01/11/2006, 00.00
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Papa: "vita eterna", non mito, ma destino che dà senso alle situazioni quotidiane

L'esistenza umana anela a "qualcosa di più grande"; l'eternità non è qualcosa fuori dal mondo, ma "una nuova qualità dell'esistenza". Un saluto al gruppo che ha portato la Fiaccola del dialogo (fra cristiani e musulmani), portata dall'Algeria in Italia, sulle orme di sant'Agostino.

Città del Vaticano (AsiaNews) – La solennità di Tutti i Santi (oggi) e la Commemorazione dei fedeli defunti (domani) sono per Benedetto XVI lo spunto per aprire con l'uomo moderno un dialogo sulla "vita eterna". Alla riflessione prima della preghiera dell'Angelus oggi, davanti ai pellegrini in piazza san Pietro, il papa si è domandato: "L'uomo moderno l'aspetta ancora questa vita eterna, o ritiene che essa appartenga a una mitologia ormai superata? In questo nostro tempo, più che nel passato, si è talmente assorbiti dalle cose terrene, che talora riesce difficile pensare a Dio come protagonista della storia e della nostra stessa vita". Egli ha poi aggiunto: "L'esistenza umana però, per sua natura, è protesa a qualcosa di più grande, che la trascenda; è insopprimibile nell'essere umano l'anelito alla giustizia, alla verità, alla felicità piena. Dinanzi all'enigma della morte, sono vivi in molti il desiderio e la speranza di ritrovare nell'aldilà i propri cari. Come pure è forte la convinzione di un giudizio finale che ristabilisca la giustizia, l'attesa di un definitivo confronto in cui a ciascuno sia dato quanto gli è dovuto".

Anche per i cristiani talvolta "la vita eterna" appare solo come una qualificazione quantitativa, come "una vita che dura per sempre". Essa in realtà è "una nuova qualità di esistenza, pienamente immersa nell'amore di Dio, che libera dal male e dalla morte e ci pone in comunione senza fine con tutti i fratelli e le sorelle che partecipano dello stesso Amore". In questo senso, il papa ha precisato, "l'eternità …. può essere già presente al centro della vita terrena e temporale, quando l'anima, mediante la grazia, è congiunta a Dio, suo ultimo fondamento. Tutto passa, solo Dio non muta. Dice un Salmo: "Vengono meno la mia carne e il mio cuore; / ma la roccia del mio cuore è Dio, / è Dio la mia sorte per sempre" (Sal 72/73,26). Tutti i cristiani, chiamati alla santità, sono uomini e donne che vivono saldamente ancorati a questa "Roccia"; hanno i piedi sulla terra, ma il cuore già nel Cielo, definitiva dimora degli amici di Dio".

La "vita eterna" non è dunque qualcosa di staccato dalla vita di tutti giorni e in fondo inutile. Essa  è "il nostro ultimo e definitivo destino, che dà senso alle situazioni quotidiane".

Benedetto XVI ha concluso la sua riflessione con un'esortazione: "Ravviviamo il gioioso sentimento della comunione dei santi e lasciamoci attrarre da loro verso la meta della nostra esistenza: l'incontro faccia a faccia con Dio. Preghiamo che questa sia l'eredità di tutti i fedeli defunti, non soltanto dei nostri cari, ma anche di tutte le anime, specialmente quelle più dimenticate e bisognose della misericordia divina. La Vergine Maria, Regina di Tutti i Santi, ci guidi a scegliere in ogni momento la vita eterna, la "vita del mondo che verrà" – come diciamo nel Credo; un mondo già inaugurato dalla risurrezione di Cristo, e di cui possiamo affrettare l'avvento con la nostra conversione sincera e le opere di carità".

Dopo la preghiera mariana, il papa ha salutato in varie lingue i pellegrini presenti numerosi. Fra gli italiani, ha salutato in particolare "il gruppo che porta la "Fiaccola del Dialogo" sulle orme di Sant'Agostino. Partita dall'antica Tagaste, in Algeria, la Fiaccola è passata da Ippona, Tunisi e Malta; giunta ad Ostia e quindi a Roma, partirà per Pavia, dove si trova la tomba del Santo. Volentieri benedico questa iniziativa dell'Ordine Agostiniano e questa Fiaccola, simbolo di fede e di pace".

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