Riforma dei tribunali della Sharia: Anwar rassicura le minoranze
Per il primo ministro della Malaysia le misure per rafforzare il sistema delle corti islamiche riguarderanno l'organizzazione e non la loro giurisdizione sulle persone non musulmane in un Paese dove l'equilibrio con le corti civili resta una questione delicata. L'insidia delle possibili intepretazione differenti a seconda dei singoli Stati
Kuala Lumpur (AsiaNews) - Gli sforzi per rafforzare in Malaysia il sistema dei tribunali della Sharia – che applicano il diritto islamico - non violeranno i diritti dei non musulmani di praticare la propria religione. Lo ha dichiarato il primo ministro Anwar Ibrahim, nel contesto della persistente sensibilità pubblica riguardo all’equilibrio tra le giurisdizioni civile e religiosa.
Anwar ha dichiarato che il governo rimane impegnato a elevare lo status e il funzionamento della magistratura della Sharia, garantendo al contempo che le tutele costituzionali per le comunità non musulmane restino intatte. “Potrebbero esserci motivi minori di preoccupazione, ma il sistema non è inteso a negare loro il diritto di praticare la propria religione”, ha detto, aggiungendo che le riforme del sistema della Sharia vengono portate avanti nel quadro dell’ordinamento costituzionale della Malaysia.
Ha affermato che l’approccio del governo riflette il sistema giuridico duale della Malesia, in cui i tribunali della Sharia hanno giurisdizione sulle questioni di diritto islamico che riguardano i musulmani, mentre i tribunali civili si applicano a tutti i cittadini. “Dobbiamo elevare la dignità e il prestigio dei tribunali della Sharia, in linea con il nostro riconoscimento come nazione in cui l’Islam è la religione della Federazione”, ha dichiarato. Anwar ha inoltre osservato che, durante i suoi tre anni come primo ministro, nessun membro del gabinetto - compresi i ministri non musulmani - si è opposto alle proposte volte al rafforzarmento di queste istituzioni.
La Malaysia adotta un sistema giuridico a doppio binario in base alla Costituzione federale. I tribunali civili traggono la loro autorità dal diritto federale, mentre i tribunali della Sharia rientrano nella giurisdizione degli Stati e sono limitati alle questioni che riguardano i musulmani, comprese il diritto di famiglia, i reati religiosi e le questioni relative allo stato personale.
Nonostante questa chiara separazione strutturale sulla carta, sono emerse periodicamente tensioni riguardo ai confini giurisdizionali. Casi di alto profilo riguardanti conversioni religiose, controversie sull’affidamento dei figli e i limiti dei poteri sanzionatori dei tribunali della Sharia hanno contribuito a ricorrenti dibattiti nazionali sull’equilibrio tra autorità religiosa e garanzie costituzionali.
La decisione della Corte Federale nel caso “Indira Gandhi” (una battaglia legale incentrata sui diritti dei genitori e sulla conversione unilaterale di un figlio all'Islam ndr), che nel 2021 ha riaffermato la supremazia dei tribunali civili nell’interpretazione della Costituzione, rimane un punto di riferimento fondamentale nelle discussioni sui limiti della giurisdizione. Più recentemente, il dibattito è proseguito sull’ambito di competenza dei tribunali della Sharia dopo modifiche legislative a livello di singoli Stati volte ad ampliare i poteri sanzionatori, alcune delle quali sono state successivamente impugnate o riesaminate a livello federale.
Da quando è entrato in carica, il governo Anwar ha generalmente adottato una posizione che enfatizza il rafforzamento istituzionale delle strutture di governo islamiche, insieme a garanzie di tutela costituzionale per i non musulmani.
I funzionari governativi hanno descritto le riforme dei tribunali della Sharia come misure di carattere amministrativo e di rafforzamento delle capacità, piuttosto che come un’estensione della giurisdizione ai settori del diritto civile. Comprendono proposte relative al personale, alla formazione, all’efficienza nella gestione dei procedimenti e al potenziamento delle infrastrutture giuridiche. Tuttavia la distinzione è spesso politicamente sensibile, in particolare quando le norme adottate a livello statale si intersecano con i confini fissati dalla Costituzione federale.
Le dichiarazioni del primo ministro si inseriscono inoltre in un contesto più ampio di governo di coalizione, nel quale l’amministrazione federale comprende partiti che rappresentano comunità religiose ed etniche diverse. Ciò ha richiesto un delicato equilibrio sulle questioni riguardanti l’islam, il diritto e i diritti civili. Sebbene i leader del governo abbiano ripetutamente sottolineato che il rafforzamento dei tribunali della Sharia non avrà effetti sui non musulmani, in passato gruppi per i diritti civili e costituzionalisti hanno chiesto garanzie legislative più chiare per evitare sovrapposizioni di giurisdizione.





