09/09/2020, 11.33
CINA-AUSTRALIA
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Pechino accusa la giornalista australiana Cheng Lei di crimini contro la sicurezza

La conduttrice della Cgtn è ai domiciliari dal 14 agosto. Le autorità cinesi non hanno chiarito quali attività criminali la donna avrebbe compiuto. Poche ore prima dell’annuncio, due reporter australiani erano fuggiti dalla Cina. Media cinesi: il 26 giugno l’intelligence di Canberra ha perquisito le abitazioni di quattro corrispondenti cinesi. Giornalisti vittime dei contrasti tra i due Paesi.

Pechino (AsiaNews) – Il ministero degli Esteri cinese ha reso noto ieri sera che Cheng Lei, la giornalista australiana arrestata il 14 agosto, è accusata di “attività criminali che minacciano la sicurezza nazionale”. Cheng è una conduttrice di origini cinesi che lavora per la China Global Television Network, controllata dallo Stato. Per settimane la donna è stata posta “sotto sorveglianza in una residenza designata” senza una formale accusa.

L’annuncio delle autorità cinesi è arrivato poche ore dopo che due giornalisti australiani sono fuggiti dalla Cina. Bill Birtles dell’Abc e Michael Smith dell’Australian Financial Review avevano trovato rifugio negli uffici diplomatici del proprio Paese. Il 3 settembre la polizia cinese aveva fatto irruzione nelle loro abitazioni nell’ambito dell’inchiesta su Cheng Lei.

Zhao Lijian, portavoce del ministero degli Esteri, non ha chiarito quali attività criminali la giornalista avrebbe compiuto, sottolineando solo che le indagini sono ancora in corso. Nel gennaio 2019, Pechino aveva già imprigionato Yang Hengjun, un altro cronista australiano di origini cinesi: l’accusa nei suoi confronti è di spionaggio.

Ad aggravare la tensione tra i due Paesi, nel quadro di una vera e propria “guerra mediatica”, giornali di Stato cinesi hanno pubblicato oggi una serie di articoli secondo cui l’intelligence di Canberra ha perquisito le abitazioni di quattro giornalisti cinesi di stanza in Australia. I raid sarebbero collegati a un’inchiesta delle autorità locali sui rapporti tra la Cina e Shaoquett Moselmane, un parlamentare dello Stato del Nuovo Galles del Sud. L’inchiesta coinvolge anche John Zhang, un ex aiutante del politico australiano.

Le relazioni tra Cina e Australia si sono deteriorate nell’ultimo periodo. Canberra accusa Pechino di spionaggio, pratiche commerciali scorrette, di violare le norme internazionali nel Mar Cinese meridionale e di reprimere il dissenso a Hong Kong. Il governo australiano ha invocato anche un’inchiesta internazionale sulle origini della pandemia di coronavirus, fatto che ha fatto infuriare la leadership cinese.

Non sono però solo i giornalisti australiani a essere finiti nel mirino della Cina. Nei giorni scorsi, una reporter del Los Angeles Times è stata arrestata e poi espulsa dalla Mongolia interna mentre seguiva  le proteste che stanno scuotendo la regione settentrionale cinese. In marzo Pechino ha espulso una dozzina di corrispondenti di tre grandi quotidiani Usa: una risposta alla decisione dell’amministrazione Trump di considerare alcuni media cinesi che operano negli Stati Uniti come “missioni straniere”, al pari di quelle diplomatiche.

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