13/03/2010, 00.00
CINA
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Pechino restringe gli spazi di vita delle ong

Una nuova legge introduce ulteriori restrittive regole per la ricezione di donazioni estere da parte delle ong private. Esperti: le autorità appaiono ammettere sempre meno le attività di gruppi privati indipendenti, in qualsiasi settore della società, anche per attività caritative.

Pechino (AsiaNews/Agenzie) – Pechino aumenta le restrizioni imposte alle organizzazioni non governative (Ong) cinesi riguardo la ricezione di donazioni estere. I limiti sono ora così severi da far temere per la stessa sopravvivenza di questi enti.

Da tempo la Cina non permette a queste Ong di registrarsi come organizzazioni non-profit, per cui sono costrette a registrarsi come società commerciali e a pagare le conseguenti tasse. Ma ora l’Amministrazione statale per gli scambi esteri ha imposto nuove formalità, quali la presentazione del certificato di registrazione dei donatori esteri e un accordo notarile avente ad oggetto la donazione. I gruppinon governativi - anche religiosi - debbono avere l’autorizzazione statale per ricevere donazioni superiori a 1 milione di yuan (circa 110mila euro). Regole che invece non si applicano alle Ong collegate con il governo.

Le nuove regole preoccupano molto i gruppi non governativi, per il maggior controllo che assicura al governo. E’ recente il ricordo della chiusura del gruppo Open Constitution Iniziative, Ong che riceveva finanziamenti dalla Scuola di diritto dell’Università di Yale e che si occupava di trovare difesa legale in casi di rilevanza sociale, come per i bambini malati per il latte alla melamina. L’Ong è stata colpita da sanzioni per 1,4 milioni di yuan per presunte violazioni fiscali e il suo fondatore Xu Zhiyong è stato detenuto per settimane, fra l’altro  in corrispondenza con le udienze relative alle opposizioni alle sanzioni fiscali così che la difesa è stata molto più difficoltosa.

Per questo Wan Yanhai, per il gruppo Aizhixing che aiuta i malati di Aids, ha osservato al quotidiano South China Morning Post che “la nuova politica fornisce al governo maggior controllo, una vera arma nelle sue mani”, perché aumenta i controlli e gli adempimenti formali che occorrono, fra l’altro divisi tra varie autorità, così che sia più difficile ottenere i finanziamenti e più facile commettere violazione e incorrere in sanzioni salate. Viene osservato che per ottenere un accordo notarile per la donazione, potrebbe addirittura essere necessaria la presenza del donatore in Cina per recarsi avanti al notaio locale.

Wan da 16 anni si occupa dell’assistenza dei malati di Aids e per questo è stato arrestato e interrogato più volte,  e conclude che questa sua attività gratuita e volontaria “non solo non è gradita [alle autorità], ma desiderano che sia cessata”.

Deng Guosheng, professore all’università Tsinghua, ricorda che il governo negli ultimi anni ha considerato con crescente sospetto le donazioni estere, per timore di tentativi di ingerenza nella politica interna cinese.

Analisti ricordano come a febbraio sui siti web di università cinesi è comparsa l’accusa al noto gruppo Oxfam di Hong Kong, che si occupa anche di insegnamento universitario, di agire per “fini illeciti”. L’accusa è stata attribuita al ministero per l’Istruzione e l’ong il 24 febbraio in conferenza stampa ha comunicato di avere sospeso l’attività di insegnamento verso studenti della Cina, in attesa di ricevere chiarimenti dal ministero. Dal 1987 il gruppo si occupa di iniziative di carità nel Paese, dall’assistenza ai poveri alla difesa dei diritti delle donne a politiche di prevenzione verso l’Aids e l’80% dei suoi progetti vede come partner governi, università e altri enti pubblici.

Per questo molti ritengono la vicenda un grave segno che le autorità mostrano di accettare sempre meno qualsiasi attività, anche di carità, non emanazione diretta dei pubblici poteri.

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