29/03/2019, 12.56
VATICANO
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Papa: nuove norme per la protezione dei minori

Francesco ha emanato tre provvedimenti per lo Stato Vaticano estesa alla Curia per “rafforzare ulteriormente l'assetto istituzionale e normativo per prevenire e contrastare gli abusi contro i minori e le persone vulnerabili”.

Città del Vaticano (AsiaNews) – Papa Francesco ha creato una nuova legge per lo Stato Vaticano estesa alla Curia per “rafforzare ulteriormente l'assetto istituzionale e normativo per prevenire e contrastare gli abusi contro i minori e le persone vulnerabili”.

Sono tre documenti che stabiliscono principi e norme per la tutela dei minori e di coloro che sono a essi assimilati per limiti fisici o mentali. Si parte dall’affermazione del dovere della Chiesa “di accogliere con generosità i minori e le persone vulnerabili e di creare per loro un ambiente sicuro, avendo riguardo in modo prioritario ai loro interessi” per stabilire principi penali contro chi commette abusi, regole per la difesa e la tutela delle vittime e anche per l’assunzione del personale e i comportamenti degli operatori pastorali che si occupano di minori.

Così, per “prevenire ogni forma di violenza o abuso fisico o psichico, di abbandono, di negligenza, di maltrattamento o di sfruttamento”, il Papa chiede che “maturi in tutti la consapevolezza del dovere di segnalare gli abusi alle Autorità competenti e di cooperare con esse nelle attività di prevenzione e contrasto”. Un dovere che è “un obbligo”, da adempiere “senza ritardo” per i pubblici funzionari vaticani.

Gli abusi, inoltre sono perseguibili d’ufficio, cioè senza che sia necessaria una denuncia, e la prescrizione “è di venti anni e decorre, in caso di offesa ad un minore, dal compimento del suo diciottesimo anno di età”. Linee guida di comportamento per gli operatori pastorali.

Per quanto riguarda le vittime, la nuova normativa stabilisce che sia offerta alle vittime e alle loro famiglie “una cura pastorale appropriata, nonché un adeguato supporto spirituale, medico, psicologico e legale”. In tale contesto c’è il “servizio di accompagnamento” che, oltre ad offrire un punto di ascolto, garantisce assistenza medica e sociale alle vittime e ai loro familiari.

Nella logica della prevenzione sono poi i “programmi di formazione per il personale del Governatorato circa i rischi in materia di sfruttamento, di abuso sessuale e di maltrattamento dei minori, nonché sui mezzi per identificare e prevenire queste offese e sull'obbligo di denuncia" organizzati dall'Ufficio del lavoro della Sede Apostolica di concerto con il Servizio di accompagnamento. E anche il fatto che “nella selezione ed assunzione del personale del Governatorato, nonché di coloro che prestano collaborazione in forma volontaria, deve essere accertata l’idoneità del candidato ad interagire con i minori”.

Di vasto respiro sono poi tutti i principi che riguardano le attività pastorali che coinvolgano minori. La loro tutela “deve assumere un carattere prioritario”. Pertanto, nel corso delle loro attività, gli operatori pastorali devono “usare prudenza e rispetto nel relazionarsi con i minori”, “fornire loro modelli positivi di riferimento”, “essere sempre visibili agli altri quando sono in presenza di minori”, “segnalare al responsabile qualsiasi comportamento potenzialmente pericoloso”. Devono anche “rispettare la sfera di riservatezza del minore” e “informare i genitori o i tutori delle attività che vengono proposte e delle relative modalità organizzative”.  Gli operatori pastorali sono anche tenuti ad “usare la dovuta prudenza nel comunicare con i minori, anche per via telefonica e sui social network”.

Agli operatori pastorali è inoltre severamente vietato “infliggere castighi corporali di qualunque tipo”, “instaurare un rapporto preferenziale con un singolo minore”, “lasciare un minore in una situazione potenzialmente pericolosa per la sua sicurezza psichica o fisica”. È inoltre vietato “rivolgersi ad un minore in modo offensivo o assumere comportamenti inappropriati o sessualmente allusivi” e “discriminare un minore o un gruppo di minori”. Agli operatori pastorali è poi vietato “chiedere a un minore di mantenere un segreto”, chiedere a un minore di mantenere un segreto e “fare regali ad un minore discriminando il resto del gruppo”. È infine vietato “fotografare o filmare un minore senza il consenso scritto dei suoi genitori o tutori” e “pubblicare o diffondere anche via web o social network immagini che ritraggano in modo riconoscibile un minore senza il consenso dei genitori o tutori”.

Nelle linee guida si sottolinea infine che l’imputato ha “il diritto a un processo equo e imparziale, nel rispetto della presunzione di innocenza” e che “chiunque sia dichiarato colpevole di aver commesso uno dei reati di cui si parla nella Legge sulla protezione dei minori e delle persone vulnerabili, “sarà rimosso dai suoi incarichi”. Gli sarà comunque offerto “un supporto adeguato per la riabilitazione psicologica e spirituale, nonché ai fini del reinserimento sociale”.

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