27/05/2006, 00.00
polonia - vaticano
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Papa: prego perché Giovanni Paolo II "venga presto elevato alla gloria degli altari"

Il pellegrinaggio alle sorgenti della fede di Wojtyla, della sua devozione a Maria, alla scoperta dell'Amore misericordioso, del sacerdozio: una catechesi per tutti i cristiani del mondo.

Cracovia (AsiaNews) – Il pellegrinaggio "sulle orme" del suo predecessore ha portato oggi papa Ratzinger a Wadowice, la città natale di Giovanni Paolo II, poi al santuario mariano di  Kalwaria e infine alla tomba di Faustina Kowalska, la suora canonizzata da Wojtyla, legata alle apparizioni di Gesù e alla devozione della Divina Misericordia (Wojtyla è morto alla vigilia di questa festa, il 2 aprile 2005).

È soprattutto a Wadowice (dove "è cominciato tutto", come ebbe a dire Giovanni Poalo II nel '99), che Benedetto XVI si sofferma a cercare di comprendere la personalità "del poeta" Wojtyla, confessando davanti alle migliaia di abitanti e di pellegrini: "Mi son voluto fermare proprio qui, a Wadowice, nei luoghi in cui la sua fede si è destata ed è maturata, per pregare insieme con voi affinché venga presto elevato alla gloria degli altari".

Il papa Ratzinger che – come ha confessato molte volte - sente l'aiuto di Giovanni Paolo II nel suo ministero, ha ricordato la "particolare venerazione" che Wojtyla ha avuto per il fonte battesimale della chiesa di Wadowice, dove – come ebbe a dire lui stesso "mi fu concessa la grazia di divenire figlio di Dio, e di ricevere la fede nel mio Redentore e fui accolto nella comunità della sua Chiesa". Tale devozione fa comprendere "la coerenza della sua fede, il radicalismo della sua vita cristiana e il desiderio della santità che egli manifestò continuamente". La proposta è subito per i polacchi di oggi: "Il programma più comune di una vita autenticamente cristiana si riassume nella fedeltà alle promesse del santo Battesimo. La parola d'ordine del presente pellegrinaggio: 'Rimanete saldi nella fede', trova qui la sua concreta dimensione che si potrebbe esprimere con l'esortazione: "Rimanete saldi nell'osservanza delle promesse battesimali". Testimone di una tale fedeltà – che in questo luogo parla in modo tutto speciale - è il Servo di Dio Giovanni Paolo II".

E ricordando la crescita della fede  e della vocazione sacerdotale di Wojtyla nella partecipazione alla vita della sua parrocchia di Wadowice, Benedetto XVI ha sottolineato la sua richiesta ai vescovi polacchi "di fare il possibile affinché la parrocchia polacca sia realmente una 'comunità ecclesiale' e una 'famiglia della Chiesa'".

Il Pontefice ha detto che anche la devozione mariana di Wojtyla è cresciuta a Wadowice, dove si onora l'immagine della Madonna del Perpetuo Soccorso "e l'usanza della preghiera quotidiana dinanzi ad essa degli studenti del ginnasio di allora. Questo ricordo – ha continuato Benedetto XVI - ci permette di arrivare alle sorgenti della convinzione che nutriva Giovanni Paolo II – la convinzione circa l'eccezionale posto occupato da Maria nella storia della salvezza e in quella della Chiesa. Da essa scaturiva anche la convinzione circa il posto eccezionale che la Madre di Dio aveva nella sua vita, una convinzione che si esprimeva nel "Totus tuus" colmo di dedizione. Sino agli ultimi istanti del suo pellegrinaggio terreno egli rimase fedele a questo affidamento".

Ritornando a Cracovia, Benedetto XVI ha sostato al Santuario della Divina Misericordia a Łagiewniki e ha pregato davanti alla tomba di S. Faustina Kowalska, dove il giovane Karol Wojtyła si recava spesso prima da operaio e poi da seminarista clandestino. Si deve a Giovanni Paolo II la canonizzazione di sr Faustina e l'indizione della festa della Divina Misericordia per la domenica in Albis (seconda di Pasqua). Nei suoi scritti e nelle sue encicliche egli ha sempre riflettuto sulla Misericordia come l risposta di Dio al male, soprattutto ai mali del XX secolo e delle ideologie totalitarie.

Benedetto XVI riprende il tema e lo fa suo. Parlando nella basilica della Divina Misericordia, di fronte a centinaia di malati e a migliaia di pellegrini all'esterno, egli dice: "In questa circostanza stiamo davanti a due misteri: il mistero della sofferenza umana e il mistero della Divina Misericordia. Ad un primo sguardo questi due misteri sembrano contrapporsi. Ma quando cerchiamo di approfondirli alla luce della fede, vediamo che essi si pongono in reciproca armonia. Ciò grazie al mistero della croce di Cristo. Come ha detto qui Giovanni Paolo II, "la croce 'è il più profondo chinarsi della Divinità sull'uomo... La croce è come un tocco dell'eterno amore sulle ferite più dolorose dell'esistenza terrena dell'uomo'" (17.08.2002). Voi, cari malati, segnati dalla sofferenza del corpo o dell'animo, siete i più uniti alla croce di Cristo, ma nello stesso tempo i più eloquenti testimoni della misericordia di Dio. Per vostro tramite e mediante la vostra sofferenza Egli si china sull'umanità con amore. Siete voi che, dicendo nel silenzio del cuore: "Gesù, in te confido", ci insegnate che non c'è una fede più profonda, una speranza più viva e un amore più ardente della fede, della speranza e dell'amore di chi nello sconforto si mette nelle mani sicure di Dio. E le mani di coloro che vi aiutano nel nome della misericordia siano un prolungamento di queste grandi mani di Dio.

Vorrei tanto abbracciare ognuno e ognuna di voi. Anche se praticamente questo non è possibile, vi stringo al cuore nello spirito, e vi imparto la mia Benedizione, nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo".

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