11/09/2018, 10.47
CINA
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Pechino proibisce l’evangelizzazione on-line

di Bernardo Cervellera

Da ieri sono pubbliche le “Nuove misure” per il controllo dei siti sulle attività religiose via internet. È proibito diffondere cerimonie religiose in streaming (in diretta su internet), preghiere, predicare e bruciare incenso. Chi voglia aprire un sito religioso, deve chiedere il permesso all’autorità ed essere giudicato moralmente sano e politicamente affidabile. Non si può convertire, né diffondere materiale religioso. Ma il risveglio religioso in Cina è ormai incontrollabile.

Roma (AsiaNews) – D’ora in poi sarà proibito evangelizzare on-line. L’Amministrazione statale per gli affari religiosi ha diramato da ieri alcune regole per le attività religiose via internet che vietano la diffusione di cerimonie religiose in streaming (in diretta su internet), comprese la preghiera, il predicare e perfino il bruciare incenso.

Le nuove regole proibiscono pure alcuni contenuti sensibili: è bandito postare la minima critica alla leadership del Partito e alla politica religiosa ufficiale; promuovere la partecipazione di minori alle cerimonie religiose, usare la religione per rovesciare il sistema socialista.

Le nuove regole sono pubblicate sul sito di informazione giuridica del governo cinese, sotto il titolo “Misure per la gestione di informazioni religiose su Internet”. Esse sono ancora in bozza, e attendono commenti dal pubblico, ma come avviene quasi sempre, la bozza è in pratica il testo definitivo. Le “Misure…” sono suddivise in cinque capitoli e contengono in tutto 35 articoli. I cinque capitoli trattano delle regole generali, dell’approvazione per i servizi di informazioni religiose on-line, della gestione, della responsabilità legali e alcune disposizioni supplementari.

In esse si stabilisce, ad esempio, che chiunque voglia aprire un sito religioso, deve chiedere il permesso all’autorità ed essere giudicato moralmente sano e politicamente affidabile.

Organizzazioni e scuole che ricevono la licenza possono diffondere le loro istruzioni via internet solo nella loro rete interna, dove si può entrare solo con nome e password registrati. Le regole sottolineano che tali organizzazioni non possono cercare di convertire qualcuno, e non possono distribuire testi religiosi o altro materiale.

Le nuove misure sono molto più restrittive e analitiche rispetto ai Nuovi regolamenti sulle attività religiose, messi in atto lo scorso febbraio (ma resi pubblici nel settembre 2017 in bozza e in ottobre come testo definitivo).

I Nuovi regolamenti (v. gli articoli 68 e 45) proibivano contenuti che “minano” la coesistenza fra religioni e persone non religiose, o che pubblicizzano l’estremismo religioso, o che non sostengono i principi di indipendenza e autogoverno delle religioni. Ma ammettevano che si possa distribuire al pubblico informazioni e materiale religiosi, nel rispetto della legge.

Le nuove “Misure…” sembrano essere stilate per fermare la diffusione di insegnamenti religiosi su internet e bloccare l’interesse spirituale crescente nella società cinese, dove il risveglio religioso è ormai incontrollabile.

Per controllare la tumultuosa crescita religiosa in Cina, il presidente Xi Jinping ha da alcuni anni lanciato una campagna di “sinicizzazione” per assimilare le religioni alla cultura cinese e soprattutto per sottometterle all’egemonia del Partito comunista, rendendole uno strumento politico.

La Cina è il Paese con la massima diffusione di internet, ma è anche il luogo dove le informazioni on-line subiscono uno dei controlli più efficienti e assoluti.

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