18/08/2006, 00.00
LIBANO - Israele

Più danni al Libano in 34 giorni che nelle precedenti guerre

Più di mille morti e oltre 1 milione di sfollati. Distrutti oltre 600 strade e 145 ponti, sbriciolando tutto il Paese. Finite in mare oltre 15 mila tonnellate di petrolio, si rischia un disastro senza precedenti per l'intero Mediterraneo.

Beirut (AsiaNews/Agenzie) – I 34 giorni di conflitto in Libano hanno avuto un elevato costo umano, con circa 1.300 morti e oltre 1 milione di profughi. Ma vi è anche un costo economico e ambientale. L'economia e l'ecologia della regione sono state sconvolte e occorreranno anni per rimediare.

Gravissime le perdite umane, anche secondo i soli dati ufficiali. Nel Libano si contano 1.084 morti civili (un terzo sono bambini), 40 militari o poliziotti, 61 militanti Hezbolllah, 7 militanti Amal e uno del Comando generale del Fronte popolare per la liberazione della Palestina. Sono anche morti 4 osservatori delle Nazioni unite e un membro della Forza di pace delle N.U.

Israele rivendica l'uccisione di oltre 530 militanti Hezbollah, oltre alla distruzione di 309 missili a corta gittata, di 1.800 edifici e di 33 tunnel pure utilizzati da Hezbollah.

A sua volta Israele ha perso 117 soldati e 41 civili (compresi 16 arabi israeliani), oltre a 312 soldati e 583 civili feriti. Il Paese è stato colpito da oltre 4 mila missili, ha avuto tra 300 e 500 mila profughi e un danno economico stimato in 1.6 miliardi di dollari Usa.

Il Libano è stato colpito da più di 100 mila colpi d'artiglieria e da 12 mila incursioni aeree. Ha avuto almeno 3.700 feriti e 973.334 profughi, di cui oltre 220 mila hanno lasciato il Paese. Sono stati distrutti 145 ponti e sottopassaggi, circa 600 strade (Israele si è concentrato nella distruzione delle vie di comunicazione, per togliere mobilità al nemico), 32 impianti di gas, oltre 7 mila abitazioni e numerosi impianti idrici. Con un danno complessivo stimato in 6 miliardi di dollari.

Fadl Shalak, capo del Consiglio di Stato libanese per lo sviluppo e la ricostruzione, stima che ci vorranno almeno 2 miliardi di dollari per ricostruire gli edifici e 1,5 miliardi per le infrastrutture (strade, ponti, impianti energetici), senza considerare i danni indiretti a commercio, industria e turismo. "Per un Paese piccolo come il Libano – commenta - è una catastrofe". "Ho visto tutte le guerre nel Libano, ma non ho mai visto cose simili". La priorità è rimuovere le macerie dalle strade e dalle zone residenziali e ricostruire i ponti, poiché ora il Paese "è separato". Per la ricostruzione – prosegue – sarà necessario il consenso dei diversi gruppi sociali e religiosi. 

L'aviazione israeliana ha colpito più volte gli impianti energetici e ha causato grandi versamenti di petrolio nel mar Mediterraneo, tali da essere paragonabili al disastro ecologico della Exxon Valdez che nel 1989 distrusse l'ambiente di un'ampia zona costiera dell'Alaska. In questi giorni decine di volontari, muniti solo di pale e di secchi di plastica, tentano di portar via la sabbia davanti a Beirut imbevuta di petrolio, prima che si disperda ancor più nell'ambiente. Secondo il Programma ambientale dell'Onu, circa 15 mila tonnellate di petrolio sono sgorgate dall'impianto elettrico di Jiyyeh, colpito dalle bombe israeliane, hanno inquinato almeno 140 km. di costa e si dirigono a nord verso le acque siriane. Ieri funzionari Onu e dell'Unione Europea si sono incontrati in Grecia per discutere come contenere la macchia di petrolio.

Wael Hmaidan del gruppo ecologico libanese Green Line parla del "maggior disastro ambientale [mai avvenuto] nel Mediterraneo". A Beirut la macchia nera copre la spiaggia di Ramlet el-Bayda per decine di metri all'interno e arriva a una profondità di circa mezzo metro. Ha ucciso pesci e piante e le rocce sembrano dipinte di nero.

Secondo Nina Jamal di Green Line "ci vorranno almeno 6 anni per tornare alla normalità".

Basma Badran, funzionario del gruppo ecologico Greenpeace, la definisce "una delle maggiori catastrofi ambientali mai viste dalle coste del Libano". (PB)

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