19/10/2020, 09.03
CINA
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Pechino, +4,9% di crescita nel terzo trimestre: continua la ripresa post-Covid

Il dato è però inferiore a quello predetto dagli analisti (fra 5,3 e 5,5%). Recupero trainato da export e turismo. Rallenta crescita di investimenti e consumi. Dubbi sui dati dell’occupazione. La riapertura agli ambulanti a Pechino suggerisce che il quadro lavorativo è ancora difficile.

Pechino (AsiaNews/Agenzie) – Continua la ripresa economica in Cina dopo la fase acuta dell’emergenza coronavirus. Secondo l’Ufficio nazionale di statistica, nel terzo trimestre dell’anno il Pil nazionale è cresciuto del 4,9% rispetto allo stesso periodo del 2019. Il dato è inferiore a quello predetto dagli analisti (fra 5,3 e 5,5%); rappresenta però un netto miglioramento rispetto al crollo del primo trimestre (-6,8%), prima contrazione in territorio negativo dalla fine della Rivoluzione culturale nel 1976, e i primi segni di recupero tra aprile e giugno (+3,2%).

Tra le maggiori economie del mondo, quella del gigante cinese è l’unica che si avvia a chiudere il 2020 con una crescita positiva: le previsioni la danno attorno al 2%, lontano dal 9% di media raggiunto negli ultimi 20 anni.

Gli indicatori cinesi sono tutti in miglioramento; la spinta maggiore all’incremento del Pil è arrivata dall’export, aumentato a settembre del 9,9% rispetto a un anno prima. Un fattore di crescita è stato anche il turismo interno, cresciuto soprattutto durante la “Settimana d’oro” di ottobre. Per diversi osservatori, il dato inferiore rispetto alle previsioni è dovuto all’aumento contenuto degli investimenti aziendali e infrastrutturali, come dei consumi, che Xi Jinping vorrebbe trasformare nel volano del nuovo modello di crescita del Paese.

Analisti indipendenti spesso esprimono dubbi sulla veridicità delle cifre fornite da Pechino. I numeri positivi sul Pil contrastano in parte con quelli sulla disoccupazione, passata al 5,4% in settembre dal 5,6% di agosto (in febbraio aveva raggiunto il 6,2%). Il dato non considera però più di 179 milioni di lavoratori migranti, per lo più provenienti dalle aree rurali.

Una recente decisione delle autorità cittadine di Pechino suggerisce che l’occupazione nel Paese stenta ancora a riprendersi. Nei giorni scorsi, i leader locali hanno autorizzato il ritorno dei venditori di strada come misura per ravvivare l’economia, colpita dagli effetti della pandemia. A inizio anno, prima dello scoppio della crisi sanitaria globale, il Partito comunista cinese aveva lanciato una campagna per limitare l’attività degli ambulanti, mossa che ha creato una spaccatura tra la fazione di Xi e il premier Li Keqiang.

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