25/08/2005, 00.00
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Politici irakeni sotto pressione per presentare la nuova costituzione

Si lavora entro oggi per un accordo con i gruppi sunniti.

Baghdad (AsiaNews) - Il parlamento irakeno dovrebbe votare oggi per la nuova costituzione. Ma nessuna seduta del parlamento è ancora in programma. I leader sono impegnati in una lotta contro il tempo per ridurre i disaccordi su alcuni temi, che dividono la popolazione e i gruppi etnici.

Lunedì scorso la Commissione per la stesura della costituzione ha presentato un testo, rigettato però dai rappresentanti sunniti.

Ieri, intanto, la nuova carta ha incassato l'appoggio del parlamento regionale curdo. I curdi sono riusciti a far riconoscere le milizie peshmerga come una forza di difesa regionale. Tale approvazione rende matematicamente sicuro il voto di oggi al parlamento, dove curdi e sciiti hanno una larga maggioranza di 210 seggi su 275. Ma lo stesso presidente Jalal Talabani (un curdo) ha affermato che bisogna "rispettare le richieste dei sunniti perché la costituzione deve servire non solo una categoria di persone, ma l'intero Iraq". Ieri il presidente ha incontrato rappresentanti di tutte le comunità per venire ad un accordo. Oggi si è incontrato con il rappresentante sunnita Saleh al-Motlag (v. foto).

Il primo ministro Ibrahim al-Jafaari ha detto che c'è accordo su 151 articoli (su un totale di 153), compreso il tema del federalismo e delle autonomie regionali. Ma i responsabili sunniti continuano ad affermare che non vi è unanimità sul tema del federalismo; sul ruolo dell'Islam nella legislazione; sulla condivisione delle ricchezze derivanti dal petrolio; sul trattamento verso gli ex membri del partito Baath. I sunniti temono anzitutto che gli introiti del petrolio vadano tutti a beneficio del nord curdo e del sud sciita; poi che una struttura federale indebolisca lo stato centrale – indebolendolo di fronte agli stati vicini - e li lasci in minoranza e senza potere economico e politico. Infine essi temono vendette da gruppi che hanno subito violenze al tempo di Saddam Hussein, quando la comunità sunnita aveva grande potere.

Per il resto la costituzione sembra garantire libertà di espressione, dichiara che nessuna legge "può contraddire gli standard democratici" e proibisce la tortura. Aprendo alla laicità dello stato – una novità per un paese a maggioranza islamica – afferma che l'islam è solo "una delle fonti principali" della legge". Infine essa garantisce un quarto dei seggi al parlamento alle donne; riconoscendo in modo legale alcune minoranze etniche come i turcomanni e gli assiri.

Se accettata dal parlamento, la nuova costituzione passerà al vaglio della nazione con un referendum da tenersi il 15 ottobre prossimo. Il Pentagono ha deciso di inviare un'aggiunta di 1500 truppe per garantire la sicurezza durante il referendum e le elezioni del nuovo governo, che si terranno il 15 dicembre. Gruppi radicali islamici hanno diffuso messaggi via internet minacciando violenze e attacchi per bloccare il referendum.

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