14/12/2005, 00.00
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Pechino: "A Dongzhou nessuna Tiananmen"

Il metodo usato a Dongzhou è però lo stesso di Tiananmen: coprire l'incidente e imbavagliare la stampa. Accademico cinese: "La popolazione perde sempre di più fiducia nel governo centrale".

Pechino (AsiaNews/Scmp) – Il governo cinese ha rigettato ieri ogni paragone fra lo scontro a fuoco di Dongzhou avvenuto la scorsa settimana e la repressione del movimento pro-democrazia di piazza Tiananmen del 1989. Qin Gang, portavoce del ministero degli Esteri, ha dichiarato durante la normale riunione settimanale che i 2 incidenti non sono paragonabili e che non si è ancora giunti ad alcuna conclusione sulla violenza di Dongzhou.

La dichiarazione giunge dopo che un gruppo di attivisti, intellettuali e giornalisti stranieri hanno tracciato un paragone fra l'uso della forza contro gli abitanti del villaggio del Guangdong – che protestavano per la requisizione delle loro terre ed il mancato risarcimento governativo – e la violenta soppressione del movimento anti-corruzione e pro-democrazia avvenuta 16 anni fa nel cuore di Pechino.

Il governo locale ha dichiarato che il numero delle vittime degli "incidenti" di martedì scorso si ferma a 3, ma gli abitanti del villaggio temono che il numero reale delle vittime possa toccare i 20, dati i molti cittadini al momento dispersi. Se questo timore viene confermato, la repressione di Dongzhou diviene l'attacco più sanguinoso contro dei civili dopo le migliaia di vittime di Tiananmen.

Il Ta Kung Pao, quotidiano filocinese di Hong Kong, ha scritto ieri che Zhang Dejiang, segretario del Partito comunista del Guangdong, si è recato sul teatro delle violenze mercoledì 7 dicembre – il giorno successivo alla sparatoria – per "dare istruzioni importanti sulle indagini in corso e prendere in mano la situazione". Il giornale identifica inoltre l'ufficiale che ha dato l'ordine di sparare contro i dimostranti, Wu Sheng, che ricopre il ruolo di vice-direttore dell'Ufficio di pubblica sicurezza della città di Shanwei. Secondo i giornali locali, l'uomo è stato arrestato domenica per "essersi fatto sfuggire di mano la situazione".

Xu Youyu, teorico della politica presso l'Accademia cinese delle scienze sociali, sostiene che Pechino userà gli stessi metodi di 16 anni fa per trattare il caso nonostante l'appello della cittadinanza di Dongzhou. "Non è prevedibile – spiega – una condanna della gestione locale, in special modo per un caso come questo, dove è stata usata la forza. Quando una crisi che coinvolge la sensibilità politica avviene a livello locale, Pechino tende a trattarla nel solito modo: copre l'incidente ed imbavaglia la stampa".

"La popolazione cinese – continua il professore – ha perso da tempo fiducia nei governi locali e, quando accadono incidenti, pensa subito ad un errore dei funzionari locali. Però credono che Pechino possa aiutarli". "Ora – sottolinea – sempre più persone perdono fiducia nei confronti del governo centrale. Questo è un problema serio".

Per l'accademico è comunque "quasi impossibile" che il problema venga risolto, perché il governo ha bisogno di mantenere i rapporti con i funzionari locali. "I governi locali possono fare cose che mettono in imbarazzo Pechino – aggiunge – ma sanno che non possono essere toccati dal governo, anche se questo conosce i loro errori. La leadership nazionale è infatti obbligata a tenersi in equilibrio fra il malcontento popolare ed una possibile crisi politica nel momento in cui decidono di rimuovere i funzionari che non svolgono bene il loro lavoro".

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