09/09/2008, 00.00
CINA
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Per le paraolimpiadi vietato ai volontari aiutare gli orfani disabili

Per tutto il periodo non potranno visitare gli istituti dove portano conforto e aiuto materiale ai bambini, spesso abbandonati anche dai genitori e seguiti da scarso personale. Oscurati siti per l’assistenza ai disabili.

Pechino (AsiaNews/Agenzie) – La Paraolimpiadi di Pechino si sono aperte con una cerimonia grandiosa (4.823 comparse, tra cui 423 disabili), trasmessa in tutto il mondo, che – spiegano gli organizzatori – “ha voluto descrivere una famiglia comune nella quale tutti vivono insieme”. Ma mentre televisioni e giornali cinesi sono pieni di notizie su questi Giochi, e sulle medaglie vinte da atleti disabili cinesi, ai volontari a Pechino è stato “chiesto” di non visitare gli istituti per bambini orfani disabili, durante i Giochi.

Molti volontari, tra cui fisioterapisti, vanno dai bambini ogni giorno. Ma Eulalia Anderson, responsabile del Comitato internazionale di Pechino per gli orfani cinesi, spiega al South China Morning Post che “abbiamo detto ai bambini che torneremo dopo le Paraolimpiadi, con probabilità ad ottobre”. Sin da aprile funzionari di Pubblica sicurezza hanno “chiesto” loro di cessare le visite. Pensa che, forse, “avere bisogno dell’aiuto di volontari espatriati è visto come non opportuno”.

I volontari aiutano i bambini a fare gli esercizi di riabilitazione, applicano creme e cambiano medicamenti e pannolini, fanno i letti e puliscono bagni e sale giochi, riparano le sedie a rotelle e compiono innumerevoli piccoli servizi.

Keith Wyse da oltre 4 anni si occupa dell’orfanotrofio di Langfang (Hebei, a 40 chilometri da Pechino) che ha 25 bambini disabili. Dice che “subito prima delle Olimpiadi ci è stato proibito di visitare gli orfanotrofi”. “Il governo vede ancora i disabili come un problema imbarazzante, che non sa come affrontare”. Conduce anche una casa privata per bambini disabili, il cui sito web (agapefamilyhouse.com) è stato oscurato subito prima delle Olimpiadi.

Sono anche cessate le operazioni per lenire i dolori o correggere le parti sfigurate, pagati da fondi di carità.

Deborah Mason racconta che all’istituto di Shunyii (40 ricoverati, dai neonati alla fine dell’adolescenza) “quando arriviamo tutti i bambini sono nei loro letti, tranne i pochi fisicamente autonomi”. Ci sono gravi handicap mentali, ma anche infermità fisiche come il palato spaccato o la fragilità ossea. “Molti sono stati abbandonati dalla nascita, o anche dopo perché i genitori non possono pagare le cure mediche.” “L’orfanotrofio è lindo e pulito, ma ora tutto sarà peggio. Ci sono solo 2 o 3 incaricati per ogni turno, per cui il lavoro quotidiano dei volontari è vitale”.

Sun Weide, portavoce del Comitato organizzatore delle Olimpiadi, dice che “non è stato avvertito” di questo bando e promette di “controllare con le autorità competenti”.

Ma Wyse dice che “sono solo gli orfani a soffrire” per queste misure. “Debbo giocare a rimpiattino con le autorità, per tenere aperta la mia casa di assistenza”.

 

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