27/09/2007, 00.00
CINA - MYANMAR
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Pechino, l'alleato più prezioso della giunta militare

La Cina è interessata ai ricchi giacimenti di gas, a un porto sull’Oceano Indiano, a oleodotti verso lo Yunnan, ma anche a un mercato per le proprie merci. In pochi anni un milione di cinesi ci si sono stabiliti in Myanmar. In cambio, Pechino “protegge” la giunta dall’Onu.

Bangkok (AsiaNews/Agenzie) – Giacimenti di gas stimati equivalenti a centinaia di milioni di barili di greggio e, soprattutto, un porto sull’Oceano Indiano e un oleodotto per portare il greggio proveniente da Africa, Medio Oriente e Venezuela dalla costa orientale del Golfo del Bengala sino alla regione cinese dello Yunnan. Per la Cina il Myanmar è un alleato strategico fondamentale, per le risorse energetiche e la posizione geografica.

Insieme alla giunta Pechino ha già varato il progetto di un oleo-gasdotto dalla costa dell’Arakan allo Yunnan. Nell’aprile 2006 la cinese Commissione per la riforma e lo sviluppo nazionale ha approvato la costruzione di un oleodotto di circa 900 chilometri dalla costiera Sittwe alla cinese Kunming. La statale PetroChina ha sottoscritto con il Myanmar un protocollo di intenti per la fornitura in 30 anni di 6,5 trilioni di piedi cubi di gas dalle acque del Golfo del Bengala.

Un porto sul Golfo del Bengala è anche importante per controllare il traffico sull’Oceano Indiano, anche della marina militare Usa. Da lì possono partire le merci cinesi per India, Medio Oriente e anche Europa. Pechino è pure disposta a contribuire alla costruzione di un’autostrada dal Myanmar settentrionale all’India del nordest, impiegando 40mila operai cinesi.

Il Myanmar vende anche legname (almeno per 350 milioni di dollari nel 2005, soprattutto in modo illegale, secondo Global Witness) e pietre preziose, mentre Pechino gli fornisce armi e manifatture di ogni tipo. Gli scambi commerciali “ufficiali” sono stati di 1.11 miliardi di dollari nei primi 7 mesi del 2007 (+39,4% rispetto al 2006), ma ad esso va aggiunto il commercio “illecito” di stupefacenti, legname e pietre preziose. Pechino elargisce anche finanziamenti, garantiti dal gas: nel 2003 ha prestato 200 milioni di dollari per un impianto idroelettrico vicino Mandalay, anche se poi pretende che per le opere siano poi utilizzati materiali, ditte e persino mano d’opera cinese. Sono decine i progetti approvati o allo studio.

Si stima che più di un milione di cinesi – contadini, operai e commercianti – si siano stabiliti in Myanmar negli ultimi 10 anni e nel porto di Yangon si trovano ottimi ristoranti cinesi.

La Cina fornisce alla giunta anche una protezione “politica”: a gennaio il veto di Cina e Russia ha impedito una risoluzione di condanna del Consiglio di Sicurezza Onu per la grave e sistematica violazione dei diritti umani compiuta dalla giunta.

Ora la Cina è molto “preoccupata” per quanto sta succedendo e auspica che “governo e popolazione possano trovare la giusta soluzione agli attuali problemi”, ha detto il 25 settembre Jiang Yu, portavoce del ministro cinese degli Estei. Ma questo è detto soprattutto per i media stranierii: nei giornali cinesi di Partito in questi giorni c'è solo qualche striminzita notizia sulle manifestazioni, nessuna foto e grande spazio alla difesa della sicurezza da parte della giunta.

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