitare a “evitare il chiacchiericcio” che distrugge la comunità”, invitando a “mordersi la lingua” come “medicina” per evitare di parlar male. E “non perdete il senso dell’umorismo”, fondamentale per affrontare anche le difficoltà della vita. (FP)

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