19/01/2007, 00.00
VATICANO – TURCHIA
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Papa: le religioni operino per la pace e gli Stati ne rispettino la libertà

Ricevendo il nuovo ambasciatore turco, Benedetto XVI ribadisce il suo rispetto per l’islam, mostrato anche nella visita alla Moschea blu, e chiede che la Chiesa cattolica in Turchia possa finalmente avere uno statuto giuridico. Apprezzamento per l’impegno di Ankara per la pace in Medio Oriente e specialmente in Libano.
Città del Vaticano (AsiaNews) – Il “rispetto” della Chiesa cattolica per l’islam – mostrato in particolar modo nella visita alla Moschea blu di Istanbul - i dovere dei fedeli delle diverse religioni ad operare per la pace, il pieno rispetto della libertà religiosa e la richiesta di riconoscere alla Chiesa cattolica in Turchia uno statuto che le consenta di operare e dialogare con le autorità. L’incontro col nuovo ambasciatore di Tirchia presso la Santa Sede, Muammer Doğan Akdur, ricevuto oggi in Vaticano per la presentazione delle lettere credenziali ha dato occasione a Benedetto XVI di tornare ad affrontare la realtà della Chiesa in Turchia, nel ricordo del viaggio che vi ha compiuto a fine novembre e di lodare l’impegno di Ankara per la pace in Medio Oriente ed in particolare in Libano.
 
Il Papa, che ha nuovamente ringraziato le autorità turche per l’accoglienza riservatagli in occasione della sua visita, è tornato a riaffermare il concetto a lui caro che “i credenti delle differenti religioni debbono sforzarsi di lavorare insieme per la pace, cominciando dalla denuncia della violenza, troppo spesso usata in passato con il pretesto di motivazioni religiose, ed imparando a conoscersi meglio ed a rispettarsi di più, per costruire una società sempre più fraterna”. “Le religioni – ha ribadito – possono anche unire i loro sforzi per agire in favore del rispetto dell’uomo, creato ad immagine dell’Onnipotente, e per far riconoscere i valori fondamentali che reggono la vita delle persone e delle società. Il dialogo, necessario tra le autorità religiose a tutti i livelli, comincia nella vita di tutti i giorni dalla stima e dal rispetto reciproci che si portano i credenti di ogni fede, condividendo a stessa vita e lavorando insieme per il bene comune”.
 
L’azione per i bene comune rientra peraltro, nelle parole del Papa, anche nella volontà delle minoritaria comunità cattolica turca. “Usufruendo della libertà religiosa garantita dalla Costituzione turca – ha aggiunto – la Chiesa cattolica spera di poter beneficiare di uno statuto giuridico riconosciuto e di vedere istituire una istanza di dialogo ufficiale tra la Conferenza dei vescovi e e autorità dello Stato, per trovare soluzione ai diversi problemi che possono porsi e di proseguire nei buoni rapporti tra le parti. Non dubito – ha sottolineato – che il suo governo farà tutto ciò che è in suo potere per un progresso in tal senso”. Ricordati poi gli incontri con i cattolici proprio durante la visita compiuta in Turchia, il Papa ha rivolto un pensiero “affettuoso” al patriarca ecumenico Bartolomeo I ed a tutta la Chiesa ortodossa.
Il Papa, infine, ricordando il “ruolo specifico” della Turchia come “ponte” tra Asia ed Europa, ha espresso il so “apprezzamento per l’impegno, nell’ambito della comunità internazionale, a favore della pace, in particolar modo la sua azione per la ripresa dei negoziati in Medio Oriente e il suo attuale coinvolgimento in Libano, per aiutare la ricostruzione del Paese, devastato dalla guerra e per permettere un dialogo costruttivo tra tutte le parti che costituiscono la società libanese”.
 
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