25/02/2020, 12.35
HONG KONG-CINA
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Pechino, condannato a dieci anni di carcere Gui Minhai

L’editore di Hong Kong è accusato di spionaggio. La polizia di Pechino lo arrestò in Thailandia nel 2015. Su pressione dei suoi carcerieri ha rinunciato alla cittadinanza svedese. Il Partito comunista continua a reprimere le voci libere. La condanna può rinvigorire il movimento pro-democrazia a Hong Kong.

Hong Kong (AsiaNews/Agenzie) – Un tribunale cinese ha condannato Gui Minhai, editore di Hong Kong con cittadinanza svedese, a 10 anni di carcere. L’accusa è di aver fornito informazioni di intelligence all’estero. La Corte intermedia di Ningbo (Zhejiang) ha emesso il verdetto ieri, privando inoltre Gui dei suoi diritti politici per cinque anni. Amici e persone vicine all’editore credono che la sua decisione di non appellarsi alla sentenza sia dovuta al fatto che egli ha già scontato parte della pena.

Nel 2015, Gui è stato arrestato in Thailandia insieme a quattro suoi soci da agenti cinesi. Portato in Cina, egli è stato condannato per omissione di soccorso durante un incidente stradale avvenuto nel 2003, mentre gli altri fermati sono stati liberati. Uno di loro, Lam Wing-kee, ha dichiarato in seguito di essere stato rapito nuovamente dalla polizia cinese mentre passava il confine tra Hong Kong e Shenzhen, e di aver subito “torture psicologiche” – liberato ancora una volta, oggi Lam vive a Taiwan.

Dopo aver scontato due anni di carcere, Gui è stato rilasciato, per poi essere di nuovo fermato dalla polizia cinese nel gennaio del 2018. Egli si stava recando a Pechino per alcune visite mediche insieme a due diplomatici svedesi. In un’intervista organizzata dal ministero della Pubblica sicurezza poco dopo il suo secondo fermo, l’editore ha accusato il governo svedese di aver “sensazionalizzato” il suo arresto, allo scopo di creare un caso politico.

Il sospetto è che la sua dichiarazione sia stata imposta, come anche la decisione di richiedere la nazionalità cinese. Pechino non riconosce la doppia cittadinanza, e con questa mossa può negare a Gui assistenza consolare dalla Svezia.

Il Paese scandinavo e l’Unione europea hanno chiesto a più riprese il suo rilascio, sostenendo che le accuse all’editore sono prive di fondamento. Le autorità svedesi si lamentano di non aver potuto assistere al processo.

Gui è finito nel mirino delle autorità di Pechino per aver pubblicato e venduto testi che raccontano aspetti personali delle vite di alcuni esponenti del Partito comunista. La condanna è vista da molti come un atto repressivo e intimidatorio da parte del regime, sempre pronto a limitare la libertà di espressione, soprattutto quando il suo esercizio rischia di screditare l’immagine della leadership.

L’incarcerazione di Gui getta luce sulla capacità delle forze di sicurezza cinesi di compiere operazioni fuori del territorio nazionale, fatto che può rafforzare la determinazione del movimento pro-democrazia di Hong Kong nel continuare le proteste contro le autorità cittadine, legate a doppio filo a Pechino. La scintilla che ha fatto scoppiare lo scorso giugno le dimostrazioni di piazza nella città autonoma è stata la possibile approvazione di una legge sull’estradizione che, secondo i suoi oppositori, se approvata avrebbe permesso al governo cinese di processare dissidenti politici e avvocati per i diritti umani hongkongesi.

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