19/02/2020, 10.22
VATICANO
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Papa: il ‘mite’ non è un ‘fiacco’, è il cristiano che difende il suo rapporto con Dio

“Un momento di collera può distruggere tante cose”. “Per l’ira tanti fratelli non si parlano più, si allontanano uno dall’altro. E’ il contrario della mitezza. La mitezza invece conquista tante cose. La mitezza è capace di vincere il cuore, salvare le amicizie e tanto altro, perché le persone si adirano ma poi si calmano, ci ripensano e tornano sui loro passi, e si può ricostruire con la mitezza”.

Città del Vaticano (AsiaNews) – Il “mite” non è “un fiacco”, è il discepolo di Cristo “difende la sua pace, difende il suo rapporto con Dio e i suoi doni”, se si adira poi riflette, non cede a quella collera per la quale “si perde il controllo e non si valuta ciò che veramente è importante, e si può rovinare il rapporto con un fratello, talvolta senza rimedio”. Dei  “miti” ai quali Gesù dedicò la terza Beatitudine ha parlato papa Francesco nella catechesi per l’udienza generale di oggi.

Alle settemila persone presenti nell’Aula delle udienze, Francesco, continuando il nuovo ciclo di catechesi sulle Beatitudini, ha detto che il termine “mite” usato da Gesù “vuol dire letteralmente dolce, mansueto, gentile, privo di violenza. La mitezza si manifesta nei momenti di conflitto, si vede da come si reagisce ad una situazione ostile. Chiunque potrebbe sembrare mite quando tutto è tranquillo, ma come reagisce ‘sotto pressione’, se viene attaccato, offeso, aggredito? In un passaggio, San Paolo richiama «la dolcezza e la mansuetudine di Cristo» (2 Cor 10,1). E San Pietro a sua volta ricorda l’atteggiamento di Gesù nella Passione: non rispondeva e non minacciava, perché «si affidava a colui che giudica con giustizia» (1 Pt 2,23)”.

“Nella Scrittura – ha proseguito - la parola ‘mite’ indica anche colui che non ha proprietà terriere; e dunque ci colpisce il fatto che la terza beatitudine dica proprio che i miti ‘avranno in eredità la terra’”. Le due cose, ha osservato Francesco, “sembrano incompatibili. Infatti il possesso della terra è l’ambito tipico del conflitto: si combatte spesso per un territorio, per ottenere l’egemonia su una certa zona. Nelle guerre il più forte prevale e conquista altre terre. Ma guardiamo bene il verbo usato per indicare il possesso dei miti: essi non conquistano la terra, la ‘ereditano’. Nelle Scritture il verbo ‘ereditare’ ha un senso ancor più grande. Il Popolo di Dio chiama ‘eredità’ proprio la terra di Israele che è la Terra Promessa. Quella terra è una promessa e un dono per il popolo di Dio, e diventa segno di qualcosa di molto più grande e più profondo di un semplice territorio. C’è una ‘terra’ – permettete il gioco di parole – che è il Cielo, cioè la terra verso cui noi camminiamo: i nuovi cieli e la nuova terra verso cui noi andiamo (cfr Is 65,17; 66,22; 2 Pt 3,13; Ap 21,1). Allora il mite è colui che ‘eredita’ il più sublime dei territori. Non è un codardo, un ‘fiacco’ che si trova una morale di ripiego per restare fuori dai problemi. Tutt’altro! È una persona che ha ricevuto un’eredità e non la vuole disperdere”.

“Qui dobbiamo accennare al peccato dell’ira, un moto violento di cui tutti conosciamo l’impulso. Chi non si è arrabbiato? Dobbiamo rovesciare la beatitudine e farci una domanda: quante cose abbiamo distrutto con l’ira? Quante cose abbiamo perso? Un momento di collera può distruggere tante cose”. “Per l’ira tanti fratelli non si parlano più, si allontanano uno dall’altro. E’ il contrario della mitezza. La mitezza invece conquista tante cose. La mitezza è capace di vincere il cuore, salvare le amicizie e tanto altro, perché le persone si adirano ma poi si calmano, ci ripensano e tornano sui loro passi, e si può ricostruire con la mitezza”.

“La ‘terra’ da conquistare è la salvezza di quel fratello di cui parla lo stesso Vangelo di Matteo: «Se ti ascolterà, avrai guadagnato il tuo fratello» (Mt 18,15). Non c’è terra più bella del cuore altrui. Ripensiamo questo: non c’è terra più bella, non c’è territorio più bello da guadagnare della pace ritrovata con un fratello. Quella è la terra da ereditare!”.

“La mitezza, di cui parliamo oggi – ha detto poi nel saluto ai polacchi - è capace di vincere il cuore e sconfiggere l’ira, salvare le amicizie e ricostruire le relazioni messe alla prova dalle ambizioni e dallo spirito di rivalità. Ricordate sempre l’invito del Signore Gesù: ‘Imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per le vostre anime’ (Mt 11, 29)”.

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