02/04/2016, 19.49
VATICANO
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Papa: una fede che non è capace di mettersi nelle piaghe del Signore non è fede, è idea, è ideologia

Francesco alla veglia di preghiera della Divina misericordia in piazza san Pietro, a undici anni esatti dalla morte di Giovanni Paolo II che ne istituì la festa. “Che bello sarebbe che come un ricordo, come un monumento di questo anno di Misericordia in ogni diocesi ci fosse un’opera di misericordia: un ospedale, una casa di riposo, una scuola”.

Città del Vaticano (AsiaNews) – “Una fede che non è capace di mettersi nelle piaghe del Signore non è fede, è idea, è ideologia. La nostra fede è incarnata in un Dio che si è fatto uomo, che si à fatto peccato, se vogliamo avere fede dobbiamo carezzare le piaghe e anche abbassare la testa e lasciare che siano gli altri a carezzare le nostre piaghe”. Papa Francesco ha concluso così, parlando a braccio, la sua riflessione per la Veglia di preghiera della Divina misericordia in piazza san Pietro, a undici anni esatti dalla morte di Giovanni Paolo II che ne istituì la festa.

E ancora, riferendosi a un incontro avuto con una associazione di misericordia, “che bello sarebbe che come un ricordo, come un monumento di questo anno di Misericordia in ogni diocesi ci fosse un’opera di misericordia: un ospedale, una casa di riposo, una scuola, tante cose che si possono fare. Sarebbe bello che ogni diocesi si chiedesse cosa fare per lasciare un ricordo vivente di questo anno della Misericordia”.

Una Misericordia che, nelle sue parole, è “anzitutto vicinanza di Dio al suo popolo”, che in Gesù non solo si può “toccare con mano”, ma si è spinti a diventare noi stessi strumento della sua misericordia” e “chi più ne riceve, più è chiamato a offrirla, a condividerla”. Una Misericordia che va concretizzata. “Può essere facile – dice infatti - parlare di misericordia, mentre è più impegnativo diventarne concretamente dei testimoni”.

Con papa Francesco ci sono ventimila persone. Si prega, tra l’altro, per i cristiani perseguitati e i cristiani prigionieri della mentalità mondana, le persone abusate e sfruttate, i profughi e gli esiliati. E si si invoca la Divina Misericordia perché raggiunga i violenti, i seminatori di odio e quanti opprimono la dignità dell'uomo.

“Quanti sono i volti della sua misericordia, con cui Lui ci viene incontro? Sono veramente tanti; è impossibile descriverli tutti, perché la misericordia di Dio è un continuo crescendo. Dio non si stanca mai di esprimerla e noi non dovremmo mai abituarci a riceverla, ricercarla e desiderarla. E’ qualcosa di sempre nuovo che provoca stupore e meraviglia nel vedere la grande fantasia creatrice di Dio quando ci viene incontro con il suo amore. Dio si è rivelato manifestando più volte il suo nome, e questo nome è ‘misericordioso’ (cfr Es 34,6). Come è grande e infinita la natura di Dio, così grande e infinita è la sua misericordia, a tal punto che appare un’impresa ardua poterla descrivere in tutti i suoi aspetti. Scorrendo le pagine della Sacra Scrittura, troviamo che la misericordia è anzitutto la vicinanza di Dio al suo popolo. Una vicinanza che si esprime e si manifesta principalmente come aiuto e protezione. E’ la vicinanza di un padre e di una madre che si rispecchia in una bella immagine del profeta Osea: «Io li traevo con legami di bontà, con vincoli d’amore, ero per loro come chi solleva un bimbo alla sua guancia, mi chinavo su di lui per dargli da mangiare» (11,4). L’abbraccio di un papà e di una mamma col suo bambino. E’ molto espressiva questa immagine: Dio prende ciascuno di noi e ci solleva fino alla sua guancia. Quanta tenerezza contiene e quanto amore esprime! Parola quasi dimenticata e di cui tutto il mondo, tutti noi abbiamo bisogno. Gesù non solo porta sulle sue spalle l’umanità, ma la sua guancia stretta con quella di Adamo, a tal punto che i due volti sembrano fondersi in uno”.

 “Quanti volti, dunque, ha la misericordia di Dio! Essa ci viene fatta conoscere come vicinanza e tenerezza, ma in forza di questo anche come compassione e condivisione, come consolazione e perdono. Chi più ne riceve, più è chiamato a offrirla, a condividerla; non può essere tenuta nascosta né trattenuta solo per sé stessi. E’ qualcosa che brucia il cuore e lo provoca ad amare, riconoscendo il volto di Gesù Cristo soprattutto in chi è più lontano, debole, solo, confuso ed emarginato. La misericordia non è ferma, va alla ricerca della pecora perduta, e quando la ritrova esprime una gioia contagiosa. La misericordia sa guardare negli occhi ogni persona; ognuna è preziosa per lei, perché ognuna è unica. Quanto dolore nel cuore sentiamo quando sentiamo dire ma  questa gente questi poveracci buttiamoli fuori lasciamoli dormire sulle strade!”.

“Cari fratelli e sorelle, la misericordia non può mai lasciarci tranquilli. E’ l’amore di Cristo che ci ‘inquieta’ fino a quando non abbiamo raggiunto l’obiettivo; che ci spinge ad abbracciare e stringere a noi, a coinvolgere quanti hanno bisogno di misericordia per permettere che tutti siano riconciliati con il Padre (cfr 2 Cor 5,14-20). Non dobbiamo avere timore, è un amore che ci raggiunge e coinvolge a tal punto da andare oltre noi stessi, per permetterci di riconoscere il suo volto in quello dei fratelli. Lasciamoci condurre docilmente da questo amore e diventeremo misericordiosi come il Padre. Abbiamo ascoltato il Vangelo: Tommaso era testardo non aveva creduto e ha trovato la fede proprio quando ha toccato le piaghe del Signore. Una fede che non è capace di mettersi nelle piaghe del Signore non è fede, è idea, è ideologia. La nostra fede è incarnata in un Dio che si è fatto uomo, che si è fatto peccato, se vogliamo avere fede dobbiamo carezzare le piaghe e anche abbassare la testa e lasciare che siano gli altri a carezzare le nostre piaghe. E’ bene allora che sia lo Spirito Santo a guidare i nostri passi: Lui è l’Amore, Lui è la Misericordia che si comunica nei nostri cuori. Non poniamo ostacoli alla sua azione vivificante, ma seguiamolo docilmente sui sentieri che Lui ci indica. Rimaniamo con il cuore aperto, perché lo Spirito possa trasformarlo; e così, perdonati e riconciliati, entrati nella piaghe del Signore, diventiamo testimoni della gioia che scaturisce dall’aver incontrato il Signore Risorto, vivo in mezzo a noi”.

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