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» 08/08/2012
VATICANO
Papa: specialmente in vacanza troviamo momenti per "entrare in colloquio con Dio"
All'udienza generale Benedetto XVI parla di san omnico di Guzman. Il fondatore dei domenicani fu "innamorato di Dio" e "non ebbe altra aspirazione che la salvezza delle anime". "Le nove maniere di pregare".

Castel Gandolfo (AsiaNews) - Trovare quotidianamente "momenti per pregare con tranquillità, specialmente nelle vacanze  dobbiamo prenderci un po' di tempo per entrare in questo colloquio con Dio", questo aiuterà anche chi ci sta vicino "a entrare in quella pace e in quell'amore di cu tutti abbiamo bisogno".

Nel giorno nel quale la Chiesa fa memoria di san Domenico di Guzman, Benedetto XVI ha dedicato al fondatore dei domenicani la sua riflessione per l'udienza generale.

Alle tremila persone raccolte nel cortile del palazzo apostolico di Castel Gandolfo, il Papa, proseguendo nelle sue indicazioni sui santi e la preghiera  ha infatti proposto di "quest'uomo innamorato di Dio" il rapporto con Dio, che "alla sua scuola non possiamo non amare".

Vissuto dal 1170 al 1221, san Domenico "fu un uomo di preghiera" e "non ebbe altra aspirazione che la salvezza delle anime, in particolare di quelle cadute nelle reti dell'eresia del suo tempo".

Nel fondatore dei domenicani "possiamo vedere un esempio di integrazione armoniosa tra contemplazione dei misteri divini e attività apostolica". Di lui dicevano che "egli parlava sempre con Dio o di Dio". "Tale osservazione indica la sua comunione profonda con il Signore e, allo stesso tempo, il costante impegno di condurre gli altri a questa comunione con Dio".

Anche se non ci sono suoi scritti sulla preghiera, la tradizione domenicana ha raccolto e tramandato la sua esperienza ne "Le nove maniere di pregare di S. Domenico", che "ci aiuta a capire qualcosa della vita interiore del Santo, ci aiuta a imparare a pregare".
Ciascuna di queste nove maniere di pregare si realizza "sempre davanti a Gesù Crocifisso", con "un atteggiamento corporale e spirituale che, intimamente compenetrati, favoriscono il raccoglimento e il fervore. I primi sette modi seguono una linea ascendente, come passi di un cammino, verso la comunione intima con Dio Trinità: san Domenico prega in piedi inchinato per esprimere l'umiltà, steso a terra per chiedere perdono dei propri peccati, in ginocchio facendo penitenza per partecipare alle sofferenze del Signore, con le braccia aperte fissando il Crocifisso per contemplare il Sommo amore, con lo sguardo verso il cielo sentendosi attirato nel mondo di Dio".

Il Papa ha sottolineato gli ultimi due modi, che "corrispondono a due pratiche di pietà abitualmente vissute dal Santo. Innanzitutto la meditazione personale, dove la preghiera acquista una dimensione ancora più intima, fervorosa e rasserenante". Dopo le preghiere o la messa, "san Domenico prolungava il colloquio con Dio, senza porsi limiti di tempo. Seduto tranquillamente, si raccoglieva in se stesso in atteggiamento di ascolto, leggendo un libro o fissando il Crocifisso. Viveva così intensamente questi momenti di rapporto con Dio che anche esteriormente si potevano cogliere le sue reazioni di gioia o di pianto". "I testimoni raccontano che, a volte, entrava in una sorta di estasi con il volto trasfigurato, ma subito dopo riprendeva umilmente le sue attività quotidiane ricaricato dalla forza che viene dall'alto". Poi "la preghiera durante i viaggi tra un convento e l'altro": pregava e "contemplava la bellezza della creazione. Allora dal suo cuore sgorgava un canto di lode e di ringraziamento a Dio per tanti doni, soprattutto per la più grande meraviglia: la redenzione operata da Cristo".

"San Domenico - ha concluso il Papa - ci ricorda che all'origine della testimonianza di fede, che ogni cristiano deve dare in famiglia, nel lavoro, nell'impegno sociale, e anche nei momenti di distensione, sta la preghiera; solo questo rapporto reale con Dio ci dà la forza per vivere intensamente ogni avvenimento, specie i più sofferti. Questo Santo ci ricorda anche l'importanza degli atteggiamenti esteriori nella nostra preghiera. L'inginocchiarsi, lo stare in piedi davanti al Signore, il fissare lo sguardo sul Crocifisso, il fermarsi e raccogliersi in silenzio, non sono secondari, ma ci aiutano a porci interiormente, con tutta la nostra persona, in relazione con Dio. Vorrei richiamare ancora una volta la necessità per la nostra vita spirituale di trovare quotidianamente momenti per pregare con tranquillità".


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Dossier


by Giulio Aleni / (a cura di) Gianni Criveller
pp. 176
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