01/01/2017, 10.39
VATICANO

Papa: Celebrare la Santa Madre di Dio ci ricorda che abbiamo la Madre; non siamo orfani

Alla messa della solennità di Maria Madre di Dio e nella Giornata mondiale della pace, papa Francesco indica nella “maternità di Maria” il correttivo alla “orfanezza spirituale” che distrugge il senso di appartenenza a una famiglia, a un popolo. “Le madri sono l’antidoto più forte contro le nostre tendenze individualistiche ed egoistiche, contro le nostre chiusure e apatie”. “Quello sguardo che ci libera dall’orfanezza… ci ricorda che siamo fratelli: che io ti appartengo, che tu mi appartieni, che siamo della stessa carne”.

Città del Vaticano (AsiaNews) – “Celebrare la Santa Madre di Dio ci ricorda che abbiamo la Madre; non siamo orfani”. Avere “una Madre” ci permette di essere “un popolo”, di “appartenerci”,  “ci ricorda che siamo fratelli: che io ti appartengo, che tu mi appartieni, che siamo della stessa carne”.

Sono i temi su cui papa Francesco è ritornato molte volte, come in un ritornello, nella sua omelia durante la messa della solennità di Maria Madre di Dio e che coincide con la ricorrenza della Giornata mondiale della pace, che quest’anno è alla sua 50ma edizione, col tema “La non violenza: stile di una politica per la pace”.

In apparenza il pontefice non ha citato alcun aspetto del suo Messaggio per la Giornata, ma celebrando la Maternità di Maria ha messo in luce le basi per una società non solo “non violenta”, ma piena di “tenerezza” e capace di custodire la vita, capace di creare una famiglia, che nel Messaggio è la base e l’origine di una cultura della non violenza.

“Lungi dal voler capire o dominare la situazione – ha detto il papa -  Maria è la donna che sa conservare, cioè proteggere, custodire nel suo cuore il passaggio di Dio nella vita del suo popolo….Nei Vangeli Maria appare come donna di poche parole, senza grandi discorsi né protagonismi ma con uno sguardo attento che sa custodire la vita e la missione del suo Figlio e, perciò, di tutto quello che Lui ama. Ha saputo custodire gli albori della prima comunità cristiana, e così ha imparato ad essere madre di una moltitudine”.

“Celebrare la maternità di Maria come Madre di Dio e madre nostra all’inizio di un nuovo anno significa ricordare una certezza che accompagnerà i nostri giorni: siamo un popolo con una Madre, non siamo orfani.

Le madri sono l’antidoto più forte contro le nostre tendenze individualistiche ed egoistiche, contro le nostre chiusure e apatie. Una società senza madri sarebbe non soltanto una società fredda, ma una società che ha perduto il cuore, che ha perduto il “sapore di famiglia”. Una società senza madri sarebbe una società senza pietà, che ha lasciato il posto soltanto al calcolo e alla speculazione. Perché le madri, perfino nei momenti peggiori, sanno testimoniare la tenerezza, la dedizione incondizionata, la forza della speranza. Ho imparato molto da quelle madri che, avendo i figli in carcere o prostrati in un letto di ospedale o soggiogati dalla schiavitù della droga, col freddo e il caldo, con la pioggia e la siccità, non si arrendono e continuano a lottare per dare loro il meglio. O quelle madri che, nei campi-profughi, o addirittura in mezzo alla guerra, riescono ad abbracciare e a sostenere senza vacillare la sofferenza dei loro figli. Madri che danno letteralmente la vita perché nessuno dei figli si perda. Dove c’è la madre c’è unità, c’è appartenenza, appartenenza di figli”.

La maternità di Maria protegge dalla “corrosiva malattia della ‘orfanezza spirituale’”, “quella orfanezza che viviamo quando si spegne in noi il senso di appartenenza a una famiglia, a un popolo, a una terra, al nostro Dio. Quella orfanezza che trova spazio nel cuore narcisista che sa guardare solo a sé stesso e ai propri interessi e che cresce quando dimentichiamo che la vita è stata un dono, che l’abbiamo ricevuta da altri, e che siamo invitati a condividerla in questa casa comune”.

Questa “orfanezza spirituale” è “un cancro che silenziosamente logora e degrada l’anima. E così ci degradiamo a poco a poco, dal momento che nessuno ci appartiene e noi non apparteniamo a nessuno: degrado la terra perché non mi appartiene, degrado gli altri perché non mi appartengono, degrado Dio perché non gli appartengo... E da ultimo finisce per degradare noi stessi perché dimentichiamo chi siamo, quale “nome” divino abbiamo. La perdita dei legami che ci uniscono, tipica della nostra cultura frammentata e divisa, fa sì che cresca questo senso di orfanezza e perciò di grande vuoto e solitudine”.

Al contrario, “celebrare la festa della Santa Madre di Dio ci fa spuntare di nuovo sul viso il sorriso di sentirci popolo, di sentire che ci apparteniamo; di sapere che soltanto dentro una comunità, una famiglia le persone possono trovare il ‘clima’, il ‘calore’ che permette di imparare a crescere umanamente e non come meri oggetti invitati a ‘consumare ed essere consumati’. Celebrare la festa della Santa Madre di Dio ci ricorda che non siamo merce di scambio o terminali recettori di informazione. Siamo figli, siamo famiglia, siamo popolo di Dio”.

“Gesù Cristo, nel momento del più grande dono della sua vita, sulla croce, non ha voluto tenere niente per sé e consegnando la sua vita ci ha consegnato anche sua Madre. Disse a Maria: ecco il tuo figlio, ecco i tuoi figli. E noi vogliamo accoglierla nelle nostre case, nelle nostre famiglie, nelle nostre comunità, nei nostri paesi. Vogliamo incontrare il suo sguardo materno. Quello sguardo che ci libera dall’orfanezza; quello sguardo che ci ricorda che siamo fratelli: che io ti appartengo, che tu mi appartieni, che siamo della stessa carne. Quello sguardo che ci insegna che dobbiamo imparare a prenderci cura della vita nello stesso modo e con la stessa tenerezza con cui lei se n’è presa cura: seminando speranza, seminando appartenenza, seminando fraternità”.

“Celebrare la Santa Madre di Dio – ha concluso - ci ricorda che abbiamo la Madre; non siamo orfani, abbiamo una madre. Professiamo insieme questa verità! E vi invito ad acclamarla tre volte come fecero i fedeli di Efeso: Santa Madre di Dio! Santa Madre di Dio! Santa Madre di Dio!”.

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