27/09/2013, 00.00
VATICANO
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Papa: "preferisco una Chiesa incidentata che una Chiesa malata"

"Anch'io sono catechista", dice Francesco ai partecipanti al congresso sulla catechesi, provenienti da 50 Paesi. "Essere" catechisti, "non 'fare' i catechisti, ma 'esserlo', perché coinvolge la vita. Il catechista non abbia paura di andare con Gesù nelle periferie dell'esistenza umana

Città del Vaticano (AsiaNews) - Avere "familiarità" con Cristo, imitarlo "nell'uscire da sé e andare incontro all'altro e non avere paura di andare con Gesù nelle periferie dell'esistenza umana. E' quanto serve per essere un buon catechista, secondo quanto ha evidenziato oggi papa Francesco che nel pomeriggio ha ricevuto i quasi duemila catechisti provenienti  da 50 Paesi che partecipano al congresso internazionale sulla Catechesi che si tiene in Vaticano fino al 28 settembre sul tema: "Il catechista, testimone della fede", organizzato in occasione dell'Anno della fede. Tra loro Francesco è passato a lungo, stringendo mani e scambiando brevi battute.

Il Papa, che ha detto "anch'io sono catechista", ha indicato tre "elementi" per "essere" catechista, "una delle avventure educative più belle, si costruisce la Chiesa!" "Essere" catechisti, ha sottolineato, "non 'fare' i catechisti, ma 'esserlo', perché coinvolge la vita. Si guida all'incontro con Gesù con le parole e con la vita, con la testimonianza. Ed 'essere' catechisti chiede amore, amore sempre più forte a Cristo, amore al suo popolo santo. E questo amore, necessariamente, parte da Cristo". "A me piace ricordare che san Francesco diceva: 'predicate sempre il Vangelo e se necessario anche con le parole', prima la testimonianza della vita"- E, a braccio, ha chiesto ai catechisti di non stare "chiusi" nei loro ambienti, ma di "uscire", anche se in strada si rischia un incidente, ma "preferisco una Chiesa incidentata che una Chiesa malata".

Prima di tutto ripartire da Cristo significa "avere familiarità con Lui". "La prima cosa, per un discepolo, è stare con il Maestro, ascoltarlo, imparare da Lui. E questo vale sempre, è un cammino che dura tutta la vita! Per me, ad esempio, è molto importante rimanere davanti al Tabernacolo; è uno stare alla presenza del Signore, lasciarsi guardare da Lui. E questo scalda il cuore, tiene acceso il fuoco dell'amicizia, ti fa sentire che Lui veramente ti guarda, ti è vicino e ti vuole bene".

"Io mi domando come voi state alla presenza del Signore, ma tu ti lasci guardare dal Signore? Lui ci guarda e questa è una maniera di pregare. Ma come si fa? guarda il tabernacolo e lasciati guardare. Ma è un po' noioso, io mi addormento. Addormentati, Lui ti guarderà lo stesso". Questo, ha osservato non è semplice per chi, ad esempio, ha famiglia. Ma "nella Chiesa c'è varietà di vocazioni e varietà di forme spirituali; l'importante è trovare il modo adatto per stare con il Signore". "Se nel nostro cuore non c'è il calore di Dio, del suo amore, della sua tenerezza, come possiamo noi, poveri peccatori, riscaldare i cuori degli altri?".

Il secondo elemento è "ripartire da Cristo" che "significa imitarlo nell'uscire da sé e andare incontro all'altro". "Più ti unisci a Gesù e Lui diventa il centro della tua vita, più Lui ti fa uscire da te stesso, ti decentra e ti apre agli altri. Questo è il vero dinamismo dell'amore, questo è il movimento di Dio stesso! Dio è il centro, ma è sempre dono di sé, relazione, vita che si comunica... Così diventiamo anche noi se rimaniamo uniti a Cristo, Lui ci fa entrare in questo dinamismo dell'amore. Dove c'è vera vita in Cristo, c'è apertura all'altro, c'è uscita da sé per andare incontro all'altro nel nome di Cristo". "E' così: l'amore ti attira e ti invia, ti prende e ti dona agli altri. In questa tensione si muove il cuore del cristiano, in particolare il cuore del catechista". "Questo è il lavoro del catechista, uscire continuamente da se per testimoniare il signore, parlare del Signore".

Terzo elemento è "ripartire da Cristo", che significa "non aver paura di andare con Lui nelle periferie", "non aver paura di uscire dai nostri schemi per seguire Dio, perché Dio va sempre oltre, Dio non ha paura delle periferie. Dio è sempre fedele, è creativo, non è chiuso, e per questo non è mai rigido, ci accoglie, ci viene incontro, ci comprende. Per essere fedeli, per essere creativi, bisogna saper cambiare. Per rimanere con Dio bisogna saper uscire, non aver paura di uscire. Se un catechista si lascia prendere dalla paura, è un codardo; se un catechista se ne sta tranquillo finisce per essere una statua da museo; se un catechista è rigido diventa incartapecorito e sterile".

"Quando noi cristiani siamo chiusi nei nostri gruppi, movimenti, parrocchia, ci succede quello che succede in una stanza chiusa comincia odore di umidità e se una persona sta in quella stanza si ammala, ma se esce può succedere quello che accade a chi va in strada, può succedere un incidente, ma io dico mille volte preferisco una Chiesa incidentata che una Chiesa malata".

"Ma attenzione! Gesù non dice: andate, arrangiatevi. No! Gesù dice: Andate, io sono con voi! Questa è la nostra bellezza e la nostra forza: se noi andiamo, se noi usciamo a portare il suo Vangelo con amore, con vero spirito apostolico, con parresia, Lui cammina con noi, ci precede". "E questo è fondamentale per noi: Dio sempre ci precede! Quando noi pensiamo di andare lontano, in una estrema periferia, e forse abbiamo un po' di timore, in realtà Lui è già là: Gesù ci aspetta nel cuore di quel fratello, nella sua carne ferita, nella sua vita oppressa, nella sua anima senza fede. Gesù è lì, in quel fratello. Lui sempre ci precede".

 

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