16/01/2013, 00.00
VATICANO
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Papa: tutti, anche gli atei, vogliono vedere il volto di Dio

All'udienza generale Benedetto XVI definisce l'Incarnazione "qualcosa di inimmaginabile, il volto di Dio si può vedere, trova compimento il cammino iniziato con Abramo". Nella Settimana di preghiera per l'unità dei cristiani chiedere "con insistenza il grande dono" di "annunciare insieme che Gesù è il salvatore del mondo".

Città del Vaticano (AsiaNews) - "Il desiderio di conoscere il volto di Dio è insito in ogni uomo, anche negli atei", ma questo desiderio si realizza seguendo Cristo, nel quale, con l'Incarnazione, avviene "qualcosa di inimmaginabile, il volto di Dio si può vedere, trova compimento il cammino iniziato con Abramo. Egli è il Figlio, pienezza di tutta la rivelazione, egli è il rivelatore, che ci mostra il volto di Dio".

Ed è "per annunciare insieme che Gesù è il salvatore del mondo" che, al termine dell'udienza generale di oggi, Benedetto XVI ha chiesto di pregare per "chiedere con insistenza il grande dono" dell'unità dei cristiani nella ormai prossima Settimana, che comincia il 18 di questo mese.

In precedenza, nella catechesi, ancora una riflessione sul significato del Natale, commentando il passo di Giovanni nel quale l'apostolo Filippo chiede a Gesù di mostrare loro il Padre. La risposta di Gesù "Chi ha visto me, ha visto il Padre (Gv 14,9) ci introduce nel cuore della fede cristologica. In questa espressione si racchiude sinteticamente la novità del Nuovo Testamento, quella novità che è apparsa nella grotta di Betlemme: Dio si può vedere, Dio ha manifestato il suo volto, è visibile in Gesù Cristo".

Già nell'Antico Testamento "è ben presente il tema della ricerca del volto di Dio", tanto che il termine ebraico "volto", "vi ricorre ben 400 volte, 100 delle quali riferite a Dio". L'ebreo al quale la religione proibisce del tutto le immagini, "perché Dio non si può rappresentare", e "non si può ridurre ad un oggetto", afferma però "che Dio ha un volto, cioè è un «Tu» che può entrare in relazione, che non è chiuso nel suo Cielo a guardare dall'alto l'umanità. Dio è certamente sopra ogni cosa, ma si rivolge a noi, ci ascolta, ci vede, parla, stringe alleanza, è capace di amare. La storia della salvezza è la storia di Dio con l'umanità, la storia di questo rapporto di Dio che si rivela progressivamente all'uomo, che fa conoscere il suo volto".

Nell'Antico Testamento c'è una figura collegata in modo del tutto speciale il tema del "volto di Dio": Mosé, del quale, nell'Esodo,  si dice che "aveva un rapporto stretto e confidenziale con Dio", tanto che chiese al Signore di mostrargli "la sua gloria", ebbe come risposta "Farò passare davanti a te tutta la mia bontà e proclamerò il mio nome... Ma tu non potrai vedere il mio volto, perché nessun uomo può vedermi e restare vivo... Ecco un luogo vicino a me... Tu vedrai le mie spalle, ma il mio volto non si può vedere" (vv. 18-23). "Da un lato, allora, c'è il dialogo faccia a faccia come tra amici, ma dall'altro c'è l'impossibilità, in questa vita, di vedere il volto di Dio, che rimane nascosto; la visione è limitata". "Alla fine Dio lo si può solo seguire, vedendo le sue spalle".

"Qualcosa di completamente nuovo - ha proseguito - avviene, però, con l'Incarnazione. La ricerca del volto di Dio riceve una svolta inimmaginabile, perché questo volto si può ora vedere: è quello di Gesù, del Figlio di Dio che si fa uomo".

Alla fine, dunque, il desiderio di conoscere il volto di Dio "si realizza seguendo Cristo: così vediamo le spalle e vediamo infine anche Dio come amico, il suo volto nel volto di Cristo".

Per questo dobbiamo seguirlo "non solo quando ne abbiamo bisogno, quando troviamo uno spazio di tempo nelle nostre occupazioni quotidiane, ma con la vita". "E' l'intera esistenza che deve essere orientata all'incontro con Lui, all'amore verso di Lui; e, in essa, un posto centrale lo deve avere l'amore al prossimo, quell'amore che, alla luce del Crocifisso, ci fa riconoscere il volto di Gesù nel povero, nel debole, nel sofferente. Ciò è possibile solo se il vero volto di Gesù ci è diventato familiare nell'ascolto della sua Parola" e soprattutto nel mistero dell'Eucaristia", "la grande scuola in cui impariamo a vedere il volto di Dio, entriamo in rapporto intimo con Lui; e impariamo, allo stesso tempo a rivolgere lo sguardo verso il momento finale della storia, quando Egli ci sazierà con la luce del suo volto. Sulla terra noi camminiamo verso questa pienezza, nell'attesa gioiosa che si compia realmente il Regno di Dio".

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