01/04/2018, 12.03
VATICANO
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Papa: La risurrezione di Cristo è la vera speranza del mondo, quella che non delude

di Papa Francesco

Nel Messaggio Urbi et Orbi, papa Francesco mostra e domanda “i frutti” della risurrezione di Gesù, che agisce ancora oggi “nei solchi della storia”. La preghiera di “frutti” di speranza, dignità, pace, consolazione per profughi e rifugiati, per la Sira e il Medio oriente, per l’Ucraina, il Venezuela, l’Africa e il Sud Sudan in particolare.

Città del Vaticano (AsiaNews) – “La risurrezione di Cristo è la vera speranza del mondo, quella che non delude”: è l’annuncio di papa Francesco nel giorno di Pasqua in occasione del suo Messaggio Urbi et Orbi (a Roma e al mondo), che ha proclamato oggi dalla loggia della basilica di san Pietro, davanti a decine di migliaia di fedeli. Nella piazza, addobbata con fiori primaverili multicolori, il pontefice ha sottolineato che “la potenza dell’amore di Dio, che si è sprigionata” con la resurrezione, “porta frutto anche oggi nei solchi della nostra storia, segnata da tante ingiustizie e violenze”.

Egli ha poi elencato una serie di “frutti” esistenti e domandati nella preghiera: “frutti di speranza e di dignità” per poveri e rifugiati; frutti di pace per il mondo intero, a cominciare dall’amata e martoriata Siria”; “frutti di riconciliazione” per la Terra Santa, lo Yemen e il Medio oriente; “frutti di speranza” per il continente africano e in particolare per il Sud Sudan; “frutti di dialogo” per la penisola coreana. E ancora: “frutti di pace” per l’Ucraina; “frutti di consolazione” per il popolo venezuelano; “frutti di vita nuova” per bambini e anziani; “frutti di saggezza … per coloro che in tutto il mondo hanno responsabilità politiche”. Citando alcune parole di Giovanni Paolo II, ha concluso: “La morte, la solitudine e la paura non sono più l’ultima parola. C’è una parola che va oltre e che solo Dio può pronunciare: è la parola della Risurrezione”.

In precedenza il papa aveva celebrato la messa del mattino di Pasqua sul sagrato della basilica. Nell’omelia a braccio, riferendosi al vangelo (Giovanni 20, 1-9), egli ha proposto tre piste di riflessione. Anzitutto l’annuncio pieno di sorpresa della risurrezione. “Il nostro Dio – ha detto - è un Dio delle sorprese”. La seconda pista è “la fretta” mostrata dalle donne, dai discepoli: “Le buone notizie si diffondono così: in fretta”. La terza pista è “una domanda: e io? Sono aperto alle sorprese di Dio? Sono capace ad andare di fretta o rimando al domani? Giovanni e Pietro sono andati di corsa al sepolcro… E [di ognuno di loro si dice:] credette. E io?”.

Ecco il testo completo del Messaggio Urbi et Orbi di oggi.

Cari fratelli e sorelle,

buona Pasqua! Gesù è risorto dai morti.

Risuona nella Chiesa in tutto il mondo questo annuncio, insieme con il canto dell’Alleluia: Gesù è il Signore, il Padre lo ha risuscitato ed Egli è vivo per sempre in mezzo a noi.

Gesù stesso aveva preannunciato la sua morte e risurrezione con l’immagine del chicco di grano. Diceva: «Se il chicco di grano, caduto in terra, non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto» (Gv 12,24). Ecco, proprio questo è accaduto: Gesù, il chicco di grano seminato da Dio nei solchi della terra, è morto ucciso dal peccato del mondo, è rimasto due giorni nel sepolcro; ma in quella sua morte era contenuta tutta la potenza dell’amore di Dio, che si è sprigionata e si è manifestata il terzo giorno, quello che oggi celebriamo: la Pasqua di Cristo Signore.

Noi cristiani crediamo e sappiamo che la risurrezione di Cristo è la vera speranza del mondo, quella che non delude. È la forza del chicco di grano, quella dell’amore che si abbassa e si dona fino alla fine, e che davvero rinnova il mondo. Questa forza porta frutto anche oggi nei solchi della nostra storia, segnata da tante ingiustizie e violenze. Porta frutti di speranza e di dignità dove ci sono miseria ed esclusione, dove c’è fame e manca il lavoro, in mezzo ai profughi e ai rifugiati – tante volte respinti dall’attuale cultura dello scarto –, alle vittime del narcotraffico, della tratta di persone e delle schiavitù dei nostri tempi.

E noi oggi domandiamo frutti di pace per il mondo intero, a cominciare dall’amata e martoriata Siria, la cui popolazione è stremata da una guerra che non vede fine. In questa Pasqua, la luce di Cristo Risorto illumini le coscienze di tutti i responsabili politici e militari, affinché si ponga termine immediatamente allo sterminio in corso, si rispetti il diritto umanitario e si provveda ad agevolare l’accesso agli aiuti di cui questi nostri fratelli e sorelle hanno urgente bisogno, assicurando nel contempo condizioni adeguate per il ritorno di quanti sono stati sfollati.

Frutti di riconciliazione invochiamo per la Terra Santa, anche in questi giorni ferita da conflitti aperti che non risparmiano gli inermi, per lo Yemen e per tutto il Medio Oriente, affinché il dialogo e il rispetto reciproco prevalgano sulle divisioni e sulla violenza. Possano i nostri fratelli in Cristo, che non di rado subiscono soprusi e persecuzioni, essere testimoni luminosi del Risorto e della vittoria del bene sul male.

Frutti di speranza supplichiamo in questo giorno per quanti anelano a una vita più dignitosa, soprattutto in quelle parti del continente africano travagliate dalla fame, da conflitti endemici e dal terrorismo. La pace del Risorto risani le ferite nel Sud Sudan: apra i cuori al dialogo e alla comprensione reciproca. Non dimentichiamo le vittime di quel conflitto, soprattutto i bambini! Non manchi la solidarietà per le molte persone costrette ad abbandonare le proprie terre e private del minimo necessario per vivere.

Frutti di dialogo imploriamo per la penisola coreana, perché i colloqui in corso promuovano l’armonia e la pacificazione della regione. Coloro che hanno responsabilità dirette agiscano con saggezza e discernimento per promuovere il bene del popolo coreano e costruire rapporti di fiducia in seno alla comunità internazionale.

Frutti di pace chiediamo per l’Ucraina, affinché si rafforzino i passi in favore della concordia e siano facilitate le iniziative umanitarie di cui la popolazione necessita.

Frutti di consolazione supplichiamo per il popolo venezuelano, il quale – come hanno scritto i suoi Pastori – vive in una specie di “terra straniera” nel suo stesso Paese. Possa, per la forza della Risurrezione del Signore Gesù, trovare la via giusta, pacifica e umana per uscire al più presto dalla crisi politica e umanitaria che lo attanaglia, e non manchino accoglienza e assistenza a quanti tra i suoi figli sono costretti ad abbandonare la loro patria.

Frutti di vita nuova Cristo Risorto porti per i bambini che, a causa delle guerre e della fame, crescono senza speranza, privi di educazione e di assistenza sanitaria; e anche per gli anziani scartati dalla cultura egoistica, che mette da parte chi non è “produttivo”.

Frutti di saggezza invochiamo per coloro che in tutto il mondo hanno responsabilità politiche, perché rispettino sempre la dignità umana, si adoperino con dedizione a servizio del bene comune e assicurino sviluppo e sicurezza ai propri cittadini.

Cari fratelli e sorelle,
anche a noi, come alle donne accorse al sepolcro, viene rivolta questa parola: «Perché cercate tra i morti colui che è vivo? Non è qui, è risorto!» (Lc 24,5-6). La morte, la solitudine e la paura non sono più l’ultima parola. C’è una parola che va oltre e che solo Dio può pronunciare: è la parola della Risurrezione (cfr Giovanni Paolo II, Parole al termine della Via Crucis, 18 aprile 2003). Con la forza dell’amore di Dio, essa «sconfigge il male, lava le colpe, restituisce l'innocenza ai peccatori, la gioia agli afflitti, dissipa l’odio, piega la durezza dei potenti, promuove la concordia e la pace» (Preconio Pasquale).

Buona Pasqua a tutti!

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