14/02/2021, 12.44
VATICANO
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Papa: nel giorno di san Valentino auguri a fidanzati e innamorati

Nell’episodio del lebbroso che si avvicina a Gesù che lo guarisce si vede che “Dio non è indifferente, non si tiene a ‘distanza di sicurezza’; anzi, si avvicina con compassione e tocca la nostra vita per risanarla. Vicinanza, compassione, tenerezza: in queste tre parole c’è lo stile di Dio”.

Città del Vaticano (AsiaNews) – Nel giorno di san Valentino papa Francesco ha concluso l’Angelus facendo i suoi “auguri” a fidanzati e innamorati."oggi, giorno di San Valentino - ha detto -  non si può mancare di rivolgere un pensiero e un augurio ai fidanzati, agli innamorati: li accompagno con la mia preghiera e li benedico". 

Un altro pensiero e la sua “gratitudine” ha dedicato a quanti “collaborano in favore dei migranti”. Oggi in particolare, ha aggiunto, per i vescovi della Colombia per la decisione delle autorità nazionali di emanare un nuovo statuto a favore dei migranti del Venezuela.

In precedenza, prima della recita della preghiera mariana, Francesco tornato ad affacciarsi alla finestra su piazza san Pietro - “che bella la piazza col sole”, ha commentato - a un migliaio di persone presenti ha parlato dell’episodio del Vangelo nel quale un lebbroso si avvicina a Gesù, che lo tocca e lo guarisce, superando quelle convenzioni sociali che anche oggi creano isolamento.  “In questo episodio possiamo vedere due ‘trasgressioni’ che si incontrano: il lebbroso che si avvicina a Gesù e Gesù che, mosso a compassione, lo tocca per guarirlo”. La lebbra, vista come castigo divino, escludeva infatti da ogni contatto sociale. “Gesù, invece, si lascia avvicinare da quell’uomo, si commuove, addirittura stende la mano e lo tocca. Così, Egli realizza la Buona Notizia che annuncia: Dio si è fatto vicino alla nostra vita, ha compassione per le sorti dell’umanità ferita e viene ad abbattere ogni barriera che ci impedisce di vivere la relazione con Lui, con gli altri e con noi stessi”.

“Con questo gesto – ha sottolineato - Gesù mostra che Dio che non è indifferente, non si tiene a ‘distanza di sicurezza’; anzi, si avvicina con compassione e tocca la nostra vita per risanarla. Vicinanza, compassione, tenerezza: in queste tre parole c’è lo stile di Dio. E’ un grande trasgressore, in questo senso”.

“Anche oggi – ha detto ancora Francesco - nel mondo tanti nostri fratelli soffrono per questa malattia, o per altre malattie e condizioni a cui è purtroppo associato un pregiudizio sociale”. “Ma a ciascuno di noi può capitare di sperimentare ferite, fallimenti, sofferenze, egoismi che ci chiudono a Dio e agli altri. Perché il peccato ci chiude in noi stessi. Dinanzi a tutto questo, Gesù ci annuncia che Dio non è un’idea o una dottrina astratta, ma Colui che si ‘contamina’ con la nostra umanità ferita e non ha paura di venire a contatto con le nostre piaghe”. Per ‘contaminarsi’, Dio si è fatto peccato, lui che non può peccare”.

“Per rispettare le regole della buona reputazione e delle consuetudini sociali, noi spesso mettiamo a tacere il dolore o indossiamo delle maschere che lo camuffano. Per far quadrare i calcoli dei nostri egoismi o le leggi interiori delle nostre paure, non ci coinvolgiamo troppo nelle sofferenze degli altri. Chiediamo invece al Signore la grazia di vivere queste due ‘trasgressioni’ del Vangelo di oggi. Quella del lebbroso, perché abbiamo il coraggio di uscire dal nostro isolamento e, invece di restare lì a commiserarci o a piangere i nostri fallimenti, andiamo da Gesù così come siamo. Signore io sono così. Sentiremo quell’abbraccio, quell’abbraccio di Gesù, che è tanto bello. E poi la trasgressione di Gesù: un amore che fa andare oltre le convenzioni, che fa superare i pregiudizi e la paura di mescolarci con la vita dell’altro”.

Il gesto di Gesù ha dato a Francesco spunto per quei “bravi confessori che non sono con la frusta in mano, ma soltanto per ricevere, ascoltare, e dire che Dio è buono e che Dio perdona sempre, che Dio non si stanca di perdonare. A questi confessori misericordiosi chiedo oggi, a tutti voi, di fare un applauso, qui, in Piazza, tutti”. 

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