11/09/2020, 12.28
CINA-VATICANO
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Pechino: Il rinnovo dell’accordo sino-vaticano sì, probabilmente

di Bernardo Cervellera

Alla conferenza stampa di routine, il portavoce del ministero cinese degli Esteri apprezza il “successo” con cui è stato applicato l’accordo sino-vaticano e promette “miglioramenti dei rapporti bilaterali”. Ma non dice nulla di esplicito. Per i cattolici cinesi è scontato il rinnovo: la Cina domina la Chiesa cattolica e ha bisogno di vittorie diplomatiche. Il Fronte unito rema contro l’accordo.

Roma (AsiaNews) – Per la prima volta dopo lunghi mesi, il governo cinese ha citato “l’attuazione piena di successo” dell’Accordo sino-vaticano che, firmato due anni fa, sta per scadere e dichiarato in modo generico la volontà di continuare “a mantenere una stretta comunicazione e consultazione per migliorare i rapporti bilaterali”. In questi mesi diverse personalità non direttamente legate alla Segreteria di Stato vaticana hanno espresso la volontà della Santa Sede di continuare l’Accordo, ma da Pechino vi era stato finora silenzio.

Ieri, alla conferenza stampa di routine che il ministero cinese degli Esteri tiene nella capitale, il portavoce Zhao Lijian ha risposto a una domanda della Phoenix TV (televisione semi-statale). Ecco il testo della domanda e della risposta riportate sul sito ufficiale del ministero:

 

Phoenix TV: Secondo alcuni media, Cina e Vaticano stanno negoziando il rinnovo dell’accordo provvisorio del 2018 sulla nomina dei vescovi. Si spera che nelle prossime settimane quell’accordo possa essere esteso per altri due anni. Lei può confermare questo?

Zhao Lijian: Con gli sforzi concertati dalle due parti, l’accordo provvisorio sulla nomina dei vescovi fra Cina e Vaticano è stato attuato con successo da quando è stato firmato due anni fa. Dall’inizio di quest’anno, le due parti si sono offerti sostegno l’un l’altro nella pandemia da Covid-19, si sono impegnati nel sostenere la sicurezza sanitaria globale e pubblica, e hanno accumulato una maggiore fiducia e consenso con una serie di interazioni positive. Le due parti continueranno a mantenere una stretta comunicazione e consultazione per migliorare i rapporti bilaterali.

 

Come si vede, sebbene la risposta sia piena di considerazioni positive, non vi è un “sì” esplicito e pieno sull’accordo, anche se mancano solo meno di due settimane alla scadenza.

Alcuni blogger cattolici cinesi fanno notare che il messaggio va considerato non solo nella risposta, ma anche nella domanda: la Phoenix TV è un medium quasi di Stato ed è probabile che la domanda sia stata concordata col ministero degli esteri per diffondere l’affermazione che l’accordo sarà rinnovato “per altri due anni”.

Questi cattolici sottolineano che la risposta di Zhao Lijian è molto positiva sul modo in cui l’accordo è stato “attuato con successo”: in effetti la Cina ha potuto gestire chiusure di chiese, croci divelte, cacciate di preti, soffocamento delle comunità non ufficiali, divieto di educazione religiosa ai minori di 18 anni senza alcuna reazione da parte vaticana, se si eccettuano le inascoltate reazioni del card. Joseph Zen di Hong Kong e del card. Charles Bo di Yangon. Quanto poi ai cinque vescovi riconosciuti, citati come “frutto positivo dell’accordo”, qualche esperto di è già espresso puntualizzando l’ambiguità di tale “frutto”.

Gli stessi blogger dicono che la Cina al presente è bersagliata da critiche provenienti da Usa, Unione europea, Australia, Paesi del sud-est asiatico ed è alla ricerca di una qualche vittoria diplomatica, come può essere il mantenimento dei rapporti con il Vaticano.  Per tutto ciò essi prevedono che il rinnovo dell’accordo da parte della Cina è scontato; anzi ci potrebbe essere un ampliamento dei rapporti.

Rimane il fatto che le parole del portavoce, pur ammettendo un sobrio stile diplomatico, non si arrischiano a dire il “sì” chiaro. Il motivo, a mio parere, è che nel Comitato centrale del Partito vi è una frangia – legata al Fronte unito – che è contraria a qualunque accordo in modo assoluto, temendo che il Vaticano, diventando sempre più amico del governo cinese prima o poi alzi il livello delle sue richieste e chieda più garanzie di libertà religiosa. Da anni il ministero degli affari religiosi e ora il Fronte unito, combattono per annullare ogni legame libero della Chiesa cinese con la Chiesa universale.

Fa specie che fra le risposte della conferenza stampa di Zhao Lijian ve ne sia anche una sulle celebrazioni per i 75 anni dell’Onu. In essa egli afferma che la Cina, insieme agli altri Stati “deve sostenere il multilateralismo, salvaguardare gli scopi e i principi della Carta dell’Onu, difendere il sistema internazionale centrato sull’Onu e l’ordine internazionale sostenuto dalle leggi internazionali”. La Carta dell’Onu difende anche la libertà religiosa e l’autonomia delle comunità religiose dallo Stato: proprio quello che la Cina non fa.

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