12/06/2015, 00.00
VATICANO

Papa: "Dobbiamo metterci d'accordo” perché tutti i cristiani celebrino insieme la Pasqua in una data fissa

Francesco aveva invitato Bartolomeo a presentare l’enciclica “ecologica”, verra Zizoulas, “uno dei più grandi teologi ortodossi". Maria è molto più importante degli apostoli". Il respingimento degli immigrati nell’Oceano Indiano non è un atteggiamento proprio di “un continente che ha un tesoro mistico”, come “non è loro il fondamentalismo, tipico, ad esempio, di alcune zone del Pakistan dove sono stati bruciati vivi alcuni cristiani”.

Roma (AsiaNews) – Una Pasqua che abbia data fissa in modo da poter essere celebrata insieme da tutti i cristiani. L’ha proposto oggi papa Francesco, ricordando che “la Chiesa Cattolica è disposta sin dai tempi di Paolo VI a fissare una data e rinunciare al primo solstizio dopo la luna piena di marzo", col quale si stabilisca la data della Pasqua. "Dobbiamo metterci d'accordo”, ha aggiunto in una meditazione a forte carattere ecumenico pronunciata in spagnolo  nel corso del III ritiro mondiale dei sacerdoti, che ha visto riuniti nella basilica di an Giovanni in Laterano un migliaio di preti provenienti da 90 Paesi dei cinque continenti

Ancora in chiave ecumenica il fatto, rivelato dallo stesso Francesco, che aveva invitato il patriarca ecumenico Bartolomeo a presentare la sua enciclica ecologica. "Siamo amici, - ha spiegato - lui aveva un impegno, ma mi ha mandato l’arcivescovo di Pergamo Zizoulas, così l’enciclica sarà presentata anche da uno dei più grandi teologi ortodossi". A proposito degli ortodossi, il Papa ha detto, rispondendo a una domanda, che “Ex oriente lux, ex occidente luxsus”. "Dall’oriente ortodosso e anche dalla parte asiatica, viene la luce" della spiritualità , mentre l’Occidente esporta "lusso, edonismo, consumismo", tutte cose che ne stanno provocando la "decadenza". "L’Asia – ha aggiunto - ha delle riserve spirituali", sottolineando il contributo di cultura e di pastoralità che già viene dalle chiese di Giappone, Corea, Tailandia, e altre. Ancora a proposito di Asia, il Papa ha ricordato il respingimento degli immigrati nell’Oceano indiano. Respingere gli immigrati, ha ammonito, “è un peccato". Ma "questo tipo di atteggiamento proprio di un continente che ha un tesoro mistico, non è loro, viene da un un’altra parte". "Così come non è loro il fondamentalismo, tipico, ad esempio, di alcune zone del Pakistan dove sono stati bruciati vivi alcuni cristiani che portavano il Vangelo". "Ci sono questi problemi, ma l’Asia è una promessa, un futuro, così piena di riserve spirituali".

Il lungo incontro ha dato occasione al Papa anche di annunciare che a novembre si recherà in Uganda e Repubblica Centraficana, si sta valutando di aggiungere il Kenya, ma "per ora è solo una possibilità". Francesco l’ha detto rispondendo a un sacerdote africano. "L’Africa – ha aggiunto - è generosa con il mondo, ma il mondo non è generoso con l’Africa, perché la sfrutta e la tratta come terra di sfruttamento".

Il Papa è quindi tornato a parlare dell’omelia. Nelle omelie, ha detto, “abbiate pietà del popolo di Dio”. “Le persone non sopportano più di otto minuti, poi si disconnettono, e vogliono si parli al cuore”. “Un’idea, un’immagine, un sentimento: ecco che cosa deve avere un’omelia”, che “non è una conferenza, né una lezione di catechesi”, ma “un linguaggio positivo, non proibitivo”. “Riunitevi tra sacerdoti per preparare le omelie. Per favore, non spaventate il popolo di Dio, non perdete tempo. Parlate del Regno di Dio, delle beatitudini, dell’amore che trasforma il cuore. L’amore di Dio è più forte di ogni terrorismo assassino”.

“Ma noi chi siamo? Puritani? Per favore una Chiesa senza Gesù e senza misericordia no! Non fate scappare il popolo fedele”, ha detto ancora, citando il rifiuto, da parte di un prete a Buenos Aires, di battezzare il figlio di una ragazza madre. “Quando questo accade, il cuore di un sacerdote è burocrate, è strettamente legato alla legge della Chiesa, la Chiesa che è madre si trasforma per tanti fedeli in una ‘matrigna’: per favore, fate sentire che la Chiesa è sempre madre!”. “Siate misericordiosi! Siate misericordiosi!”, ha ripetuto. “Il solo fatto che qualcuno venga, si metta giù, in ginocchio, nel confessionale è segno di penitenza, e il gesto precede la parola, è un gesto di penitenza. Il fatto che qualcuno arrivi con questo gesto al confessionale è proprio perché ha voglia di cambiare”. “Misericordia nelle confessioni, misericordia”.

Una considerazione, infine, sulle dinne nella Chiesa. "Sono contento che qui in prima fila ci siano le donne, perché anche le donne ricevono lo Spirito santo, il genio femminile nella Chiesa è una grazia, la Chiesa è donna, E’ ’la’ Chiesa, non ’il’ Chiesa, E’ la sposa di Cristo, la madre del santo popolo fedele di Dio”. "La Chiesa è donna – ha ribadito - le donne qui sono immagine e figura della Chiesa, della madre, esprimono in modo speciale la collaborazione, ai reclami femministi (rispondo) che Maria è molto più importante degli apostoli".

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