17/11/2019, 10.47
VATICANO
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Papa: Stando con i poveri, impariamo i gusti di Gesù, comprendiamo cosa resta e cosa passa

Nella Giornata mondiale dei poveri, papa Francesco parla dei poveri come “i portinai del Cielo”. Essi facilitano l’accesso a Dio che è amore. La tentazione della “fretta” e del “tutto e subito”, che fa ritenere “inutili” e “scarto” chi rimane indietro: “anziani, nascituri, persone disabili, poveri”. La tentazione di parlare “la lingua dell’io” e non “la lingua di Gesù”, che è “la lingua del tu”. “Io, cristiano, ho almeno un povero per amico?”.

Città del Vaticano (AsiaNews) – “Stando con i poveri, servendo i poveri, impariamo i gusti di Gesù, comprendiamo che cosa resta e che cosa passa”: lo ha sottolineato stamattina papa Francesco nell’omelia tenuta durante la messa celebrata nella basilica di san Pietro in occasione della terza Giornata mondiale dei poveri, da lui voluta come conclusione del Giubileo della misericordia nel 2016.

Alcuni settori della basilica erano pieni di persone povere, indigenti e migranti, accompagnati da volontari e membri di organizzazioni caritative.

Nell’omelia, il papa spiega il valore della Giornata dei poveri con il vangelo della domenica (33ma per anno, C, Luca 21,5-19), in cui Gesù annuncia la distruzione del tempio di Gerusalemme, insieme a guerre, disastri. A noi, ha detto il pontefice “sembrano fatti da prima pagina, ma il Signore li mette in seconda pagina. In prima rimane quello che non passerà mai: il Dio vivo, infinitamente più grande di ogni tempio che gli costruiamo, e l’uomo, il nostro prossimo, che vale più di tutte le cronache del mondo”.

Per Francesco bisogna guardarsi da due tentazioni. “La prima è la tentazione della fretta, del subito… questo tutto e subito non viene da Dio. Se ci affanniamo per il subito, dimentichiamo quel che rimane per sempre: inseguiamo le nuvole che passano e perdiamo di vista il cielo. Attratti dall’ultimo clamore, non troviamo più tempo per Dio e per il fratello che ci vive accanto. Com’è vero oggi! Nella smania di correre, di conquistare tutto e subito, dà fastidio chi rimane indietro. Ed è giudicato scarto: quanti anziani, nascituri, persone disabili, poveri ritenuti inutili. Si va di fretta, senza preoccuparsi che le distanze aumentano, che la bramosia di pochi accresce la povertà di molti… Gesù, come antidoto alla fretta propone oggi a ciascuno la perseveranza: «con la vostra perseveranza salverete la vostra vita» (v. 19). Perseveranza è andare avanti ogni giorno con gli occhi fissi su quello che non passa: il Signore e il prossimo”.

La seconda tentazione, o “inganno”, “è la tentazione dell’io. Il cristiano, come non ricerca il subito ma il sempre, così non è un discepolo dell’io, ma del tu. Non segue, cioè, le sirene dei suoi capricci, ma il richiamo dell’amore, la voce di Gesù… Bisogna parlare la stessa lingua di Gesù, quella dell’amore, la lingua del tu. Parla la lingua di Gesù non chi dice io, ma chi esce dal proprio io. Eppure, quante volte, anche nel fare il bene, regna l’ipocrisia dell’io: faccio del bene ma per esser ritenuto bravo; dono, ma per ricevere a mia volta; aiuto, ma per attirarmi l’amicizia di quella persona importante. Così parla la lingua dell’io. La Parola di Dio, invece, spinge a una «carità non ipocrita» (Rm 12,9), a dare a chi non ha da restituirci (cfr Lc 14,14), a servire senza cercare ricompense e contraccambi (cfr Lc 6,35). Allora possiamo chiederci: “Io aiuto qualcuno da cui non potrò ricevere? Io, cristiano, ho almeno un povero per amico?”.

“I poveri sono preziosi agli occhi di Dio perché non parlano la lingua dell’io: non si sostengono da soli, con le proprie forze, hanno bisogno di chi li prenda per mano. Ci ricordano che il Vangelo si vive così, come mendicanti protesi verso Dio. La presenza dei poveri ci riporta al clima del Vangelo, dove sono beati i poveri in spirito (cfr Mt 5,3). Allora, anziché provare fastidio quando li sentiamo bussare alle nostre porte, possiamo accogliere il loro grido di aiuto come una chiamata a uscire dal nostro io, ad accoglierli con lo stesso sguardo di amore che Dio ha per loro. Che bello se i poveri occupassero nel nostro cuore il posto che hanno nel cuore di Dio! Stando con i poveri, servendo i poveri, impariamo i gusti di Gesù, comprendiamo che cosa resta e che cosa passa.

Torniamo così alle domande iniziali. Tra tante cose penultime, che passano, il Signore vuole ricordarci oggi quella ultima, che rimarrà per sempre. È l’amore, perché «Dio è amore» (1 Gv 4,8) e il povero che chiede il mio amore mi porta dritto a Lui. I poveri ci facilitano l’accesso al Cielo: per questo il senso della fede del Popolo di Dio li ha visti come i portinai del Cielo. Già da ora sono il nostro tesoro, il tesoro della Chiesa. Ci dischiudono infatti la ricchezza che non invecchia mai, quella che congiunge terra e Cielo e per la quale vale veramente la pena vivere: l’amore”.

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