06/11/2016, 11.15
VATICANO
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Papa: Cari detenuti, è il giorno del vostro Giubileo! Che oggi, dinanzi al Signore, la vostra speranza sia accesa

Alla celebrazione del Giubileo dei carcerati, insieme a detenuti, familiari, personale penitenziario, associazioni di sostegno, cappellani delle carceri, papa Francesco esorta alla speranza di “rinascere a una vita nuova”.  “Dio spera! La sua misericordia non lo lascia tranquillo. È come quel Padre della parabola, che spera sempre nel ritorno del figlio che ha sbagliato”. Non vi è stato un appello per indulto o un’amnistia: “Il Giubileo, per sua stessa natura, porta con sé l’annuncio della liberazione. Non dipende da me poterla concedere”.  I prigionieri "chiusi nei propri pregiudizi". La Madre e il Bambino che ha in mano una catena spezzata, “la catena della schiavitù e della prigionia”.

Città del Vaticano (AsiaNews) – “Cari detenuti, è il giorno del vostro Giubileo! Che oggi, dinanzi al Signore, la vostra speranza sia accesa”: è l’augurio che papa Francesco ha rivolto oggi a un migliaio di detenuti in pellegrinaggio giubilare radunati oggi nella basilica di san Pietro. Insieme a loro sono giunti a Roma i loro familiari, il personale penitenziario, i cappellani delle carceri e membri delle associazioni che offrono assistenza all’interno e all’esterno delle carceri.

Nell’omelia il pontefice si è concentrato soprattutto sul tema della speranza, “la speranza di rinascere a una vita nuova”, “la speranza [che] è dono di Dio”, da chiedere.

Le “radici” della speranza sono “la certezza della presenza e della compassione di Dio, nonostante il male che abbiamo compiuto. Non esiste luogo del nostro cuore che non possa essere raggiunto dall’amore di Dio. Dove c’è una persona che ha sbagliato, là si fa ancora più presente la misericordia del Padre, per suscitare pentimento, perdono, riconciliazione, pace”.

“Certo, il mancato rispetto della legge ha meritato la condanna; e la privazione della libertà è la forma più pesante della pena che si sconta, perché tocca la persona nel suo nucleo più intimo. Eppure, la speranza non può venire meno. Una cosa, infatti, è ciò che meritiamo per il male compiuto; altra cosa, invece, è il “respiro” della speranza, che non può essere soffocato da niente e da nessuno. Il nostro cuore sempre spera il bene; ne siamo debitori alla misericordia con la quale Dio ci viene incontro senza mai abbandonarci (cfr Agostino, Sermo 254, 1)”.

La speranza è anche una caratteristica di Dio: “Dio spera! La sua misericordia non lo lascia tranquillo. È come quel Padre della parabola, che spera sempre nel ritorno del figlio che ha sbagliato (cfr Lc 15,11-32). Non esiste tregua né riposo per Dio fino a quando non ha ritrovato la pecora che si era perduta (cfr Lc 15,5). Se dunque Dio spera, allora la speranza non può essere tolta a nessuno, perché è la forza per andare avanti; è la tensione verso il futuro per trasformare la vita; è una spinta verso il domani, perché l’amore con cui, nonostante tutto, siamo amati, possa diventare nuovo cammino... Insomma, la speranza è la prova interiore della forza della misericordia di Dio, che chiede di guardare avanti e di vincere, con la fede e l’abbandono in Lui, l’attrattiva verso il male e il peccato”.

Alla vigilia di questo giubileo vi sono state voci secondo cui il pontefice avrebbe richiesto un indulto, o un’amnistia per alcune categorie di prigionieri. Nell’omelia di Francesco non vi è stato un appello esplicito, ma egli ha detto: “Il Giubileo, per sua stessa natura, porta con sé l’annuncio della liberazione (cfr Lv 25,39-46). Non dipende da me poterla concedere”.

E ha aggiunto: “Ma suscitare in ognuno di voi il desiderio della vera libertà è un compito a cui la Chiesa non può rinunciare”.

La “vera libertà” è necessaria anche a coloro che stanno fuori dalle carceri, che talvolta con “una certa ipocrisia” sono spinti “a vedere in voi solo delle persone che hanno sbagliato, per le quali l’unica via è quella del carcere”.

“In questo modo si dimentica che tutti siamo peccatori e, spesso, siamo anche prigionieri senza rendercene conto. Quando si rimane chiusi nei propri pregiudizi, o si è schiavi degli idoli di un falso benessere, quando ci si muove dentro schemi ideologici o si assolutizzano leggi di mercato che schiacciano le persone, in realtà non si fa altro che stare tra le strette pareti della cella dell’individualismo e dell’autosufficienza, privati della verità che genera la libertà. E puntare il dito contro qualcuno che ha sbagliato non può diventare un alibi per nascondere le proprie contraddizioni”.

“Sappiamo infatti che nessuno davanti a Dio può considerarsi giusto (cfr Rm 2,1-11). Ma nessuno può vivere senza la certezza di trovare il perdono! Il ladro pentito, crocifisso insieme a Gesù, lo ha accompagnato in paradiso (cfr Lc 23,43). Nessuno di voi, pertanto, si rinchiuda nel passato! Certo, la storia passata, anche se lo volessimo, non può essere riscritta. Ma la storia che inizia oggi, e che guarda al futuro, è ancora tutta da scrivere, con la grazia di Dio e con la vostra personale responsabilità. Imparando dagli sbagli del passato, si può aprire un nuovo capitolo della vita. Non cadiamo nella tentazione di pensare di non poter essere perdonati. Qualunque cosa, piccola o grande, il cuore ci rimproveri, «Dio è più grande del nostro cuore» (1 Gv 3,20): dobbiamo solo affidarci alla sua misericordia”.

Francesco ha poi sottolineato che la fede permette anche l’esperienza del perdono: “Solo la forza di Dio, la misericordia, può guarire certe ferite. E dove alla violenza si risponde con il perdono, là anche il cuore di chi ha sbagliato può essere vinto dall’amore che sconfigge ogni forma di male. E così, tra le vittime e tra i colpevoli, Dio suscita autentici testimoni e operatori di misericordia”.

Infine il papa fa un riferimento alla statua della Madonna esposta sull’altare della confessione, che ritrae la Madre e il Bambino che ha in mano una catena spezzata: “Oggi veneriamo la Vergine Maria in questa statua che la raffigura come Madre che tiene tra le braccia Gesù con una catena spezzata, la catena della schiavitù e della prigionia. Ella rivolga su ciascuno di voi il suo sguardo materno; faccia sgorgare dal vostro cuore la forza della speranza per una vita nuova e degna di essere vissuta nella piena libertà e nel servizio al prossimo”.

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