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» 05/03/2008 11:57
VATICANO
Papa: il primato romano è “necessario” nella Chiesa, oggi come in passato
Illustrando all’udienza generale la figura di San Leone Magno, Benedetto XVI torna ad affermare la finalità del primato del vescovo di Roma e ricorda come al tempo della Chiesa indivisa esso fosse riconosciuto anche dai vescovi orientali,

Città del Vaticano (AsiaNews) – Il primato romano nella Chiesa è “necessario”, oggi come in passato è “al servizio della verità e della carità” e “serve la comunione” nell’unica Chiesa di Cristo. Benedetto XVI ha preso occasione dalla illustrazione della figura di San Leone Magno, al quale oggi ha dedicato il discorso per l’udienza generale, per tornare ad affermare la finalità del primato petrino e ricordarne l’esistenza fin dai tempi della Chiesa indivisa. Affermazione venuta ala vigilia della visita del patriarca ecumenico Bartolomeo I in Vaticano ed a poca distanza dall’incontro cattolici-ortodossi di Ravenna, che ha riconosciuto il principio del primato del vescovo di Roma, lasciando aperta la questione del suo concreto esercizio in rapporto con il ruolo sinodale.
 
All’udienza generale anche oggi svoltasi in due fasi, a causa del numero di fedeli che sono stati divisi tra la basilica di San Pietro e l’aula Paolo VI, il Papa ha dunque proseguito la riflessione sui Padri della Chiesa, parlando di San Leone Magno, “uno dei più grandi pontefici che abbiano onorato la sede romana”, “primo papa di cui ci sia giunta la predicazione”.
 
Nel 440, cominciava il suo pontificato, “senza dubbio uno dei più importanti della storia della Chiesa”, in tempi “molto difficili”. Il ripetersi delle invasioni barbariche, l’indebolirsi dell’autorità dell’impero e una grave crisi sociale, nelle parole del Papa, “avevano costretto” il vescovo di Roma ad assumersi un ruolo anche in campo civile, il che non mancò di accrescere il prestigio della sede romana. Benedetto XVI ha ricordato il più noto episodio della vita di Leone Magno, quando nel 452 si recò a Mantova e convinse Attila, capo degli Unni, a non continuare nell’invasione. “Memorabile segno dell’azione di pace condotta dal pontefice”. Non altrettanto bene andò il tentativo, condotto nella primavera del 455, quando non riuscì ad impedire l’invasione e il saccheggio di Roma da parte dei Vandali. “Il gesto del Papa che inerme andò incontro all’invasore, impedì almeno che Roma fosse incendiata” e permise che fossero risparmiate le basiliche di San Pietro, San Paolo e San Giovanni, “nelle quali si rifugiò parte della popolazione terrorizzata”.
 
Fu “teologo e pastore, al servizio della comunione e promotore instancabile del primato romano, mostrandosi autentico erede dell'apostolo Pietro, e se ne mostrarono consapevoli anche i vescovi orientali”. Così fu nel 451, quando il concilio di Calcedonia affrontò la “controversia cristologia”, affermando l’unione nella unica persona di Cristo, senza confusione e senza separazione, delle due nature, di vero Dio e vero uomo. Il principio fu affermato da Leone in un importante testo dottrinale che fu letto a Calcedonia. "Soprattutto da questo intervento, e da altri compiuti durante la controversia cristologica di quegli anni, risulta con evidenza come il Papa avvertisse con particolare urgenza le responsabilità del Successore di Pietro, il cui ruolo è unico nella Chiesa, perché 'a un solo apostolo è affidato ciò che a tutti gli apostoli è comunicato', come afferma Leone in uno dei suoi sermoni per la festa dei santi Pietro e Paolo (83,2). E queste responsabilità il Pontefice seppe esercitare, in Occidente come in Oriente, intervenendo in diverse circostanze con prudenza, fermezza e lucidità attraverso i suoi scritti e mediante i suoi legati. Mostrava in questo modo come l’esercizio del primato romano fosse necessario allora, come lo è oggi, per servire efficacemente la comunione, caratteristica dell’unica Chiesa di Cristo".
 
Quello del papa, dunque, è un “primato di comunione”, “al servizio della verità e della carità” e “al servizio anche della comunione tra le diverse Chiese”. Citando Leone, il Papa ha infine ripetuto: “ad un solo apostolo è affidato ciò che a tutti gli apostoli è comunicato”.
 
FOTO: Credit CPP

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