12/04/2020, 12.16
VATICANO
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Papa: Pasqua, non è il tempo per indifferenza, egoismo, divisione, dimenticanza

Nel Messaggio pasquale e prima della benedizione Urbi et Orbi, papa Francesco scuote la comunità internazionale perché non prevalga “la paura e la morte”, ma si lasci vincere “il Signore Gesù”. Un ricordo ai morti della pandemia, un sostegno ai medici e infermieri. No alle sanzioni internazionali; cancellare o ridurre il debito ai Paesi poveri. L’Europa ritrovi unità. Sì a un cessate il fuoco globale; no a produzione traffico di armi. “Una soluzione stabile e duratura” per israeliani e palestinesi e per tutto il Medio oriente. Un ricordo alle “popolazioni in Asia e in Africa che stanno attraversando gravi crisi umanitarie”.

Città del Vaticano (AsiaNews) – “Non è questo il tempo dell’indifferenza”, “degli egoismi”, “della divisione”, “della dimenticanza”: “non sono davvero le parole che vogliamo sentire in questo tempo. Vogliamo bandirle da ogni tempo! Esse sembrano prevalere quando in noi vincono la paura e la morte, cioè quando non lasciamo vincere il Signore Gesù nel nostro cuore e nella nostra vita”. Così papa Francesco ha scosso la Chiesa, i politici, l’umanità intera con il suo Messaggio pasquale nel giorno della resurrezione di Gesù, poco prima di impartire la benedizione Urbi et Orbi (alla città di Roma e al mondo).

Anche questo rito – di solito eseguito dal balcone della facciata della basilica di san Pietro – ha subito le limitazioni dovute alle regole contro la diffusione della pandemia: la benedizione e il Messaggio sono stati proclamati dai cancelli della Confessione, all’interno della basilica. In precedenza, all’altare della cattedra, il pontefice aveva celebrato la messa, insieme pochi ministranti e pochi fedeli, nella basilica dalle navate vuote (v. foto).

Non “una Pasqua di solitudine”

Davanti alle “sfide epocali” e alla “pandemia che mette a dura prova la nostra grande famiglia umana”, il papa ha ricordato l’annuncio della Chiesa: “Gesù Cristo è risorto!”, “un altro contagio, che si trasmette da cuore a cuore”, “il contagio della speranza”.

Il primo pensiero di Francesco è stato verso “quanti sono stati colpiti direttamente dal coronavirus: ai malati, a coloro che sono morti e ai familiari che piangono per la scomparsa dei loro cari, ai quali a volte non sono riusciti a dare neanche l’estremo saluto”, a “chi si trova in condizioni di particolare vulnerabilità, come chi lavora nelle case di cura, o vive nelle caserme e nelle carceri”.

Davanti alle “sofferenze fisiche” e ai “problemi economici” che la pandemia sta provocando, davanti a una “Pasqua di solitudine”, il papa annuncia che la resurrezione di Cristo “non ‘scavalca’ la sofferenza e la morte, ma le attraversa aprendo una strada nell’abisso, trasformando il male in bene: marchio esclusivo del potere di Dio”.

Sebbene a causa della pandemia i fedeli non possono accostarsi all’eucaristia e alla riconciliazione, Francesco ha sottolineato che il Signore “ha posto su di noi la sua mano (cfr Sal 138,5), ripetendoci con forza: non temere, «sono risorto e sono sempre con te»”.

Questo conforto è rivolto in particolare a medici e infermieri, “che ovunque offrono una testimonianza di cura e amore al prossimo fino allo stremo delle forze e non di rado al sacrificio della propria salute”, come pure a tutti coloro che garantiscono “i servizi essenziali necessari alla convivenza civile”.

“Non è questo il tempo…”

Seguono poi quattro forti esortazioni alla comunità mondiale. Anzitutto: “Non è questo il tempo dell’indifferenza, perché tutto il mondo sta soffrendo e deve ritrovarsi unito nell’affrontare la pandemia”. E il papa chiede attenzione ai poveri, a chi manca di beni di prima necessità, medicine, assistenza sanitaria. Per questo egli domanda che “si allentino… le sanzioni internazionali” ai Paesi che ne sono colpiti (come la Siria e l’Iran), e che venga ridotto, se non condonato “il debito che grava sui bilanci di quelli più poveri”.

“Non è questo il tempo degli egoismi”, ha detto poi in una seconda forte esortazione, rivolgendo “uno speciale pensiero all’Europa”. Dopo aver chiesto che le rivalità del passato non riemergano oggi, egli ha aggiunto: “Oggi l’Unione Europea ha di fronte a sé una sfida epocale, dalla quale dipenderà non solo il suo futuro, ma quello del mondo intero. Non si perda l’occasione di dare ulteriore prova di solidarietà, anche ricorrendo a soluzioni innovative. L’alternativa è solo l’egoismo degli interessi particolari e la tentazione di un ritorno al passato, con il rischio di mettere a dura prova la convivenza pacifica e lo sviluppo delle prossime generazioni”.

Nella terza esortazione, “non è questo il tempo delle divisioni”, il pontefice invita a “un cessate il fuoco globale e immediato in tutti gli angoli del mondo”, a non “continuare a fabbricare e trafficare armi, spendendo ingenti capitali che dovrebbe essere usati per curare le persone e salvare vite”.

Il papa ricorda in particolare le situazioni in Siria, Yemen, Iraq, Libano, “una soluzione stabile e duratura” per israeliani e palestinesi, l’Ucraina, diversi Paesi dell’Africa afflitti dal terrorismo.

La quarta esortazione, “non è questo il tempo della dimenticanza”, spinge a non dimenticare le “popolazioni in Asia e in Africa che stanno attraversando gravi crisi umanitarie. Ricorda in particolare il Mozambico, migranti e rifugiati, “specialmente in Libia e al confine tra Grecia e Turchia”, quelli dell'isola di Lesbo, il Venezuela, perché si giunga a “soluzioni concrete e immediate”.

“Cari fratelli e sorelle – ha concluso -, indifferenza, egoismo, divisione, dimenticanza non sono davvero le parole che vogliamo sentire in questo tempo. Vogliamo bandirle da ogni tempo! Esse sembrano prevalere quando in noi vincono la paura e la morte, cioè quando non lasciamo vincere il Signore Gesù nel nostro cuore e nella nostra vita. Egli, che ha già sconfitto la morte aprendoci la strada dell’eterna salvezza, disperda le tenebre della nostra povera umanità e ci introduca nel suo giorno glorioso che non conosce tramonto”.

E ha augurato a tutti buona Pasqua.

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