21/06/2004, 00.00
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Preghiera e carità per riconciliare le Coree

di Monica Romano

Seoul (AsiaNews) – I colloqui per risolvere la crisi nucleare nord-coreana non lasciano indifferenti i cattolici sud-coreani. Malgrado le minacce d'invasione, la crisi nucleare e la pressione dei profughi dal Nord, la chiesa sud-coreana ha sempre manifestato un forte desiderio di riconciliazione e pace per i 70 milioni di coreani, assistendo la popolazione nord-coreana con la preghiera e la carità. "Parrocchie, fedeli, religiosi, organizzazioni continuano a raccogliere denaro e beni di prima necessità da inviare in Corea del Nord, viste le precarie condizioni in cui versa il Paese. Questo è un primo, importante passo concreto, che rivela la nostra cura e sollecitudine verso i fratelli nord-coreani, non potendo ancora inviare persone a gestire direttamente sul campo la situazione", racconta ad AsiaNews suor Maria Yim, religiosa sud-coreana dell'ordine delle suore di Gesù Buon Pastore a Seoul. Anche la preghiera ha un posto fondamentale. "Ogni anno – continua sr Maria Yim -  tutta la Chiesa organizza una novena di preghiera per la riconciliazione del popolo coreano. Quest'anno la novena cade dal 18 al 27 giugno" .

Dal 1965, la domenica più vicina al 25 giugno – il giorno in cui è scoppiata la guerra di Corea (1950-53) – viene celebrata "la giornata di preghiera per la riconciliazione e l'unità del popolo", in cui si svolgono messe e incontri in tutte le diocesi della Corea del Sud. Dal 1989, una volta l'anno, una messa viene celebrata nella zona smilitarizzata al confine tra le due Coree. Dal 1993, si svolge una novena con rosari, preghiere e messe in tutte le parrocchie e diocesi sud-coreane. "La Chiesa cattolica sud-coreana ha cambiato il proprio ruolo di mediazione nella società, evitando di parlare di politica. Ma il nostro impegno è comunque totale, nella preghiera e nella carità, i mezzi propri dei cristiani. Per il rapporto con la Corea del Nord, abbiamo scelto la via della fraternità, aiutando concretamente e spiritualmente il popolo di Dio nord-coreano" – continua la religiosa. 

Dopo il disastro ferroviario di Ryongchon il 23 aprile scorso, mons. Nicholas Cheong Jin-suk, arcivescovo di Seoul e amministratore apostolico di Pyongyang, ha rilasciato un messaggio dal titolo "Amerai il prossimo tuo come te stesso", affermando che "condividere la sofferenza dei nostri fratelli e delle nostre sorelle è la missione della Chiesa". L'arcivescovo ha anche chiesto alle parrocchie della sua diocesi di avviare una raccolta extra di fondi. Il Comitato per la riconciliazione del popolo coreano aveva già inviato in precedenza circa 80mila dollari in Corea del Nord. La diocesi di Seoul non è nuova a queste iniziative. Il Comitato per la riconciliazione del popolo coreano, fondato nel 1995, organizza campagne di raccolta fondi, per inviare beni di prima necessità come farina, mais, patate, riso, latte in polvere, fertilizzanti, vestiti, medicinali. Nel 1996, l'arcidiocesi di Seoul ha anche finanziato la costruzione di una fabbrica di spaghetti vicino la chiesa di Jangchung a Pyongyang e di un ospedale nella zona di Rajin-Seonbong, nel nord del Paese.

Dal 1992, ogni parrocchia della Corea del Sud ha deciso di offrire il 3% del budget a un Fondo per l'unificazione, mentre su iniziativa della Conferenza episcopale coreana alcune diocesi hanno intrapreso relazioni speciali con province e città del Nord.  Ma l'impegno in favore dei nord-coreani coinvolge i cattolici di tutto il mondo: tra il 1995 e il 2002, la Caritas Internazionale ha inviato aiuti per 2700 milioni di dollari, cui in parte ha contribuito la Caritas sud-coreana, che ne ha stanziati 220 milioni.

 

 

 

 

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