28/09/2018, 13.14
VATICANO
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Papa: rinforzare rapporti con carismatici e pentecostali

Superare diffidenze e pregiudizi reciproci. “Anzitutto abbiamo il dovere di discernere e riconoscere la presenza dello Spirito Santo in queste comunità, cercando di costruire con loro dei legami di autentica fraternità”. “Evitare di adagiarsi su posizioni statiche e immutabili”.

Città del Vaticano (AsiaNews) – Superare diffidenze e pregiudizi che esistono tra la Chiesa cattolica e alcuni movimenti cristiani, nella convinzione che “la Chiesa cresce nella fedeltà allo Spirito Santo quanto più impara a non addomesticarlo, ma ad accogliere senza paura e al tempo stesso con serio discernimento la sua fresca novità”. E’ la considerazione espressa da papa Francesco nel discorso ai partecipanti alla plenaria del Pontificio consiglio per la promozione dell’unità dei cristiani riunita sul tema “Pentecostali, carismatici ed evangelicali: impatto sul concetto di unità”.

“La costante crescita di queste nuove espressioni di vita cristiana – ha osservato Francesco - rappresenta un fenomeno molto significativo, che non può essere trascurato”.

“Anzitutto – ha detto ancora - abbiamo il dovere di discernere e riconoscere la presenza dello Spirito Santo in queste comunità, cercando di costruire con loro dei legami di autentica fraternità. Ciò sarà possibile moltiplicando le occasioni di incontro e superando la reciproca diffidenza, motivata molte volte dall’ignoranza o dalla mancanza di comprensione. E io vorrei offrirvi un’esperienza personale e fare un mea culpa. Quando ero [superiore] provinciale, avevo proibito ai gesuiti di entrare in rapporti con queste persone – col Rinnovamento cattolico – e avevo detto che più che una riunione di preghiera sembrava una ‘scuola di samba’! Poi ho chiesto scusa, e come vescovo avevo un bel rapporto con loro, con la Messa in cattedrale… Ma ci vuole un cammino per capire. Tra le varie attività condivisibili vi sono la preghiera, l’ascolto della Parola di Dio, il servizio ai bisognosi, l’annuncio del Vangelo, la difesa della dignità della persona e della vita umana. In una fraterna frequentazione reciproca, noi cattolici potremo imparare ad apprezzare l’esperienza di tante comunità che, spesso in modi diversi da quelli ai quali siamo abituati, vivono la loro fede, rendono lode a Dio e testimoniano il Vangelo della carità. Nello stesso tempo, loro saranno aiutati a superare pregiudizi sulla Chiesa Cattolica e a riconoscere che nel tesoro inestimabile della tradizione, ricevuta dagli Apostoli e custodita nel corso della storia, lo Spirito Santo non è affatto spento o soffocato, ma continua a operare efficacemente”.

Il Papa ha riconosciuto che i rapporti con tali comunità “non sono facili” e che “il fatto che non pochi fedeli cattolici siano attratti da queste comunità è motivo di attrito, ma può diventare, da parte nostra, motivo di esame personale e di rinnovamento pastorale. Molte, infatti, sono le comunità che, ispirate a questi movimenti, vivono autentiche esperienze cristiane a contatto con la Parola di Dio e nella docilità all’azione dello Spirito, che porta ad amare, testimoniare e servire. Anche queste comunità, come ha insegnato il Concilio Vaticano II, non sono affatto prive di significato e di valore nel mistero della salvezza (cfr Unitatis redintegratio, 3). I cattolici possono accogliere quelle ricchezze che, sotto la guida dello Spirito, contribuiscono non poco al compimento della missione di annunciare il Vangelo fino ai confini della terra. Infatti, la Chiesa cresce nella fedeltà allo Spirito Santo quanto più impara a non addomesticarlo, ma ad accogliere senza paura e al tempo stesso con serio discernimento la sua fresca novità. Lo Spirito Santo è sempre novità. Sempre. E dobbiamo abituarci. È novità che ci fa capire le cose più profondamente, con più luce, e ci fa cambiare tante abitudini, anche abitudini disciplinari. Ma Lui è il Signore delle novità. Gesù ci ha detto che Lui ci insegnerà; ci ricorderà quello che Lui ci ha insegnato, e poi ci insegnerà. Dobbiamo essere aperti a questo. Occorre quindi evitare di adagiarsi su posizioni statiche e immutabili, per abbracciare il rischio di avventurarsi nella promozione dell’unità: con fedele obbedienza ecclesiale e senza spegnere lo Spirito (cfr 1 Ts 5,19). È lo Spirito che crea e ricrea la novità di vita cristiana, ed è lo stesso Spirito a ricondurre tutto all’unità vera, che non è uniformità. Per questo apertura di cuore, ricerca della comunione e discernimento attento sono gli atteggiamenti che dovranno caratterizzare, secondo lo Spirito, i nostri rapporti.

Francesco ha anche ricordato alcuni recenti incontri ecumenici, definiti “di grande importanza e conforto”. Ha ricordato quelli di Bari per l’amato e tormentato Medio Oriente, e di  Ginevra per il settantesimo anniversario del Consiglio Ecumenico delle Chiese, “occasione per ringraziare Dio degli abbondanti frutti del movimento ecumenico e per rinnovare il nostro impegno irreversibile nella promozione di una sempre maggiore unità tra i credenti”. Francesco ha ricordato anche l’incontro con i  pentecostali il 50mo anniversario del Rinnovamento carismatico cattolico a Roma, al Circo Massimo e infine quelli nel corso della recente visita nei Paesi baltici, a Riga eTallinn..

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