08/04/2016, 13.10
VATICANO
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Papa: la famiglia, “gioia dell’amore”, luogo di crescita, espressione di misericordia

di Franco Pisano

Pubblicata l’Esortazione apostolica post-sinodale Amoris Laetitia “sull’amore nella famiglia” di papa Francesco.  La famiglia è fondata sul matrimonio, è centrale nella vita della Chiesa e di ogni società che per questo deve sostenerla e non osteggiarla, ha diritti, come quello all’educazione, che non possono essere violati, non va confusa con altre forme di unione. “Nella Chiesa è necessaria una unità di dottrina e di prassi, ma ciò non impedisce che esistano diversi modi di interpretare alcuni aspetti della dottrina o alcune conseguenze che da essa derivano”.

Città del Vaticano (AsiaNews) - La famiglia cristiana è fondata sul matrimonio, “combinazione di gioie e di fatiche, di tensioni e di riposo, di sofferenze e di liberazioni, di soddisfazioni e di ricerche, di fastidi e di piaceri” (n. 126).  Essa è centrale nella vita della Chiesa e di ogni società che per questo deve sostenerla e non osteggiarla, ha diritti, come quello all’educazione, che non possono essere violati, non va confusa con altre forme di unione. Ma non è tanto un “ideale”, quanto una realtà concreta che presenta sfaccettature diverse a seconda dei condizionamenti culturali, economici, sociali. Una realtà che va inculturata e che la Chiesa deve guardare con l’amore e la misericordia di Gesù, sforzandosi quindi di “accogliere” anche le situazioni “irregolari”. E’ il filo conduttore della “Amoris laetitia” (“La gioia dell’amore”), l’Esortazione apostolica post-sinodale “sull’amore nella famiglia” di papa Francesco, resa pubblica oggi. Datata  significativamente 19 marzo, solennità di San Giuseppe, termina con una preghiera alla Santa Famiglia di Nazaret, chiedendole, di rendere “anche le nostre famiglie luoghi di comunione e cenacoli di preghiera, autentiche scuole di Vangelo e piccole Chiese domestiche”.

Il lungo documento - 263 pagine nell’edizione italiana – ha nella concretezza di fronte alla diversità delle situazioni uno fondamentale filo conduttore, con la conseguenza che per alcune questioni “in ogni paese o regione si possono cercare soluzioni più inculturate, attente alle tradizioni e alle sfide locali” e che se “naturalmente, nella Chiesa è necessaria una unità di dottrina e di prassi, ma ciò non impedisce che esistano diversi modi di interpretare alcuni aspetti della dottrina o alcune conseguenze che da essa derivano” (n. 3).

Questo vale anche per la questione che è stata al centro dell’attenzione mediatica sui due Sinodi sulla famiglia del 2014 e del 2015, ossia i divorziati risposati e in genere coloro che sono in situazioni “irregolari”. Se infatti si tiene conto dell’innumerevole varietà di situazioni concrete “è comprensibile che non ci si dovesse aspettare dal Sinodo o da questa Esortazione una nuova normativa generale di tipo canonico, applicabile a tutti i casi. È possibile soltanto un nuovo incoraggiamento ad un responsabile discernimento personale e pastorale dei casi particolari, che dovrebbe riconoscere che, poiché il ‘grado di responsabilità non è uguale in tutti i casi’, le conseguenze o gli effetti di una norma non necessariamente devono essere sempre gli stessi” (n. 300). “Si tratta di integrare tutti, si deve aiutare ciascuno a trovare il proprio modo di partecipare alla comunità ecclesiale”, (n. 297), “devono essere più integrati nelle comunità cristiane nei diversi modi possibili, evitando ogni forma di scandalo” (n. 299).

A parte tale questione, il documento evidenzia che già nella Bibbia “possiamo riscontrare che la Parola di Dio non si mostra come una sequenza di tesi astratte, bensì come una compagna di viaggio anche per le famiglie che sono in crisi o attraversano qualche dolore, e indica loro la meta del cammino” (n. 22). E “né la società in cui viviamo né quella verso la quale camminiamo permettono la sopravvivenza indiscriminata di forme e modelli del passato”. “Siamo consapevoli dell’orientamento principale dei cambiamenti antropologico-culturali, in ragione dei quali gli individui sono meno sostenuti che in passato dalle strutture sociali nella loro vita affettiva e familiare” (n. 32). Ci sono poi le “sfide” che vanno dal fenomeno migratorio che “traumatizza le persone e destabilizza le famiglie” (n. 46), alla teoria del gender, per la quale “l’identità umana viene consegnata ad un’opzione individualistica, anche mutevole nel tempo” (n. 56), dalla mentalità antinatalista  all’impatto delle biotecnologie nel campo della procreazione, dalla mancanza di casa e lavoro alla pornografia e all’abuso dei minori. E “bisogna egualmente considerare il crescente pericolo rappresentato da un individualismo esasperato che snatura i legami familiari e finisce per considerare ogni componente della famiglia come un’isola, facendo prevalere, in certi casi, l’idea di un soggetto che si costruisce secondo i propri desideri assunti come un assoluto” (n. 33).

Se questa è la realtà, non si deve presentare “un ideale teologico del matrimonio troppo astratto, quasi artificiosamente costruito, lontano dalla situazione concreta e dalle effettive possibilità delle famiglie così come sono” (n. 36), ma seguire l’esempio di Gesù che proponeva un ideale esigente ma “non perdeva mai la vicinanza compassionevole alle persone fragili come la samaritana o la donna adultera” (n. 38). La Chiesa insomma è chiamata “a formare le coscienze, non a pretendere di sostituirle” (n. 37). La formazione, peraltro, è una esigenza presente sotto molti aspetti, visto che “oggi, più importante di una pastorale dei fallimenti è lo sforzo pastorale per consolidare i matrimoni e così prevenire le rotture” (n. 243). Formazione, quindi, a partire dal cammino di preparazione al matrimonio per il quale “ogni Chiesa locale discernerà quale sia migliore, provvedendo ad una formazione adeguata che nello stesso tempo non allontani i giovani dal sacramento. Non si tratta di dare loro tutto il Catechismo, né di saturarli con troppi argomenti”. “Interessa la qualità che la quantità” (n. 207). Formazione è anche l’accompagnamento degli sposi nei primi anni della vita matrimoniale (compreso il tema della paternità responsabile) e riguarda anche i seminaristi che “dovrebbero accedere ad una formazione interdisciplinare più ampia sul fidanzamento e il matrimonio, e non solamente alla dottrina” (n. 203). La pastorale prematrimoniale e la pastorale matrimoniale, insomma, “devono essere prima di tutto una pastorale del vincolo, dove si apportino elementi che aiutino sia a maturare l’amore sia a superare i momenti duri”. (n. 211)

Fondamento del matrimonio, infatti, è l’amore. “L’ideale cristiano, e in modo particolare nella famiglia, è amore malgrado tutto” (n. 119) e “il matrimonio è un segno prezioso, perché “quando un uomo e una donna celebrano il sacramento del Matrimonio, Dio, per così dire, si ‘rispecchia’ in essi, imprime in loro i propri lineamenti e il carattere indelebile del suo amore” (n.121). Amore che nel matrim0nio è anche eros, ricorda il Papa, perché “seppure non sono mancati nel cristianesimo esagerazioni o ascetismi deviati, l’insegnamento ufficiale della Chiesa, fedele alle Scritture, non ha rifiutato «l’eros come tale, ma ha dichiarato guerra al suo stravolgimento distruttore, poiché la falsa divinizzazione dell’eros [...] lo priva della sua dignità, lo disumanizza” (n. 147).

L’amore, invece, “dà sempre vita. Per questo, l’amore coniugale non si esaurisce all’interno della coppia” (n. 165). È l’affermazione dalla quale parte il quinto dei dieci capitoli dell’Esortazione, intitolato “L’amore che diventa fecondo”. Vi si parla dell’accogliere una nuova vita, dell’attesa propria della gravidanza, dell’amore di madre e di padre. “È importante che quel bambino si senta atteso. Egli non è un complemento o una soluzione per un’aspirazione personale. È un essere umano, con un valore immenso e non può venire usato per il proprio beneficio. Dunque, non è importante se questa nuova vita ti servirà o no, se possiede caratteristiche che ti piacciono o no, se risponde o no ai tuoi progetti e ai tuoi sogni. Perché i figli sono un dono. Ciascuno è unico e irripetibile” (n.170).  E “ogni bambino ha il diritto di ricevere l’amore di una madre e di un padre, entrambi necessari per la sua maturazione integra e armoniosa” (n. 172). Ha diritto anche ad essere educato dai suoi genitori. “Lo Stato offre un servizio educativo in maniera sussidiaria, accompagnando la funzione non delegabile dei genitori, che hanno il diritto di poter scegliere con libertà il tipo di educazione – accessibile e di qualità – che intendono dare ai figli secondo le proprie convinzioni. La scuola non sostituisce i genitori bensì è ad essi complementare. Questo è un principio basilare” (n. 84).

Ma la famiglia nel documento non è quella mononucleare, si estende a zii, cugini, parenti dei parenti, amici e agli anziani. “Sono uomini e donne, padri e madri che sono stati prima di noi sulla nostra stessa strada, nella nostra stessa casa, nella nostra quotidiana battaglia per una vita degna. Perciò, come vorrei una Chiesa che sfida la cultura dello scarto con la gioia traboccante di un nuovo abbraccio tra i giovani e gli anziani!” (n. 191). Una famiglia che comprende l’adozione, l’accoglienza, la promuovere di una “cultura dell’incontro”

Un compito particolare della famiglia è quello educativo. Esso si sviluppa nel contesto familiare, infatti “la famiglia è la prima scuola dei valori umani, dove si impara il buon uso della libertà” (n. 274). E “nell’ambito familiare si può anche imparare a discernere in modo critico i messaggi dei vari mezzi di comunicazione. Purtroppo, molte volte alcuni programmi televisivi o alcune forme di pubblicità incidono negativamente e indeboliscono valori ricevuti nella vita familiare” (n. 274). Un’educazione fatta in primo luogo dai comportamenti dei genitori e mirata alla crescita del figlio. “Se un genitore è ossessionato di sapere dove si trova suo figlio e controllare tutti i suoi movimenti, cercherà solo di dominare il suo spazio. In questo modo non lo educherà, non lo rafforzerà, non lo preparerà ad affrontare le sfide” (n. 261).

Nell’ambito formativo rientra anche l’educazione sessuale, al cui “sì” il Papa dedica un capitolo.  “L’informazione deve arrivare nel momento appropriato e in un modo adatto alla fase che vivono. Non serve riempirli di dati senza lo sviluppo di un senso critico davanti a una invasione di proposte, davanti alla pornografia senza controllo e al sovraccarico di stimoli che possono mutilare la sessualità. I giovani devono potersi rendere conto che sono bombardati da messaggi che non cercano il loro bene e la loro maturità. Occorre aiutarli a riconoscere e a cercare le influenze positive, nel tempo stesso in cui prendono le distanze da tutto ciò che deforma la loro capacità di amare” (n. 281). Essa va invece realizzata “nel quadro di un’educazione all’amore, alla reciproca donazione” (n. 280).  Frequentemente, poi, “l’educazione sessuale si concentra sull’invito a ‘proteggersi’, cercando un ‘sesso sicuro’. Queste espressioni trasmettono un atteggiamento negativo verso la naturale finalità procreativa della sessualità, come se un eventuale figlio fosse un nemico dal quale doversi proteggere. Così si promuove l’aggressività narcisistica invece dell’accoglienza” e “si incoraggia allegramente ad utilizzare l’altra persona come oggetto di esperienze per compensare carenze e grandi limiti” (n. 283).

L’educazione dei figli, infine, “dev’essere caratterizzata da un percorso di trasmissione della fede, che è reso difficile dallo stile di vita attuale, dagli orari di lavoro, dalla complessità del mondo di oggi, in cui molti, per sopravvivere, sostengono ritmi frenetici. Ciò nonostante, la famiglia deve continuare ad essere il luogo dove si insegna a cogliere le ragioni e la bellezza della fede, a pregare e a servire il prossimo” (n.287). “I genitori che vogliono accompagnare la fede dei propri figli sono attenti ai loro cambiamenti, perché sanno che l’esperienza spirituale non si impone ma si propone alla loro libertà. È fondamentale che i figli vedano in maniera concreta che per i loro genitori la preghiera è realmente importante. Per questo i momenti di preghiera in famiglia e le espressioni della pietà popolare possono avere maggior forza evangelizzatrice di tutte le catechesi e tutti i discorsi” (n. 288).

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