30/11/2020, 13.04
BANGLADESH
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Partiti islamici: No alle statue di Mujibur Rahman, il Padre della patria, sono un idolo

di Sumon Corraya

Il governo ha deciso di installare statue del fondatore del Paese in molte località per celebrare i 100 anni dalla nascita. Il Partito Awami League del primo ministro – figlia di Mujibur – ha stilato un programma annuale di eventi. Ma i leader di partiti musulmani gridano allo scandalo.

Dhaka (AsiaNews) – Alcuni leader islamici hanno iniziato una campagna contro l’innalzamento di statue del Padre della patria Mujibur Rahman, promettendo: “Le tireremo giù tutte!”

Mujibur Rahman (1920-1975), fondatore del moderno Bangladesh, è anche padre dell’attuale primo ministro Sheikh Hasina, del Partito Awami League. E proprio il suo governo ha annunciato che saranno istallate molte statue e sculture in diverse zone del Paese per celebrare quest’anno il Mujib Borsho (l’anno di Mujib), che segna il centenario della nascita del leader, assassinato con molti membri della sua famiglia nel 1975 con un attacco da parte dei militari. L’Awami League ha anche preparato un programma annuale con eventi per commemorare la sua vita e la sua eredità.

Ma lo Islami Andolon Bangladesh, un partito islamista, e l’ Hefazat-e-Islam Bangladesh, un altro gruppo islamista, insieme ad altri leader radicali esigono che non si istalli nessuna statua perché il Paese è a maggioranza islamica, e i musulmani sono il 92% della popolazione.

Junayed Babunagari (foto 2), capo dell’Hefazat-e-Islam Bangladesh ha dichiarato che in un Paese musulmano no ci possono essere statue e ha minacciato di buttare giù tutte le statue nella nazione. “Tutte le statue saranno buttate giù, chiunque esse rappresentino. Le butteremo giù tutte!”.

Egli ha precisato di rispettare il Padre della nazione, Bangabandhu Sheikh Mujibur Rahman, e sua figlia Sheikh Hasina. Ma proprio lei, ha aggiunto, “ha detto che il Bangladesh sarebbe stato governato seguendo la Carta di Medina. Non vi possono essere statue in un Paese guidato da questa Carta. Qui in Bangladesh molte persone sono arrestate e torturate perché dicono la verità e diffondono il messaggio dell’islam. Ma noi non smetteremo mai di dire la verità”.

E ieri, il segretario generale di Hefazat-e-Islam Bangladesh, il Maulana Mamunul Haque (foto 3), in una conferenza stampa ha spiegato che stanno studiando misure per rimuovere ogni statua o scultura anche a costo di scontrarsi con le autorità dal punto di vista legale, morale e politico.

“Molta gente – ha precisato – dice che io sto parlando contro Sheikh Mujibur Rahman. No: io sto parlando contro le sculture. Io rispetto Sheikh Mujibur Rahman, ma continuerò la mia lotta con tutte le mie forze, se lo Stato continua a sostenere l’istallazione di statue”.

In contrasto, Faridul Haque Khan, ministro per gli Affari religiosi (foto 4), da poco nominato, ha detto che sculture e idoli non sono la stessa cosa. Al suo primo giorno in ufficio, ieri, Haque ha cercato di spiegare la distinzione fra una scultura e un idolo e ha aggiunto: “Se andate in Pakistan, India, o in qualunque altro Paese del mondo, troverete ovunque sculture e statue”.

Egli ha fatto notare che l’immagine del Bangabandhu e di altri leader sono impresse sulle banconote e sulle monete. Se queste fossero “idoli” la gente non le userebbe, né le porterebbe con sé.

Opporsi alle sculture è frutto di una incomprensione, ha detto Haque, ricordando che perfino in Egitto e Arabia saudita vi sono sculture.

In realtà, egli ha detto, come in ogni comunità, anche in Bangladesh vi sono persone cattive, che cercando di destabilizzare l’armonia nella società per realizzare i loro scopi e interessi.

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