09/03/2020, 12.35
LIBANO
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Patriarca maronita: non permetteremo il crollo ‘economico’ del Libano

Duro attacco del card Raï contro una classe dirigente che rischia di mandare in default il Paese. “A repentaglio il futuro” della popolazione. Per la prima volta Beirut non pagherà una rata da 1,2 miliardi di interessi sul debito. Il denaro verrà utilizzato per le importazioni. Diab: impossibile pagare gli interessi. 

Beirut (AsiaNews/Agenzie) - La chiesa maronita “non permetterà il crollo” del Libano e opporrà una fiera resistenza contro quanti intendono “manomettere il destino” della nazione. È quanto ha affermato ieri il patriarca card Beshara Raï, in risposta agli annunci del giorno precedente da parte del premier Hassane Diab circa la sospensione del pagamento degli eurobond e l’ipotesi avanzata oggi di “default” per la prima volta nella storia del Paese. “È un nostro preciso dovere - ha aggiunto il porporato - ricordare che il libero sistema finanziario e di mercato, di cui il settore bancario è una parte fondamentale e al quale i libanesi affidano i risparmi - è il pilastro fra i pilastri dell’entità libanese, istituito 100 anni fa dal venerabile il patriarca Elias Hoayek”. 

Indebolito da un debito crescente, il Libano sta vivendo la peggiore crisi finanziaria dai tempi della guerra civile, sollevando le proteste della popolazione e ripetuti appelli della Chiesa maronita. Il debito pubblico è di circa 92 miliardi di dollari, quasi il doppio (170%) del Prodotto interno lordo (Pil). La sterlina libanese, ancorata al dollaro dal 1997 almeno in via ufficiale, è precipitata sul mercato parallelo per l’aumento dell’inflazione e la disoccupazione. La Banca mondiale ha prospettato una recessione imminente, che potrebbe far aumentare in modo drastico il tasso di povertà di una nazione già colpita dalla guerra in Siria e dall’emergenza profughi.

Rivolgendosi a fedeli e cittadini durante l’omelia della messa domenicale, il patriarca maronita mette in guardia la classe dirigente dal “danneggiare” il Paese, mettendo così “a repentaglio il futuro dei libanesi”. Egli ha quindi sottolineato che le ragioni della crisi e del debito crescente “si trovano altrove” ed è compito del governo “affrontare subito le ragioni e punire quanti stanno manipolando la valuta nazionale”. “Ricordiamo - conclude il card. Raï - che la libera economia è al cuore della Costituzione, ma essa deve avere al contempo [come sottolinea la Chiesa] una dimensione sociale che sappia garantire giustizia, solidarietà, dignità umana e diritti”.

La parole del primate maronita sono una risposta diretta all’annuncio fatto lo scorso 7 marzo dal Primo Ministro libanese Hassan Diab, il quale ha avvertito che oggi il Paese non avrebbe pagato una rata da 1,2 miliardi di dollari di interessi sul suo enorme debito pubblico. Sarà la prima volta che il Paese dei cedri non pagherà una rata del suo debito e un segnale che le cose nel Paese stanno andando molto male. A conclusione di una riunione di governo e con i rappresentanti delle banche, il capo dell’esecutivo ha sottolineato che “il debito è diventato più grande di quanto il Libano possa sostenere ed è impossibile per i libanesi pagare gli interessi”.

Le riserve di valuta straniera necessaria per ripagare debitori esteri si stavano da tempo riducendo e le banche avevano già imposto grossi limiti ai prelievi e si rifiutavano di convertire la lira libanese in dollari. Ciò ha complicato ancor più la capacità del Paese di importare beni dall’estero, riducendo le merci e rendendo ancora più grave la crisi. Il governo doveva scegliere se continuare a usare le riserve di valuta per ripagare il debito o saltare il pagamento e conservarle per le importazioni.

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