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  • » 11/06/2015, 00.00

    CINA

    Pechino aumenta le tasse sull’inquinamento, per investire in energia pulita



    Una bozza di legge prevede nuove tasse per l’inquinamento sonoro, acquatico, solido e aereo. Le tariffe varieranno per tipologia e quantità di sostanze emesse. L’esperto: “Mossa che favorisce tecnologie pulite, ma il governo deve reinvestire per l’ambiente”. Al momento, pagare le tasse sull’inquinamento costa meno che installare tecnologie pulite.

    Pechino (AsiaNews/Agenzie) – Il Consiglio di stato ha emanato ieri una bozza di legge che impone nuove tasse per quegli enti che emettono inquinamento aereo, acquatico, sonoro e solido. Con questa mossa Pechino intende colpire le industrie che producono danno ambientale, ottenendo denaro da reinvestire in politiche verdi.

    Le tariffe previste dalla legge sono diversificate a seconda del tipo e dell’entità dell’inquinamento. Sono previsti 1,4 yuan ogni 4 kg di sedimenti sospesi nell’acqua, dai 5 ai 30 yuan per tonnellata di rifiuti solidi e 1,2 yuan per ogni unità di inquinamento aereo. Quest’ultima varia a seconda del tipo di inquinante: quella dell’anidride solforosa, per esempio, corrisponde a 0,95 kg. Le tasse sull’inquinamento sonoro vanno invece da 350 a 11.200 yuan e dipendono dal livello di decibel registrati, ma il Consiglio non ha reso noto gli intervalli di tempo che saranno esaminati.

    L’agenzia Xinhua ha rivelato che le imposte verranno dimezzate per le società le cui emissioni sono sotto lo standard nazionale, mentre i governi provinciali potranno decidere se aumentare i contributi, a seconda delle esigenze ambientali locali.

    Ad un’esenzione totale hanno diritto sia il settore agricolo (con l’eccezione dell’ allevamento su larga scala) che le sorgenti di inquinamento mobili – come veicoli a motore, locomotive , macchinari non stradali, navi e aerei – purché i livelli di sostanze inquinanti siano in linea con gli standard nazionali. Il governo ha deciso di non tassare nemmeno le emissioni provenienti dai liquami urbani e i rifiuti degli impianti di depurazione.

    La popolazione cinese considera l’inquinamento il problema numero uno del Paese. Per la maggior parte delle aziende, le tasse sull’inquinamento extra risultano minori dell’esborso necessario ad installare le tecnologie pulite richieste dalla legge. Il 9 giugno scorso, il Ministro dell’ambiente Chen Jining ha dichiarato che l’ecosistema cinese ha “raggiunto il limite” a causa dei danni ecologici dell’altissimo inquinamento, e che il governo prenderà “misure più efficaci” nei prossimo cinque anni.

    Secondo Ma Ju, direttore dell’Istituto degli affari pubblici e ambientali di Pechino, le nuove imposte governative incentiveranno le aziende a dotarsi di tecnologie pulite e favoriranno la transizione dalle imposte sulle emissioni che le compagnie pagano al momento, anche se bisognerà vedere come la legge si comporterà nel lungo periodo: “Uno dei nodi – afferma l’esperto – è se l’imposta sarà applicata in modo accurato sulla base delle sostanze emesse. Ci vorrà tempo per capire se la tassa diventerà negoziabile come lo sono quelle attuali”.

    Un altro punto chiave è se le entrate provenienti dalla tasse verranno reinvestite, come dice il governo, in politiche ambientali: “La trasparenza è importante – continua Ma – e non solo consentirà alle autorità di ricevere informazioni aggiornate circa la quantità di inquinamento prodotto da un’industria, ma permetterà anche ai cittadini di monitorare che i soldi vengano usati per la protezione ambientale”.

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