27/06/2026, 10.59
GIORDANIA
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La Giordania censisce e valorizza i suoi 34 luoghi cristiani

di Giuseppe Caffulli

L'iniziativa promossa dal regno hashemita consolida l'investimento sul turismo religioso cristiano nel Paese e guarda al 2030, quando verranno celebrati i duemila anni dal Battesimo di Gesù. Dal Monte Nebo a Madaba, da Gerasa alla stessa area bizantina di Petra luoghi che mirano a dare vita ad itinerari autonomi rispetto ai viaggi in Israele e Palestina.

Milano (AsiaNews) - La strategia è chiara. La Giordania punta a rafforzarsi in maniera significativa come destinazione del turismo religioso in Medio Oriente. Per questa ragione, 34 siti legati alla storia cristiana (o di interesse biblico) sono stati censiti, catalogati e inseriti in un progetto organico di valorizzazione. L'iniziativa è stata illustrata dal ministro giordano del Turismo e delle Antichità, Imad Hijazin, che conferma la strategia con cui il Regno hashemita punta a consolidare il proprio ruolo nel mercato internazionale dei pellegrinaggi. L'operazione non si limita alla tutela del patrimonio archeologico e religioso: rappresenta un vero e proprio investimento culturale ed economico, in un momento storico segnato da conflitti e violenze che vede le altre mete di pellegrinaggio (Gerusalemme e Luoghi Santi in testa) in forte contrazione di presenze.

L'annuncio del censimento dei 34 luoghi cristiani si accompagna al prossimo lancio di una piattaforma digitale dedicata ad Al-Maghtas, il sito del Battesimo di Gesù sulle rive orientali del Giordano, e alla formazione di guide specializzate nel turismo religioso. Si tratta di tasselli di una strategia avviata da anni e sostenuta direttamente dalla monarchia hashemita, che considera il patrimonio biblico uno degli asset più importanti per la promozione internazionale del Paese.

Il cuore del progetto resta naturalmente Al-Maghtas, identificato dalla tradizione cristiana come la “Betania oltre il Giordano” citata nei Vangeli, dove la tradizione colloca il battesimo di Gesù. Riconosciuto dall'Unesco e visitato da pontefici e capi religiosi provenienti da tutto il mondo, il sito rappresenta oggi il principale polo del pellegrinaggio cristiano in Giordania. Attorno ad esso il governo sta sviluppando infrastrutture, servizi per i pellegrini e un vasto piano di accoglienza in vista del 2030, anno in cui si celebreranno i duemila anni dal battesimo di Cristo. Una iniziativa promossa dalle Chiese cristiane presenti in Giordania e sostenuta da re Abdullah II.

Ma la forza della proposta giordana consiste nel presentare il Paese come un vero e proprio “paesaggio biblico”, nel quale si intrecciano Antico e Nuovo Testamento. Val la pena ricordare alcune delle mete principali, che sommate alle bellezze storiche e naturalistiche della Giordania, ne fanno una meta di viaggio davvero unica.

Per il Nuovo Testamento, oltre al sito del Battesimo, un luogo ricco di storia e di fascino è Macheronte (Mukawir), la fortezza erodiana affacciata sul Mar Morto dove, secondo la tradizione, Giovanni Battista fu imprigionato e decapitato per ordine di Erode Antipa. È uno dei contesti più evocativi della memoria evangelica e rappresenta una tappa di grande interesse per i pellegrini cristiani.

Altrettanto importante è il Monte Nebo, da cui Mosè contemplò la Terra Promessa prima di morire. Pur appartenendo alla storia dell'Antico Testamento, il santuario divenne nei secoli meta privilegiata del pellegrinaggio cristiano, come testimoniano i resti della basilica bizantina e gli splendidi mosaici recuperati dagli archeologi francescani della Custodia di Terra Santa. Dal Nebo, nelle giornate limpide, lo sguardo spazia fino a Gerusalemme e alla valle del Giordano.

E poi la città di Madaba, un altro pilastro dell'offerta religiosa giordana. Nella chiesa greco-ortodossa di San Giorgio è custodita la celebre Carta di Madaba, il più antico mosaico geografico della Terra Santa giunto fino a noi, risalente al VI secolo. Per storici e pellegrini rappresenta una testimonianza straordinaria della memoria cristiana dei luoghi biblici.

Come non ricordare poi Gerasa (Jerash), dove fin dai primi secoli cristiani era presente una fiorente comunità, che eresse chiese e basiliche. E ancora Gadara, città della Decapoli. A Umm ar-Rasas, la Meefat della Bibbia, dove sono stati riportati alla luce i resti della splendida basilica di Santo Stefano con uno dei più bei tappeti musivi del Medio Oriente. Anche Petra, oltre alle bellezze e alle antichità nabatee, conserva memorie cristiane nell'area bizantina. Ma anche tracce (probabilmente leggendarie) della storia biblica, conservate nella toponomastica: oltre alla Sorgente di Mosè (Ain Musa), uno dei picchi rocciosi che si levano attorno all'antica città è chiamato Jebel Harun (Monte di Aronne). Infine val la pena ricordare i castelli crociati, che sorgevano lungo la Via dei Re (che legava il Mar Rosso al Mediterraneo). Le fortezze di Kerark e Shobak sono mete di grande fascino e interesse.

Il fiume Giordano stesso, nel suo corso, rappresenta un filo rosso che attraversa l'intera storia sacra: è il corso d'acqua che gli israeliti attraversarono entrando nella Terra Promessa guidati da Giosuè, il luogo associato ai profeti Elia ed Eliseo e, successivamente, al ministero di Giovanni Battista e al battesimo di Gesù. Un elemento geografico che collega in modo lampante Antico e Nuovo Testamento.

L'obiettivo di Amman è evidente: trasformare la Giordania da semplice estensione dei tradizionali itinerari in Terra Santa a destinazione autonoma del pellegrinaggio internazionale. Non più soltanto una tappa complementare ai viaggi in Israele e Palestina, ma una meta con una propria identità religiosa, custode della memoria biblica nel Medio Oriente contemporaneo.

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