01/09/2020, 09.03
CINA-AUSTRALIA
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Pechino, la polizia arresta una giornalista australiana

Cheng Lei, conduttrice della tv cinese di Stato Cgtn, si trova in custodia senza un’accusa formale. Nel gennaio 2019, le autorità cinesi avevano arrestato un altro cronista australiano. La Cina è il paese al mondo che imprigiona più giornalisti. Analisti: il fermo di Cheng è un’arma di ricatto per ottenere concessioni da Canberra. Il precedente dei due cittadini canadesi imprigionati da Pechino.

 

Pechino (AsiaNews) – Una giornalista televisiva australiana è stata arrestata in Cina. Lo ha rivelato ieri Marise Payne, ministro degli Esteri di Canberra. Cheng Lei, una conduttrice dello tv cinese di Stato Cgtn, è stata fermata il 14 agosto dalla polizia. Il 27 agosto ella ha avuto un contatto consolare con il personale diplomatico del suo Paese. Il governo australiano ha dichiarato di non sapere quali siano le accuse nei suoi confronti. Finora le autorità cinesi non hanno commentato l’episodio.

Cheng si trova ora “sotto sorveglianza in una residenza designata”. Secondo la legge cinese, un sospettato può essere tenuto in custodia per sei mesi senza un’accusa formale e senza la possibilità di incontrare un avvocato. 

Per amici e colleghi, Cheng è stata arrestata per la sua indipendenza di pensiero. Non è la prima volta che Pechino prende di mira un giornalista australiano di origini cinesi: nel gennaio 2019 è stato il turno di Yang Hengjun, accusato di spionaggio.

Come notato dal Committee to Protect Journalists, organizzazione con sede a New York che promuove la libertà di stampa, la Cina è il Paese al mondo che arresta più giornalisti. Uno dei casi più eclatanti è quello di Gui Minhai, editore di Hong Kong con cittadinanza svedese, condannato in febbraio dal tribunale di  Ningbo (Zhejiang) a 10 anni di carcere con l’accusa di “aver fornito informazioni di intelligence all’estero”. Nel 2015, Gui era stato arrestato in Thailandia insieme a quattro suoi soci da agenti cinesi. Egli è finito nel mirino delle autorità di Pechino per aver pubblicato e venduto testi che raccontano aspetti personali delle vite di alcuni esponenti del Partito comunista cinese.

Analisti sostengono che l’arresto di Cheng Lei – come quello di Yang Hengjun – è una ritorsione del governo cinese nei confronti dell’Australia. Le relazioni tra i due Paesi si sono deteriorate nell’ultimo periodo. Canberra accusa Pechino di spionaggio, pratiche commerciali scorrette, di violare le norme internazionali nel Mar Cinese meridionale, di reprimere il dissenso a Hong Kong e di aver mentito sulla pandemia di coronavirus.

Il timore delle autorità australiane è che il regime cinese usi gli arresti di cittadini australiani in Cina come una forma di ricatto per estorcere concessioni nelle diverse dispute bilaterali tra i due Paesi. Per diversi osservatori, è lo stesso sistema che Pechino sta impiegando per ottenere la liberazione di Meng Wanzhou, direttrice finanziaria di Huawei, arrestata in Canada nel dicembre del 2018 su richiesta degli Usa. Subito dopo il fermo di Meng, figlia di Ren Zhengfei, fondatore del colosso cinese delle telecomunicazioni, la polizia cinese ha arrestato e imprigionato Michael Kovrig e Michael Spavor, due cittadini canadesi.

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