28/03/2021, 11.19
VATICANO
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Papa: Alziamo lo sguardo alla croce per ricevere la grazia dello stupore

All’inizio dei riti della Settimana Santa, papa Francesco celebra la domenica delle Palme e della Passione del Signore all’altare della cattedra. “Ammirare Gesù non basta. Occorre seguirlo sulla sua via”. “Questo stupisce: vedere l’Onnipotente ridotto a niente. Vedere Lui, la Parola che sa tutto, ammaestrarci in silenzio sulla cattedra della croce”.  “Amiamo Gesù: perché Lui è lì, negli ultimi, nei rifiutati, coloro che la nostra società farisaica condanna”. Il centurione è “l’icona dello stupore”.

Città del Vaticano (AsiaNews) – “Alziamo lo sguardo alla croce per ricevere la grazia dello stupore”: è l’invito che papa Francesco ha rivolto oggi ai fedeli nella messa della celebrazione delle Palme e della Passione del Signore, che inizia i riti della Settimana santa.

A causa delle restrizioni anti-Covid, l’azione liturgica si è svolta nella zona della basilica davanti all’altare della cattedra alla presenza di qualche centinaio di fedeli.

Il tema dello “stupore” ha percorso l’omelia del pontefice, secondo il quale questo atteggiamento interiore “ci accompagnerà in tutta la Settimana Santa”.

Lo stupore è diverso dall’ammirazione che la gente di Gerusalemme mostrava verso Gesù che su un puledro entrava nella città santa: “Ammiravano Gesù, ma non erano pronte a lasciarsi stupire da Lui. Lo stupore è diverso dall’ammirazione. L’ammirazione può essere mondana, perché ricerca i propri gusti e le proprie attese; lo stupore, invece, rimane aperto all’altro, alla sua novità… Perché ammirare Gesù non basta. Occorre seguirlo sulla sua via, lasciarsi mettere in discussione da Lui: passare dall’ammirazione allo stupore. E che cosa maggiormente stupisce del Signore e della sua Pasqua? Il fatto che Lui giunge alla gloria per la via dell’umiliazione”.

“Questo stupisce: vedere l’Onnipotente ridotto a niente. Vedere Lui, la Parola che sa tutto, ammaestrarci in silenzio sulla cattedra della croce. Vedere il re dei re che ha per trono un patibolo. Vedere il Dio dell’universo spoglio di tutto. Vederlo coronato di spine anziché di gloria. Vedere Lui, la bontà in persona, che viene insultato e calpestato. Perché tutta questa umiliazione? Perché, Signore, ti sei lasciato fare tutto questo?

Lo ha fatto per noi, per toccare fino in fondo la nostra realtà umana, per attraversare tutta la nostra esistenza, tutto il nostro male. Per avvicinarsi a noi e non lasciarci soli nel dolore e nella morte. Per recuperarci, per salvarci. Gesù sale sulla croce per scendere nella nostra sofferenza. Prova i nostri stati d’animo peggiori: il fallimento, il rifiuto di tutti, il tradimento di chi gli vuole bene e persino l’abbandono di Dio. Sperimenta nella sua carne le nostre contraddizioni più laceranti, e così le redime, le trasforma. Il suo amore si avvicina alle nostre fragilità, arriva lì dove noi ci vergogniamo di più. E ora sappiamo di non essere soli: Dio è con noi in ogni ferita, in ogni paura: nessun male, nessun peccato ha l’ultima parola. Dio vince, ma la palma della vittoria passa per il legno della croce. Perciò le palme e la croce stanno insieme”.

“In questa Settimana Santa, alziamo lo sguardo alla croce per ricevere la grazia dello stupore… Ripartiamo dallo stupore; guardiamo il Crocifisso e diciamogli: ‘Signore, quanto mi ami! Quanto sono prezioso per Te!’… E con la grazia dello stupore capiamo che accogliendo chi è scartato, avvicinando chi è umiliato dalla vita, amiamo Gesù: perché Lui è lì, negli ultimi, nei rifiutati, coloro che la nostra società farisaica condanna”.

A conclusione, papa Francesco ha indicato nel centurione del racconto della Passione “l’icona dello stupore”: “Lo ha visto morire amando. Soffriva, era stremato, ma continuava ad amare. Ecco lo stupore davanti a Dio, il quale sa riempire d’amore anche il morire. In questo amore gratuito e inaudito, il centurione, un pagano, trova Dio”.

Sotto la croce non c’è più spazio per l’ammirazione mondana: “Sotto la croce non si può più fraintendere: Dio si è svelato e regna solo con la forza disarmata e disarmante dell’amore. Fratelli e sorelle, oggi Dio stupisce ancora la nostra mente e il nostro cuore. Lasciamo che questo stupore ci pervada, guardiamo il Crocifisso e diciamo anche noi: ‘Tu sei davvero il Figlio di Dio. Tu sei il mio Dio’”.

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