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  • » 23/10/2017, 13.21

    VATICANO

    Papa: a Theophilos III, riconciliazione tra cristiani in una Terra Santa in pace



    In Terra Santa “l’incertezza della situazione e l’incomprensione tra le parti continuano a causare insicurezza, limitazione di diritti fondamentali e l’abbandono della propria terra da parte di molti”. Non cercare la “riconciliazione piena” tra cristiani “sarebbe la colpa più grave di oggi”.

    Città del Vaticano (AsiaNews) – Costruire un cammino di “riconciliazione piena” tra i cristiani e in particolare tra cattolici e ortodossi in una Terra Santa nella quale va respinta ogni violenza e dovrebbe essere difeso il diritto di tutti a una “pace stabile”. L’ha affermato papa Francesco nell’incontro avuto stamani in Vaticano con Theophilos III (nella foto), patriarca greco-ortodosso di Gerusalemme, in visita a Roma dal 22 al 25 ottobre.

    Nel suo discorso il Papa ha affrontato due temi principali: l’ecumenismo e la pace in Terra Santa. Sul primo punto ha ricordato “la calorosa accoglienza” riservatagli dal Patriarca a Gerusalemme e “la sosta di preghiera nell’Edicola della Tomba vuota” nella basilica della Risurrezione, esprimendo anche compiacimento per i restauri compiuti con “ottima intesa” tra i cristiani . “Desidero ribadire – ha proseguito - il sincero desiderio e tutto l’impegno a progredire nel cammino verso la piena unità tra di noi. So bene che alcune ferite del passato continuano a lasciare segni nella memoria di tanti. Non è possibile cambiare la storia, ma, senza dimenticare le gravi mancanze di carità compiute durante i secoli, volgiamo insieme lo sguardo a un futuro di riconciliazione piena e di comunione fraterna e diamoci da fare ora, come il Signore desidera. Non farlo sarebbe la colpa più grave di oggi, sarebbe disattendere il pressante invito di Cristo e i segni dei tempi, che lo Spirito semina nel cammino della Chiesa. Animati dallo stesso Spirito, non lasciamo che i ricordi di epoche caratterizzate da reciproco silenzio o da scambi vicendevoli di accuse, le difficoltà del presente e l’incertezza del futuro ci impediscano di camminare insieme verso la visibile unità, di pregare insieme e di operare insieme per l’annuncio del Vangelo e a servizio di chi si trova nel bisogno”.

    Quanto alla situazione della Terra Santa, Francesco, parlando dei “conflitti che da decenni” l’affliggono ha detto che “l’incertezza della situazione e l’incomprensione tra le parti continuano a causare insicurezza, limitazione di diritti fondamentali e l’abbandono della propria terra da parte di molti. Per questo invoco l’aiuto di Dio e chiedo a tutti i soggetti coinvolti di moltiplicare gli sforzi affinché si realizzino le condizioni di una pace stabile, basata sulla giustizia e sul riconoscimento dei diritti di tutti. A tal fine, occorre respingere con fermezza il ricorso a qualsiasi tipo di violenza, ogni genere di discriminazione e ogni manifestazione di intolleranza contro persone o luoghi di culto ebraici, cristiani e musulmani. La Città Santa, il cui Status Quo va difeso e preservato, dovrebbe essere un luogo dove tutti possano convivere pacificamente; altrimenti continuerà per tutti e senza fine la spirale della sofferenza”.

    “Un pensiero speciale – ha detto ancora - vorrei rivolgere a tutti i membri delle varie comunità cristiane di Terra Santa. Auspico che siano sempre riconosciuti parte integrante della società e che, come cittadini e credenti a pieno diritto, portino, senza mai stancarsi, il proprio contributo per il bene comune e per la costruzione della pace, impegnandosi ad essere artefici di riconciliazione e di concordia. Tale contributo sarà più efficace nella misura in cui si realizza una sintonia sempre maggiore tra le diverse Chiese della regione. Particolarmente importante sarebbe una crescente collaborazione per il sostegno delle famiglie e dei giovani cristiani, affinché non si trovino nelle condizioni di dover lasciare la propria terra. Lavorando insieme in questo delicato ambito, i fedeli di varie confessioni potranno anche conoscersi meglio e sviluppare rapporti sempre più fraterni”.

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