25/11/2017, 12.13
CINA
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Pechino, migliaia di senzatetto dopo un incendio. La campagna contro appartamenti illegali

di John Ai

L’incendio scoppiato in un palazzo ha fatto 19 morti, dei quali 8 bambini. Pechino lancia una campagna casa per casa per chiudere appartamenti impropri, piccole industrie e uffici espellendo chi vi abita. Migliaia di senzatetto. Cai Qi, amico di Xi Jinping, deciso a ripulire la città dalle “industrie a reddito basso” e a ridurre la popolazione.

Pechino (AsiaNews) – Il governo di Pechino ha iniziato a ripulire la città da appartamenti e case di basso livello, dopo che un palazzo nel distretto di Daxing ha preso fuoco la sera del 18 novembre scorso. Le autorità hanno deciso una vera e propria campagna di 40 giorni con ricerche a tappeto per eliminare appartamenti e strutture illegali. I locatari di questi appartamenti sono stati buttati fuori, divenendo dei senzatetto.

L’incendio del palazzo di Jufuyuan a Daxing ha ucciso 19 persone, fra i quali otto bambini. La maggior parte degli abitanti erano lavoratori migranti, sempre alla ricerca di locazioni economiche. Secondo la CCTV statale, le vittime sono morte per un’emissione di ossido di carbonio. Il fuoco è scoppiato da una struttura di refrigerazione sotterranea impiantata da poco nella costruzione. La polizia ha arrestato 18 sospetti compreso il locatario, sei persone incaricate di gestire gli appartamenti e 11 operai che lavoravano all’impianto di refrigerazione. Il governo locale accusa gli 11 operai di essere non qualificati per quel lavoro. In ogni modo, le autorità affermano che le cause dell’incendio non sono ancora emerse con chiarezza.

La maggior parte delle persone che vivevano nel Jufuyuan erano lavoratori migranti, almeno centinaia. Essi, insieme a giovani laureati in città per lavoro, preferiscono stare in periferia, dove si trovano piccole industrie e appartamenti a prezzi molto bassi. Alcune costruzioni di Pechino sono state trasformate in strutture multi-funzione, ospitando uffici, magazzini e appartamenti da affittare.

Dopo l’incendio, la polizia in tenuta anti-sommossa ha sigillato la zona. Le strutture illegali sono state demolite e uffici e lavoratori migranti hanno ricevuto l’obbligo di sloggiare.

Dal 20 novembre è in atto nella città la “pulizia” degli appartamenti. Le autorità tagliano acqua e luce e obbligano migliaia di affittuari a lasciare il posto, senza alcun compenso. Molti sfollati si lamentano online che l’affitto che essi hanno già pagato non viene loro dato indietro e che a causa di questo esodo, i prezzi degli hotel e degli affitti sono saliti, dato che migliaia vanno in cerca di un posto dove stare.

Immagini di negozi distrutti dalle forze di sicurezza, espulsioni forzate, migranti che trasportano le loro valigie, apparse su Weibo (il Twitter cinese) sono state subito censurate.

AsiaNews è riuscita a recuperarne alcune:

https://twitter.com/LunaLinCN/status/933542695582044160

https://twitter.com/JiangsongWang/status/933695070535946240

https://twitter.com/cnfreewang/status/933694518393757696

 

Cai Qi, segretario del Partito comunista a Pechino, ha ordinate un controllo “casa per casa” e “villaggio per villaggio”. Cai è uno dei protetti di Xi Jinping, promosso a membro del Politburo dopo il 19mo Congresso del Partito. Egli ha detto che vuole controllare di più la popolazione della metropoli, cercando di abbassarne il crescente incremento a causa dell’urbanizzazione.

Dal 2017 a Pechino + in atto una campagna per eliminare “tutti gli elementi che non si addicono a una capitale”. Molti mercati di vestiti, di vendite all’ingrosso sono stati chiusi, suscitando proteste. I commenti on-line dicono che l’incendio e i rischi che si agitano sono una scusa per cacciare via da Pechino i poveracci, le persone a basso reddito e le più vulnerabili. Ma un articolo pubblicato ieri sulla prima pagina del Beijing Daily difende la campagna dicendo che essa “non mira a nessun gruppo specifico”.

Daxing non è nuova ai disastri. Nell’aprile 2011 un incendio scoppiato in una piccola industria di confezioni ha fatto 17 morti. La maggior parte delle vittime allora e adesso sono avvenute in industrie ad alta intensità di lavoro. Nel 2011 le industrie senza licenza sono state forzate alla chiusura, producendo molti disoccupati. Questa volta l’impatto è più in generale su gruppi marginalizzati.

(Foto 3: Un avviso ad affittuari a lasciare l’appartamento entro 5 giorni)

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