05/01/2016, 00.00
HONG KONG – CINA

Sempre più fitto il mistero di Lee Bo, editore critico di Pechino “sparito nel nulla”

Una lettera inviata via fax e firmata da lui afferma che si trova in Cina per “collaborare a indagini segrete di cui è meglio che nessuno sappia”. La moglie ritira la denuncia alla polizia di Hong Kong per la sua sparizione. E un giornale ufficiale del Partito afferma: “Sa quanti danni ha commesso, vuole mantenere un basso profilo”. Lee Cheuk-yan: “Questo è ciò che gli abitanti del Territorio temono di più: essere presi da agenti cinesi e portati di nascosto oltreconfine”.

Hong Kong (AsiaNews) – La vicenda dell’editore “sparito” a Hong Kong e con ogni probabilità oggi in un luogo segreto della Cina continentale non accenna a chiarirsi. Lee Bo, scomparso lo scorso 30 dicembre 2015, avrebbe inviato via fax una lettera a un collega in cui sostiene di “aver deciso di collaborare con la polizia a un’inchiesta importante”, mentre la moglie ha ritirato la denuncia per la sua sparizione alla polizia del Territorio. Ma i deputati democratici del Territorio puntano il dito contro Pechino e chiedono al governo locale di aprire un’inchiesta sulla vicenda.

Lee Bo è il quinto dirigente della Causeway Bay Bookshop a scomparire. Il negozio e la casa editrice ad esso collegata sono noti per le loro pubblicazioni sulla lotta per il potere nella Cina continentale e sulla vita privata dei leader comunisti. In un primo momento, la moglie ha dichiarato di aver ricevuto tre chiamate dal marito provenienti da Shenzhen (Cina meridionale) e che per questo – spaventata – ha denunciato la sua scomparsa alle autorità di Hong Kong.

Oggi però la donna ha ritrattato, probabilmente a causa di una lettera che Lee avrebbe inviato via fax a un collega. Nel testo, l’editore scrive di “aver deciso di collaborare con urgenza a una questione, un’inchiesta della polizia molto importante di cui nessuno deve sapere nulla”. Inoltre, aggiunge di “essere entrato in Cina in maniera autonoma”. Su quest’ultimo punto, però, due deputati democratici del Territorio hanno sollevato molte questioni.

James To Kun-sun e Michael Tien Puk-sun hanno partecipato a un programma radio molto popolare per discutere della sparizione: “Per moltissimi anni – ha dichiarato il primo – Lee ha evitato con cura di entrare nella Cina continentale sapendo cosa rischiava. E ora ‘in maniera autonoma’ va lì, senza passare dalle dogane, e ci rimane?”. Il suo collega ha aggiunto: “Perché non ha usato il documento di libero accesso [sorta di visto permanente per i residenti di Hong Kong e Macao, che permette l’ingresso e l’uscita dal Paese ndr] se è andato in maniera libera?”. I due hanno poi annunciato di aver chiesto al Capo dell’Esecutivo di aprire un’indagine sulla vicenda.

Il quotidiano in lingua inglese del governo cinese, il Global Times, è intervenuto per la seconda volta sulla sparizione: “Anche se la Causeway Bay Books è aperta a Hong Kong, il danno che ha creato contro la nostra nazione è già entrato nella madrepatria. Lee Bo questo lo sa bene. E probabilmente vuole collaborare mantenendo un basso profilo”.

Lee Cheuk-yan, deputato democratico e segretario dell’Alleanza per il sostegno dei movimenti democratici e patriottici in Cina, conclude: “Tutto questo dimostra che Lee Bo è sotto inchiesta in Cina perché la sua libreria e casa editrice hanno insultato la Cina. E questo è quello che gli abitanti di Hong Kong temono di più: essere arrestati da agenti cinesi qui ed essere portati di nascosto oltreconfine”. 

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