15/11/2018, 08.39
RUSSIA-TURCHIA-UCRAINA
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Parrocchie russe in Turchia, progetti patriarcali di Poroshenko

di Vladimir Rozanskij

I fedeli russi in Turchia non hanno più chiese dove andare a pregare perché esistono solo chiese del “patriarcato scismatico”. In Ucraina si attende il Tomos dell’autocefalia per la fine di novembre. Il presidente ucraino punta su Simeon come nuovo patriarca unificato.

Mosca (AsiaNews) - C’è bisogno urgente di inviare preti russo-ortodossi in Turchia per il servizio pastorale ai fedeli russi. Dopo lo scisma, infatti, essi sono impossibilitati a frequentare le chiese del patriarcato ecumenico. Lo ha annunciato il metropolita Ilarion (Alfeev), dicendo che “non abbiamo altra scelta”. Intervenendo al programma “La Chiesa e il mondo” sul canale televisivo Russia-24, lo scorso 10 novembre, egli ha assicurato che dopo la rottura fra Mosca e Costantinopoli sono giunte “numerosissime lettere” di fedeli russi che vivono in Turchia.

Ilarion ha ricordato che in Turchia al patriarcato di Costantinopoli appartengono non più di 2mila fedeli. Al presente, i russi nel Paese sarebbero alcune decine di migliaia che “non hanno più una chiesa dove andare a pregare, perché in Turchia ci sono solo chiese del patriarcato scismatico”. Egli ha raccontato che già in passato il patriarcato di Mosca aveva proposto più volte di inviare in Turchia dei sacerdoti russi, ma Costantinopoli aveva sempre rifiutato. Ora i pastori inviati in Turchia cercheranno di organizzarsi a seconda dei vari luoghi, senza più preoccuparsi di “invadere” le strutture del patriarcato concorrente.

Ad oggi, il primo “missionario” russo a Istanbul è il padre Georgij Sergeev, quarantenne di formazione diplomatica ecclesiastica, molto vicino al patriarca Kirill (Gundjaev).  P. Georgij celebra presso il consolato generale russo di Istanbul, con il sostegno del console Andrej Podjolishev, e ha assunto l’incarico di parroco-amministratore della chiesa dedicata ai santi imperatori Costantino ed Elena sul territorio del consolato. La chiesa è stata consacrata nel 2009 durante la prima visita del patriarca Kirill nella capitale turca insieme al patriarca Bartolomeo (Archontonis).

Intanto, si attende di conoscere la tempistica dei passi per la definitiva proclamazione dell’autocefalia ucraina. La dirigenza ucraina, e lo stesso presidente Petro Poroshenko annunciano una imminente riunione del concilio locale delegato a eleggere il nuovo primate della Chiesa autocefala in Ucraina, confidando di ricevere da Costantinopoli il sospirato Tomos entro la fine dell’anno.

Nelle intenzioni di Poroshenko, il concilio si dovrebbe tenere entro la fine di novembre. Nel frattempo, il 13 novembre egli ha cercato d’incontrare i vescovi della Chiesa ortodossa ucraina dipendente da Mosca riuniti nel Sinodo locale, per convincerne il più possibile a trasferirsi alla nuova Chiesa autocefala. L’incontro è fallito apparentemente per un fraintendimento sul luogo della riunione: i vescovi erano riuniti presso la Lavra delle Grotte di Kiev, mentre il presidente li ha invitati al palazzo della “Casa Ucraina”, dove alla fine si sono presentati soltanto tre prelati, che sono usciti senza rilasciare alcuna dichiarazione. Nel frattempo, il Sinodo si è ufficialmente allineato alle posizioni di Mosca, interrompendo le relazioni eucaristiche con il patriarcato di Costantinopoli.

Per quanto riguarda i vescovi delle altre due giurisdizioni ucraine, ci sarebbe già un accordo, sempre ispirato dal presidente, per cui i due attuali capi (Filaret Denisenko e Makarij Maletič) avrebbero già dato la disponibilità a farsi da parte, per favorire l’elezione di un nuovo primate “autocefalo”, patriarca o meno che sia.

Poroshenko avrebbe anche già individuato il nuovo capo da far eleggere: si tratterebbe del metropolita Simeon (Shostatsky) di Vinnitsa e Bar (v. foto), uno dei tre presenti all’incontro alla “Casa Ucraina”, della giurisdizione moscovita, ma favorevole alla nuova Chiesa indipendente. Simeon sarebbe abbastanza indipendente dall’anziano Filaret (che al titolo auto-assegnato di patriarca ha aggiunto quello di archimandrita, in funzione della nuova riforma) e dallo stesso patriarca Bartolomeo di Costantinopoli, ma decisamente vicino allo stesso Poroshenko.

Con la nomina “guidata” di Simeon, il presidente intende iniziare l’opera di “estradizione” dei vescovi formalmente fedeli a Mosca, ma in realtà favorevoli o non refrattari all’autocefalia, prendendoli per mano e superando timori e resistenze. Questo avverrebbe usando il bastone e la carota: minacciando i refrattari di essere tacciati come “nemici del popolo ucraino”, e blandendo i favorevoli con le prospettive di una nuova carriera assai promettente. La speranza dei sostenitori di questo piano è di arrivare pian piano allo stesso metropolita Onufrij (Berezovsky), il capo della metropolia filo-moscovita, che verosimilmente non aderirebbe subito alla nuova giurisdizione, ma potrebbe riunirsi in futuro. Con l’adesione di Onufrij, la composizione della Chiesa autocefala raggiungerebbe la piena autorevolezza.

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