10/04/2020, 21.00
VATICANO
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Papa: Via Crucis nel silenzio e nel deserto di piazza san Pietro

Le meditazioni di quest’anno sono state scritte da quattordici persone legate al mondo carcerario, in particolare la casa di reclusione “Due Palazzi” di Padova. La croce è stata condotta alternativamente da membri del carcere “Due Palazzi” e da dottori e personale della Direzione Sanità e Igiene del Vaticano. Il papa non ha fatto l’omelia, ma ha lasciato spazio al silenzio davanti al crocefisso di san Marcello.

Città del Vaticano (AsiaNews) – La Via Crucis nell’era del coronavirus non è celebrata – come avviene dagli anni ’60 – intorno al Colosseo, ma sulla piazza e sul sagrato di san Pietro.

Alle 21, il silenzio dell’ampio spazio è interrotto solo dal coro polifonico e dalle voci dei lettori che scandiscono le meditazioni, diffuse in mondovisione. Il vuoto della piazza ricorda che in Italia e nel mondo molte persone sono isolate in casa per prevenire la diffusione del Covid-19. La scelta di portare le testimonianze di carcerati sembra un insegnamento calzante.

E infatti quest’anno, su proposta di papa Francesco, le meditazioni sono state scritte da quattordici persone legate al mondo carcerario, in particolare la casa di reclusione “Due Palazzi” di Padova, con la regia del cappellano don Marco Pozza e dalla volontaria Tatiana Mario[1].

La prima stazione, ad esempio, che racconta della condanna di Gesù, è stata scritta da un carcerato che sta scontando l’ergastolo; l’incontro di Gesù con la Madre, dalla mamma di un detenuto; la crocifissione da un sacerdote accusato [probabilmente per pedofilia] e poi assolto definitivamente dalla giustizia, dopo 10 anni di processi; la sepoltura di Gesù da un agente di polizia penitenziaria che è anche un diacono permanente. Tutte le meditazioni raccontano con crudezza l’amarezza del male, ma anche gli inaspettati segni di speranza incontrati nel buio della prigionia.

Nella piazza san Pietro deserta, il percorso della Via Crucis – segnato da fiaccole a terra - ruota attorno all’obelisco, poi si dirige verso il “ventaglio”, la salita dove è esposto il crocifisso di san Marcello, che conduce alla basilica. Infine, sul sagrato il papa e il suo cerimoniere.

La croce è condotta alternativamente da membri del carcere “Due Palazzi” e da dottori e personale della Direzione Sanità e Igiene del Vaticano. Francesco, che in queste settimane ha molto ricordato il personale sanitario che lavora con i malati di coronavirus e rischia sempre la morte, in un suo intervento oggi ha definito medici e infermieri “i crocifissi” di oggi.

Alla dodicesima stazione, Gesù che muore, il corteo si ferma davanti al crocefisso di san Marcello che viene illuminato, unico elemento colorato nel buio della sera, mentre tutti rimangono immobili, in un lungo silenzio di preghiera.

Alla fine della quattordicesima stazione, il papa ha dato la benedizione ed è rimasto in silenzio mentre il coro canta l’antico inno del Crux fidelis, che nel dolore della croce ricorda la fecondità del legno della croce. Nel silenzio senza alcuna omelia, egli è poi rientrato in basilica; nella piazza deserta rimane a troneggiare il crocefisso di san Marcello, che Francesco ha invocato spesso in queste settimane perché salvi il mondo dalla pandemia.

 

 


[1] Per il testo completo delle meditazioni, v. qui

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