17/07/2016, 11.27
VATICANO
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Papa: Più importante del servizio sono l’ascolto e l’accoglienza dell’ospite

Francesco commenta la visita di Gesù a due sorelle, Marta e Maria: una “attiva” e l’altra “contemplativa”. L’atteggiamento giusto è di chi “valuta la cosa più importante, cioè la presenza dell’ospite, di Gesù”. Dopo la preghiera mariana un ricordo dopo la strage di Nizza: “Dio, Padre buono, accolga tutte le vittime nella sua pace, sostenga i feriti e conforti i familiari; Egli disperda ogni progetto di terrore e di morte, perché nessun uomo osi più versare il sangue del fratello”. Un saluto "ai bravi fratelli cinesi" in piazza.

Città del Vaticano (AsiaNews) – L’ospite “non va semplicemente servito, nutrito, accudito in ogni maniera. Occorre soprattutto che sia ascoltato, accolto come persona, con la sua storia, il suo cuore ricco di sentimenti e di pensieri, così che possa sentirsi veramente in famiglia”. Lo ha detto questa mattina papa Francesco prima della recita della preghiera mariana dell’Angelus. Dopo la recita, il pontefice esprime la sua vicinanza alle vittime di Nizza: “Dio accolga tutti loro nella sua pace, sostenga i feriti e conforti i familiari”.

Il racconto evangelico di oggi parla della visita di Gesù a due sorelle, Marta e Maria: “Entrambe offrono accoglienza al Signore, ma lo fanno in modi diversi. Maria si mette seduta ai piedi di Gesù e ascolta la sua parola, invece Marta è tutta presa dalle cose da preparare; e a un certo punto dice a Gesù: «Signore, non t’importa nulla che mia sorella mi abbia lasciata sola a servire? Dille dunque che mi aiuti». E Gesù le risponde: «Marta, Marta, tu ti affanni e ti agiti per molte cose, ma di una cosa sola c’è bisogno. Maria ha scelto la parte migliore, che non le sarà tolta»”.

Nel suo affaccendarsi e darsi da fare, continua Francesco, “Marta rischia di dimenticare, e questo è il problema, rischia di dimenticare la cosa più importante, cioè la presenza dell’ospite, di Gesù. Si dimentica della presenza dell’ospite. E l’ospite non va semplicemente servito, nutrito, accudito in ogni maniera. Occorre soprattutto che sia ascoltato – ricordate bene questa parola, ascoltare. L’ospite sia accolto come persona, con la sua storia, il suo cuore ricco di sentimenti e di pensieri, così che possa sentirsi veramente in famiglia. Ma se tu accogli un ospite a casa tua e continui a fare le tue cose, e muto lui e muto tu… Come se fosse l’ospite di pietra. L’ospite va ascoltato”.

Certo, riprende, “la risposta che Gesù dà a Marta – quando le dice che una sola è la cosa di cui c’è bisogno – trova il suo pieno significato in riferimento all’ascolto della parola di Gesù stesso, quella parola che illumina e sostiene tutto ciò che siamo e che facciamo. Se noi andiamo a pregare, per esempio, davanti al Crocifisso e parliamo, parliamo e poi ce ne andiamo, non ascoltiamo Gesù. Ascoltare! Quella parola è chiave. Non dimenticate. Che la parola di Gesù ci illumina”.  

Ma “non dobbiamo dimenticare che anche nella casa di Marta e Maria, Gesù, prima di essere Signore e Maestro, è pellegrino e ospite. Dunque, la sua risposta ha questo primo e più immediato significato: ‘Marta, Marta, perché ti dai tanto da fare per l’ospite fino a dimenticare la sua presenza?’ L’ospite di pietra. Per accoglierlo non sono necessarie molte cose; anzi, necessaria è una cosa sola: ascoltarlo, la parola ascoltarlo, dimostrargli un atteggiamento fraterno, in modo che si accorga di essere in famiglia, e non in un ricovero provvisorio”.

Così intesa, conclude, “l’ospitalità che è una delle opere di misericordia appare veramente come una virtù umana e cristiana, una virtù che nel mondo di oggi rischia di essere trascurata. Infatti, si moltiplicano le case di ricovero e gli ospizi, ma non sempre in questi ambienti si pratica una reale ospitalità. Si dà vita a varie istituzioni che provvedono a molte forme di malattia, di solitudine, di emarginazione, ma diminuisce la probabilità per chi è straniero, emarginato, escluso di trovare qualcuno disposto ad ascoltarlo. Perché è straniero, profugo, migrante… ascoltate quella dolorosa storia… Persino nella propria casa, tra i propri familiari, può capitare di trovare più facilmente servizi e cure di vario genere che ascolto e accoglienza”.

Oggi “siamo talmente presi con frenesia da tanti problemi, alcuni dei quali non importanti, che manchiamo della capacità di ascolto. Siamo continuamente indaffarati, e così non abbiamo tempo per ascoltare. E io vorrei domandare a voi, ognuno risponda nel suo cuore: tu marito, hai tempo per ascoltare tua moglie? E tu donna hai tempo per ascoltare tuo marito? Voi genitori avete tempo da perdere per ascoltare i vostri figli? O i vostri nonni, gli anziani? Ma gli anziani dicono sempre tante cose… Ma hanno bisogno di essere ascoltati! Vi chiedo di imparare ad ascoltare e di dedicare più tempo all’ascolto. Nella capacità di ascolto c’è la radice della pace”.

Dopo l’Angelus, il Papa ricorda la strage di Nizza: “Nei nostri cuori è vivo il dolore per la strage che, la sera di giovedì scorso, a Nizza, ha falciato tante vite innocenti. Persino tanti bambini. Sono vicino ad ogni famiglia e all’intera nazione francese in lutto. Dio, Padre buono, accolga tutte le vittime nella sua pace, sostenga i feriti e conforti i familiari; Egli disperda ogni progetto di terrore e di morte, perché nessun uomo osi più versare il sangue del fratello. Un abbraccio paterno e fraterno a tutti gli abitanti di Nizza e a tutta la nazione francese. E adesso tutti insieme preghiamo, pensando a questa strage, alle vittime, ai familiari. Preghiamo prima in silenzio [segue un momento di silenzio su tutta la piazza, poi il Papa recita un’Ave Maria].

Subito dopo i saluti di rito ai pellegrini presenti, il Papa "vede lì i grandi fratelli cinesi. Un grande saluto a voi". E infine l’augurio di “un buon pranzo e una buona domenica. Per favore, non vi dimenticate di pregare per me!”. 

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