04/05/2007, 00.00
CINA - MYANMAR - INDIA
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Passeranno per il Myanmar il gas e il petrolio di Medio Oriente ed Africa

La Cina costruirà un gasdotto di 2.380 chilometri dalle coste occidentali del Myanmar allo Yunnan. Intanto sfrutta i ricchi giacimenti birmani, anche a danno della popolazione. Pure l’India progetta un gasdotto dal Myanmar. La preoccupazione che il gas aiuti la giunta militare a perseguitare le minoranze etniche.

Pechino (AsiaNews/Agenzie) – Cina e India si contendono l’energia del Myanmar. Mentre Pechino vuole trasportare attraverso la regione anche il petrolio di Medio Oriente e Africa, New Delhi progetta un gasdotto dal Myamnar all’India attraverso il Bangladesh. Ma esperti temono che la ricchezza del Paese favorirà la giunta militare a danno della popolazione.

Ad aprile, la Commissione nazionale cinese per la riforma e lo sviluppo ha approvato la costruzione di un gasdotto di 2.380 chilometri dal porto birmano di Sittwe nel Golfo del Bengala a Kunming, capitale del sudoccidentale Yunnan, per portare 170 miliardi di metri cubi di gas dal Medio Oriente nei prossimi 30 anni. Pechino cerca una via alternativa allo Stretto di Malacca per portare l’energia del Medio Oriente e dell’Africa. La statale Sinopec ha annunciato che i lavori inizieranno nell’anno, con un costo previsto di 8 miliardi di yuan (1,04 miliardi di dollari).

Intanto la Cina da tempo cerca e sfrutta i giacimenti birmani. A gennaio la China National Petroleum Corp. (Cnpc) ha concordato con il governo birmano la ricerca e l’estrazione di petrolio e gas nelle acque della costa occidentale del Paese. Anche le altre grandi ditte energetiche cinesi (la Sinopec e la China National Offshore Oil Corp. Cnooc) sono attive da tempo in zona: nel 2006 Fu Chengyu, presidente della Cnooc, ha detto che la ditta concentra gli investimenti di medio termine su due Paesi: Myanmar e Nigeria.

L’India, pure affamata d’energia, dagli anni ’90 coopera con l’antico rivale Myanmar. New Delhi progetta da tempo un gasdotto di 950 chilometri attraverso il Bangladesh, ma finora le difficoltà esistenti con Dhaka hanno convinto Yangoon a vendere il gas alla Cina. Ma il 1° maggio Iftekhar Ahmed Chowdhury, portavoce del ministro degli Esteri bengalese di ritorno dal Myanmar, ha rilanciato il progetto dichiarando il suo Paese “disponibile a cercare  un accordo” per il gasdotto, dal costo previsto di 1 miliardo di dollari. Si stima che l’India pagherà al Bangladesh 100-120 milioni di dollari annuali per diritti di passaggio.

Il Myanmar è ritenuto avere i maggiori depositi di gas dell’Asia del sudest e anche altri Stati, come Giappone e Corea del Sud, da tempo sono attivi nel Paese. La sola Thailandia spende circa 1,2 miliardi di dollari annui per il gas birmano. Esperti osservano che iin tal modo la giunta ottiene pregiata valuta estera e temono che ciò favorisca la persecuzione delle popolazioni locali. Da tempo Human Rights Watch ha denunciato che i principali depositi di gas sono stati scoperti nel Myanmar occidentale, dove vive la minoranza etnica Arakan. Lo scorso fine settimana vicino a Ye Nan Taung, nella municipalità di Kyaukpyu, gli abitanti hanno assalito e lanciato pietre contro gli uffici della Cnooc, accusandola di dare paghe inferiori agli accordi. Wong Aung, portavoce del Movimento Shwe Gas che tutela i diritti degli Arakan, da tempo denuncia che la Cnooc si impossessa di terre petrolifere degli Arakan e tratta gli abitanti come suoi dipendenti, ma osserva che non sarà loro possibile ottenere giustizia “in un Paese senza legge”. (PB)

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