16/04/2009, 00.00
CINA
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Pechino, la crescita del Pil scende a 6,1%

È la cifra più bassa dal 1992. Per mantenere l’occupazione e frenare le tensioni sociali, il Paese ha bisogno di una crescita dell’8%. Vi sono anche segnali positivi, dovuti soprattutto al potente pacchetto di stimolo di 4 mila miliardi di yuan varato dal governo.

Pechino (AsiaNews/Agenzie) – L’Ufficio nazionale di statistica ha annunciato oggi che nel primo trimestre del 2009, la crescita del Prodotto interno lordo (Pil) cinese è sceso a 6,1%, il valore più basso dal 1992. Nell’ultimo trimestre del 2008 la crescita era del 6,8 e diversi economisti avevano preannunciato che a causa della crisi globale il Pil cinese sarebbe sceso al 6,3. Un mese fa il premier Wen Jiabao aveva dichiarato che il governo era deciso a mantenere la crescita all’8%, visto come un livello necessario per mantenere l’impiego e frenare rivolte e tensioni sociali dovuti alla disoccupazione.

La crescita cinese si è mantenuta oltre il 10% dal 2003 al 2007 e nel 2008 è stata del 9%. Ma la sua economia, dipendente dalle esportazioni, risente del calo della domanda globale, e decine di migliaia di fabbriche sono rimaste senza commesse e costrette a chiudere.

L’Ufficio di statistica ha dichiarato che “l’economia nazionale si trova sotto la pressione di un rallentamento”, prodotto dalla riduzione della domanda che a sua volta porta a minori profitti per le aziende, minori introiti per lo Stato e crescente disoccupazione. Le cifre ufficiali della disoccupazione sono di circa 20 milioni, ma è possibile che le cifre reali siano anche 50 milioni, dato che molti lavoratori migranti nelle città non hanno contratto e subiscono licenziamenti senza alcuna registrazione.

L’Ufficio nazionale di statistiche afferma che vi sono comunque segnali di ripresa, come un incremento della produzione industriale, passato all’8,3 in marzo, dal 3,8 nei primi due mesi del 2009.

La ripresa è però dovuta a un potente pacchetto di stimolo voluto dal governo, del valore di 4 mila miliardi di yuan (oltre 400 miliardi di euro). Secondo esperti questa ripresa è solo temporanea.

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